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Big Tech: inizia la stagione delle trimestrali, ecco cosa attendersi

Big Tech: inizia la stagione delle trimestrali, ecco cosa attendersi

Questa settimana si apre la stagione degli utili delle Big Tech di Wall Street. Domani inaugurerà la serie Netflix, seguita da Tesla il 24 gennaio e Intel il 25 gennaio. La prossima settimana sarà il turno di Microsoft e Alphabet il 30 gennaio, di Apple e Amazon il 1° febbraio. Mentre Meta Platforms e Nvidia pubblicheranno le loro trimestrali rispettivamente il 7 e il 21 febbraio.

L’attesa è elevata perché le grandi aziende tecnologiche continuano a guidare il rally della Borsa americana. Lo scorso anno quasi due terzi delle performance dell’indice S&P 500 del 24,23% sono risultati dall’apporto dei Magnifici Sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla). Quest’anno, nonostante un ritmo più lento, i titoli citati hanno trainato il benchmark a un nuovo massimo storico di 4.839,81 punti.

Secondo i dati compilati da Bloomberg Intelligence, la crescita combinata degli utili nel quarto trimestre dei Magnifici Sette dovrebbe risultare del 46%, in leggero calo rispetto all’aumento del 53% del terzo trimestre. Tuttavia, si tratta pur sempre di un’espansione impressionante considerate anche le condizioni generali economiche e geopolitiche.

 

Trimestrali Big Tech: occhi puntati sull’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sarà il punto chiave delle trimestrali delle Big Tech. La nuova tecnologia è stata alla base delle grandi performance in Borsa dello scorso anno da parte delle grandi aziende tecnologiche. Gli investitori nelle chiamate agli utili guarderanno da vicino quali società si muovono con rapidità per trarre profitto dall’hype intorno all’AI (Artificial Intelligence).

Microsoft e Nvidia sono le aziende più in prima linea nel settore. Il gigante di Redmond è il principale sostenitore di OpenAI, che ha rivoluzionato l’industria dell’intelligenza artificiale con il suo ChatGPT. La somma investita da Microsoft è stata inizialmente di 10 miliardi di dollari, ma la società cerca di mantenere una posizione di comando aggiornando la tecnologia. Il software AI Copilot in abbonamento e il cloud Azure, tramite l’integrazione con la tecnologia di OpenAI, dovrebbero produrre ricavi elevati e quindi sono particolarmente monitorati dal mercato per vedere quanto nel 2024 potrebbero incassare dall’intelligenza artificiale. “Gli investitori saranno tutti concentrati sugli utili di Microsoft nell’ultima settimana di gennaio, perché questa è un’anteprima di ciò che accadrà al resto del software e dei chip nei prossimi 12-18 mesi”, ha affermato Daniel Ives, analista di ricerca presso Wedbush Securities.

Nvidia esercita un dominio assoluto nei chip di fascia alta legaImposta immagine in evidenzati all’intelligenza artificiale. Dominio che si è riflesso in Borsa, dal momento che le azioni dall’inizio dello scorso anno hanno più che triplicato il loro valore. Le restrizioni statunitensi sulle esportazioni in Cina potrebbero essere un ostacolo, con il Dragone che rappresenta circa un quinto del fatturato di Nvidia. Il gigante di Santa Clara ha comunque progettato chip alternativi e di minore potenza per le aziende cinesi in modo da tenersi in regola con i provvedimenti del Dipartimento del Commercio USA. Ancora non si dovrebbero vedere segnali di impatto negativo delle strette, in quanto non esiste al momento una tecnologia veramente alternativa ai semiconduttori di Nvidia. La società prevede profitti nel quarto trimestre di oltre 10 miliardi di dollari, rispetto agli 1,4 miliardi di dollari di un anno fa.

Gli altri stanno andando più a rilento. Alphabet ha lanciato lo scorso anno il suo chatbot Bard, insieme a un modello di seconda generazione Gemini. Tuttavia, gli analisti sostengono che l’azienda mostri una certa cautela nell’ampliare i suoi prodotti di intelligenza artificiale, poiché correrebbe il rischio di soverchiare il suo modello di business che al momento si rivela essere estremamente redditizio.

Apple e Amazon sono rimaste indietro nell’annunciare importanti investimenti pubblici nel settore AI, sebbene siano pronte a lanciare prodotti innovativi che potrebbero colmare il ritardo. Per ora, il gigante di Seattle a novembre ha lanciato Amazon Q, un assistente basato sull’intelligenza artificiale per gli utenti dei suoi servizi cloud. “Amazon lancerà un’offensiva a tutto campo per recuperare il ritardo nell’intelligenza artificiale quest’anno”, hanno affermato gli analisti di Jefferies. Apple a ottobre ha messo sul mercato Ferret, un modello AI open-source capace di comprendere le immagini.  Cupertino ha anche in programma di produrre un iPhone che riesce ad eseguire modelli linguistici di grandi dimensioni, ma dovrebbe risolvere il problema della memoria limitata dei dispositivi.

Per Meta Platforms il 2023 è stato un anno di svolta nel suo business, con l’intelligenza artificiale che ha recitato un ruolo di primo piano grazie al modello linguistico di grandi dimensioni LLaMA. A maggio ha lanciato AI Sandbox, che permette l’accesso a nuove funzionalità della suite di strumenti di automazione delle inserzioni Meta Advantage e a tutta l’infrastruttura AI. Mentre con Meta Lattice, le aziende possono prevedere le prestazioni degli annunci. La scorsa settimana al World Economic Forum di Davos, l’Head of Global Business della società, Nicola Mendelsohn, ha riferito che i rendimenti pubblicitari potrebbero crescere del 32% in più grazie all’intelligenza artificiale.

Tesla dovrebbe essere l’unica società del gruppo a vedere un calo dei profitti su base annua, in quanto sconterebbe il rallentamento della domanda delle auto elettriche e soprattutto la riduzione dei margini dovuta alla guerra dei prezzi innescata dalla società stessa. La società non sembra per il momento sposare a pieno l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Alcuni giorni fa, l’amministratore delegato Elon Musk ha dichiarato che avrebbe bisogno di arrivare a una quota del 25% affinché Tesla diventi leader in alcuni settori come appunto l’intelligenza artificiale.

 

E se le trimestrali deludono?

Ma cosa succederebbe se le trimestrali delle Big Tech risultassero al di sotto delle aspettative? Uno scenario del genere potrebbe essere un problema per la Borsa americana vista l’elevata concentrazione che dura da oltre un anno dei suoi guadagni.

Secondo Matt Maley, capo stratega di Miller Tabak + Co., l’eventualità di risultati deludenti può essere un “campanello d’allarme” per gli investitori. “Quando gli hedge fund hanno posizioni concentrate così grandi, il mercato rimane molto vulnerabile a uno shock a breve termine”, ha detto.

Anthony Saglimbene, stratega di Ameriprise Financial, invece ritiene che qualsiasi sell-off sarebbe di breve durata, perché le azioni tecnologiche continuano ad attrarre il mercato. “A lungo termine, gli investitori guarderanno a queste società e torneranno a gravitare verso di loro perché hanno davvero la crescita, i ricavi ricorrenti e il potenziale per una maggiore crescita in futuro come nessun altro settore”, ha affermato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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