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BHP offre 38,miliardi per acquistare la rivale Anglo American

BHP: offerta di acquisizione ad Anglo American per $ 38,8 miliardi

BHP Group ha lanciato un’offerta non vincolante per acquisire il rivale Anglo American in quello che sarebbe il più grande accordo minerario degli ultimi decenni. Il principale minatore di rame al mondo ha inviato una proposta che valuta la società londinese 38,8 miliardi di dollari e consiste nell’offerta agli azionisti di Anglo di 25,08 sterline per azione, con un premio del 31% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura. L’affare però è subordinato alla separazione delle attività relative al minerale di ferro e al platino in Sud Africa, dove BHP non esercita il business. Le partecipazioni nel minatore di minerale di ferro Kumba e in quello di platino Anglo American Platinum valgono rispettivamente 5,4 e 7,44 miliardi di dollari e questo significherebbe per l’azienda britannica una riduzione importante dell’esposizione nell’area.

Anglo comunque possiede miniere in Paesi come Cile, Sud Africa, Brasile e Australia. Al momento, ha riferito che sta esaminando la proposta che definisce “altamente condizionata”. In base alle regole sulle acquisizioni del Regno Unito, BHP ha tempo fino al 22 maggio per presentare un’offerta irrevocabile. A quel punto si dovranno pronunciare le assemblee delle due società e le autorità di regolamentazione.

Intanto, le azioni Anglo alla Borsa di Londra sono balzate oggi di oltre il 12%, che si aggiunge a un altrettanto guadagno dall’inizio dell’anno. A febbraio la società ha iniziato una revisione dei suoi asset, dopo che il calo della domanda della maggior parte dei minerali che produce ha determinato un crollo del 94% dell’utile annuale. Il titolo BHP invece è in calo di circa tre punti percentuali.

 

BHP: cosa significa l’offerta per Anglo American

Un eventuale accordo di fusione tra BHP e Anglo American avrebbe un grande significato nel mercato del rame, perché creerebbe un gruppo minerario che controlla circa il 10% della produzione globale del metallo. Quota che in cifre ammonterebbe a circa 2,6 milioni di tonnellate all’anno, superando di netto il gigante statunitense Freeport-McMoRan e il colosso cileno Codelco. Attualmente Anglo ha come obiettivo per quest’anno quello di arrivare a una produzione tra le 730 mila e le 790 mila tonnellate di rame; mentre BHP punta a un intervallo 1,7-1,9 milioni per l’esercizio che termina a giugno.

BHP avrebbe l’accesso a una maggiore quantità di rame, la cui domanda in questo periodo è molto alta rispetto all’offerta visto il grande utilizzo del prodotto a livello industriale e nell’ambito della transizione energetica come conduttore di elettricità. Inoltre, quella di Anglo sarebbe per BHP la seconda grande acquisizione in 12 mesi, dopo aver completato l’affare con il minatore Oz Minerals nel 2023.

Il deal rientrerebbe tra i 10 più grandi accordi minerari di sempre per valore, ma per la Borsa di Londra sarebbe un colpo non da poco perché perderebbe un pezzo molto importante con il delisting di Anglo, specialmente in un periodo in cui sta combattendo per evitare la fuga delle grandi aziende dai listini londinesi. “Anglo sarebbe una buona scelta strategica per BHP a causa delle potenziali sinergie, della qualità degli asset e dell’esposizione alle materie prime (in particolare il rame)”, hanno detto gli analisti di Jefferies. Anche Ben Cleary, gestore di portafoglio di Tribeca Investment Partners, detentore di azioni sia di BHP che di Anglo, ritiene che se concretizzato sarà “un buon affare per BHP”.

 

I riflessi per il settore del rame

L’acquisizione di Anglo American da parte di BHP potrebbe aprire le porte ad altri grandi accordi nel settore minerario, attualmente in fermento dopo che i prezzi del metallo rosso hanno lambito recentemente quota 10.000 dollari nel mercato delle materie prime di Londra a seguito di un rally del 15% quest’anno.

La scorsa settimana si è tenuta la Conferenza mondiale sul rame a Santiago del Cile, dalla quale sono emersi alcuni spunti interessanti. Uno degli elementi principali è l’aspettativa per quest’anno di un deficit dell’offerta che arriva fino a 700kt, in un contesto in cui i partecipanti al meeting sono comunque rimasti sorpresi della crescita dei prezzi del rame in maniera così rapida ed estemporanea. Ad ogni modo, tutti sono convinti che, nonostante gli elevati livelli raggiunti, le quotazioni continueranno a salire. Già questo potrebbe servire come input importante per le operazioni di aggregazione. Rimangono ancora delle incognite nel mercato, riguardo ad esempio l’eventuale ritorno alla produzione di Cobre Panama, una delle più grandi miniere al mondo di rame, la cui chiusura forzata a dicembre ha determinato una restrizione dell’offerta alimentando la crescita dei prezzi.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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