Il mercato dell’arte nei canali digitali sta vivendo una trasformazione importante con le operazioni di Beowolff Capital, fondo di investimento che si appresta a diventare il principale operatore integrato dell’art market online. Il piano della società è costruire un mercato dell’arte interconnesso, rafforzando il segmento digitale con una importante dotazione tecnologica. Un mutamento che è partito con le acquisizioni delle due più importanti piattaforme web del settore: Artsy e Artnet.
“Utilizziamo la nostra esperienza e la nostra rete proprietaria nel campo del digitale, dei dati e dell’intelligenza artificiale per far crescere le nostre aziende, generare sostanziali ritorni sugli investimenti e rendere il mondo un posto migliore”, scrive sul suo sito Beowolff Capital, giovane art investment vehicle che punta su asset di alta qualità, cruciali e strategici. I portali che si occupano di arte e mercato, le informazioni e i dati che veicolano hanno sempre più valore: Beowolff sta alimentando un ambizioso piano finanziario che intreccia marketplace e info provider.
In questo articolo:
- Cos’è Beowolff Capital e di che si occupa
- Le acquisizioni di Artsy e Artnet
- Chi c’è dietro il fondo di private equity
Cos’è Beowolff Capital e di che si occupa
Fondato nel 2022 con sede a Londra, Beowolff Capital è un fondo anglo-statunitense di private equity che sta costruendo un portafoglio di aziende digitali leader nel mercato dell’arte e nell’informazione sul settore. La prima mossa è stata l’acquisizione della quota di maggioranza del marketplace newyorkese Artsy, la più grande piattaforma online d’arte al mondo che mette in contatto gallerie, collezionisti e investitori. Nato come “Amazon del mondo dell’arte”, l’art brokerage fondato da Carter Cleveland è guidato dall’amministratore delegato Jeffrey Yin e conta una user base globale che supera i 3 milioni e mezzo di operatori e appassionati registrati.
Successivamente Beowolff ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria per il 65% di Artnet, la piattaforma globale di aste online fondata da Hans Neuendorf e Pierre Sernet e quotata alla Borsa di Francoforte. Il provider tedesco, che vede come azionisti di maggioranza la famiglia Neuendorf e Weng Fine Art di Rüdiger Weng, è un punto di riferimento per chi ricerca e acquista arte con oltre 67 milioni di utenti unici all’anno che partecipano al mercato e consultano il database dei prezzi, aggiornato con i risultati delle aste internazionali degli ultimi decenni.
Le acquisizioni di Artsy e Artnet
L’opa di Beowolff è avvenuta tramite il suo veicolo Leonardo Art Holdings e prevede il delisting di Artnet. L’offerta all-cash è pari a 11,25 euro per azione, con un premio del +97% rispetto al prezzo di chiusura del 3 marzo scorso: complessivamente, la valutazione della società è di 65 milioni di euro. L’accordo include anche l’acquisto del 29,99% (la partecipazione maggioritaria, poco più di 1,7 milioni di azioni) di Weng Fine Art per un valore di 20 milioni. Nonostante il cambio di proprietà, il fondo assicura che “Artnet continuerà a operare come di consueto”.
Nei piani di Beowolff per Artnet c’è innanzitutto un’accelerazione nello sviluppo di strumenti digitali innovativi che si affiancheranno al marketplace e al portale di informazioni, dati e report. Il fondo vuole potenziare la competitività della piattaforma nei suoi tre pilastri chiave: database, media e mercato. L’acquisizione arriva in un periodo di flessione per la società tedesca: il giro d’affari nel 2024 si è assestato su 16,179 milioni di euro, con un calo del 5,4% rispetto ai 17,098 milioni del 2023. A causa della diminuzione del fatturato, l’utile lordo nei primi nove mesi del 2024 è diminuito del 12% a 8,638 milioni, con una perdita di 1,352 milioni di euro.
Dalla fusione di Artsy e Artnet nascerà un ecosistema strategico di player destinato a riscrivere gli equilibri del mercato dell’arte online e a ridisegnarne il futuro con una visione fortemente orientata alla tecnologia e all’innovazione. L’intento è unire transazioni nel mercato secondario, contenuti e dati in un unico ambiente integrato. Il private equity anglo-statunitense valorizzerà i due canali migliorando la scalabilità e aumentando la flessibilità strategica delle piattaforme.
Chi c’è dietro il fondo di private equity
A capo della società d’investimenti c’è l’amministratore delegato Andrew Wolf, manager e investitore con un’esperienza trentennale tra Stati Uniti, Europa e Asia e un passato con diversi ruoli importanti in Goldman Sachs, come condirettore globale della divisione Merchant Banking e del segmento Corporate Equity Investing e condirettore degli investimenti dei fondi di private equity di punta. Il responsabile degli investimenti è Jan Petzel, ex McKinsey & Company specializzato in integrazioni transfrontaliere, trasformazioni organizzative e crescita del fatturato. Wolf e Petzel si sono conosciuti quando quest’ultimo è entrato nella divisione Merchant Banking di Goldman Sachs fino a diventarne direttore generale.
“Il mercato dell’arte digitale è maturo per un’innovazione accelerata – spiega Wolf in una nota in merito all’acquisizione di Artnet –. Attraverso il nostro crescente portfolio di investimenti in aziende leader di mercato, stiamo costruendo un ecosistema connesso alimentato da strumenti di intelligenza artificiale condivisi. La nostra piattaforma offrirà prodotti di nuova generazione che serviranno meglio tutti gli stakeholder e renderanno l’arte più accessibile a tutti”. “Artnet rappresenta un’opportunità importante che si allinea perfettamente con il nostro obiettivo di costruire un mercato dell’arte interconnesso – aggiunge Petzel –. La forza del marchio e l’ampiezza della sua portata globale sono significative e intendiamo sviluppare e migliorare ulteriormente il suo valore aggiunto”.









