C’è una storia che comincia con un film del 1999 e si chiude, almeno per ora, con un deposito alla Sec e un range di prezzo fissato tra 26 e 28 dollari per azione. Nel mezzo, 13 anni di costruzione silenziosa di un modello imprenditoriale che non assomiglia a nulla di ciò che l’ecosistema italiano del tech aveva prodotto prima. Bending Spoons, nome ispirato alla scena di Matrix in cui un bambino in abito da monaco flette un cucchiaio con la sola forza del pensiero, si appresta a sbarcare sul Nasdaq con il ticker BSP, in quella che si annuncia come la più grande Ipo mai realizzata da un’azienda italiana negli Stati Uniti.
In questo articolo:
- I dettagli dell’Ipo di Bending Spoons
- Cosa fa e chi è Bending Spoons
- I numeri della società
I dettagli dell’Ipo di Bending Spoons
La società milanese ha depositato l’aggiornamento del proprio prospetto d’offerta presso la Sec, fissando i termini dell’ipo. Come riportato da Reuters, verranno messe sul mercato circa 58 milioni di azioni in totale: 34,3 milioni di nuove quote emesse direttamente dalla società, alle quali si aggiungono 23,5 milioni di azioni cedute da azionisti esistenti, tra cui il fondo scozzese Baillie Gifford – che potrebbe incassare tra 180 e 200 milioni di dollari – e i fondi Highland Europe e Tiger Iron. Sono previste anche opzioni greenshoe su ulteriori 8,6 milioni di titoli. La raccolta complessiva punta a 1,62 miliardi di dollari, una cifra che nella fascia alta della forchetta implicherebbe una capitalizzazione di mercato tra i 17 e i 18 miliardi di dollari, quasi il doppio della valutazione a cui Bending Spoons aveva raccolto 710 milioni lo scorso ottobre da Cox Enterprises, T. Rowe Price e Baillie Gifford.
Il contesto in cui si inserisce l’ipo di Bending Spoons è quello di un’estate americana stranamente densa per il mercato dei capitali, con il debutto di SpaceX e quelli previsti di Anthropic e OpenAI, la società di ChatGPT. Bending Spoons sarà testata dalla stessa domanda che gli investitori stanno ponendo a tutte le storie di consolidamento digitale: il modello è replicabile all’infinito, o a un certo punto la complessità dell’integrazione supera i benefici dell’acquisizione?
I multipli impliciti della forchetta di prezzo – intorno a 15 volte l’Ebitda atteso 2026 – non sono fuori scala rispetto ai benchmark del settore SaaS, dove la mediana dei comparabili quotati oscilla tra 6 e 7 volte i ricavi e 26-27 volte l’EBITDA. La comparabile più prossima, Constellation Software canadese, tratta a multipli ben superiori pur crescendo a un ritmo più contenuto. Il mercato dovrà decidere se Bending Spoons assomiglia di più a un compounder seriale di qualità o a un aggregatore che ha costruito la sua storia in anni di tassi a zero e dovrà ora dimostrare di saperla mantenere in un contesto diverso.
Cosa fa e chi è Bending Spoons
Capire cosa sia davvero Bending Spoons richiede di resistere alla tentazione delle categorie preconfezionate. Non è una startup nel senso tradizionale del termine: non ha mai concepito un prodotto rivoluzionario ex novo, non ha inseguito il sogno della disruption tecnologica da zero. Non è nemmeno un fondo di private equity, anche se la logica operativa che applica alle sue acquisizioni ricorda da vicino quella degli operatori di buyout. È qualcosa di più sottile, e per questo più difficile da valutare: una holding industriale che acquista piattaforme digitali mature o in difficoltà, le ristruttura radicalmente- tagliando i costi operativi, riducendo gli organici, ripensando l’architettura software – e le trasforma in macchine da abbonamenti redditizie.
Il percorso che ha portato alla quotazione è cominciato, almeno formalmente, con quattro ragazzi che si sono conosciuti tra Copenhagen e Napoli agli inizi degli anni Duemiladieci. Matteo Danieli, Luca Ferrari, Francesco Patarnello e Luca Querella hanno fondato la società nel 2013, trasferendo poi la sede a Milano nel 2014. I primi anni sono stati quelli dello sviluppo di applicazioni consumer – Splice per il montaggio video, Remini per il fotoritocco basato sull’intelligenza artificiale, 30 Day Fitness tra i prodotti di maggiore penetrazione. Il grande momento di visibilità pubblica è arrivato durante la pandemia da Covid-19, quando Bending Spoons ha sviluppato Immuni, l’app di contact tracing selezionata dal Governo italiano, portando il proprio nome all’attenzione del grande pubblico nazionale.
Ma il vero salto strategico si è consumato lontano dai riflettori: a partire dal 2022, Bending Spoons ha avviato una campagna sistematica di acquisizioni di marchi internet globali che il mercato aveva già condannato all’irrilevanza. Evernote, l’app per le note che a un certo punto sembrava inarrestabile e poi aveva perso la rotta. WeTransfer, il servizio di condivisione file per i creativi. Komoot, la navigazione per ciclisti e escursionisti. Brightcove, la piattaforma video per le imprese. StreamYard, per lo streaming live. Harvest, per la gestione del tempo. Remini, tenuta in portafoglio come prodotto proprietario. E poi, in rapida successione tra novembre 2025 e marzo 2026, le tre acquisizioni che hanno cambiato scala all’intera operazione: Eventbrite, la piattaforma per la gestione degli eventi live; AOL, acquistata dal fondo Apollo per circa 1,5 miliardi di dollari, e infine Vimeo, la piattaforma video alternativa a YouTube che era diventata il punto di riferimento per i creativi professionisti prima di attraversare anni difficili. A maggio 2026 è arrivata anche l’acquisizione di Tractive, la startup specializzata nel tracciamento GPS degli animali domestici.
I numeri della società
Nel 2025 Bending Spoons ha registrato ricavi per 1,31 miliardi di dollari, ma il dato pro-forma – che incorpora le acquisizioni di AOL, Eventbrite e Vimeo come se fossero state completate dall’inizio dell’esercizio – raddoppia a 2,6 miliardi. Nel solo primo trimestre del 2026, la società ha generato 601 milioni di ricavi, con un balzo del 132% rispetto ai 259 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più significativa è la virata sulla redditività: da una perdita netta di 112 milioni di dollari nel primo trimestre 2025, Bending Spoons è passata a un utile netto di 27,5 milioni nello stesso periodo del 2026. L’ebitda rettificato 2025 si è attestato a 700 milioni di dollari; per l’esercizio in corso, la società prevede di portare il dato a 1,4 miliardi, più che raddoppiando in dodici mesi. Al 31 marzo 2026, la piattaforma serve oltre 500 milioni di utenti attivi mensili – contro i 111 milioni di dicembre 2023 – e conta 9 milioni di clienti paganti, con gli abbonamenti che rappresentano l’84% dei ricavi totali.
La struttura finanziaria dell’operazione presenta però un elemento che gli analisti guarderanno con attenzione. Al 31 marzo 2026, il debito lordo ammontava a 4,36 miliardi di dollari, a fronte di una liquidità disponibile di 740,8 milioni e di linee di credito revolving inutilizzate per circa 1,3 miliardi. L’indebitamento netto si attesta quindi intorno ai 3,68 miliardi, per una leva finanziaria di 2,19 volte sull’EBITDA atteso 2026. Gli accordi con i creditori prevedono che la leva non superi le quattro volte, margine ancora ampio ma da monitorare in uno scenario di ulteriori acquisizioni. Tra i nove mesi residui del 2026 e il 2030, la società dovrà rimborsare tra 270 e 437 milioni di dollari all’anno. È il prezzo di una strategia costruita interamente sulla leva, ma è anche il segnale che il modello funziona abbastanza da aver convinto le banche a erogare.









