Bioeconomia: cos’è e che valore di produzione ha in Italia

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Dare una seconda vita ai prodotti: la bioeconomia è alla base dell’innovazione sostenibile, la rivisitazione del concetto di sviluppo economico che ha a cuore la cura dell’ambiente e degli ecosistemi, poggiando su modelli di economia circolare e indirizzandosi sempre di più verso la tecnologia pulita e la green economy. L’Italia continua a crescere in questo campo, come dimostrano i numeri forniti dalla decima edizione del rapporto sulla bioeconomia in Europa. Ma cosa si intende di preciso con questo termine, quali settori coinvolge e a quanto ammonta il suo valore di produzione?

 

Cos’è la bioeconomia: la definizione

La bioeconomia è l’economia che utilizza tutte le materie grezze e le risorse biologiche disponibili (dalla terra, dal mare e dalla biomassa) per la produzione industriale, alimentare, di materiali, energia e mangimi. L’approccio della bioeconomy è improntato alla circolarità, all’importanza delle conoscenze locali e della diversità, con l’obiettivo di aprire e chiudere il percorso di trasformazione per un futuro totalmente rinnovabile. La sua catena di approvvigionamento arriva dall’agricoltura e dagli altri settori rurali così come dai rifiuti urbani. I settori coinvolti sono a monte della catena produttiva (l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, l’industria di legno, carta, chimica, gomma-plastica) e a valle (l’agro-alimentare, l’abbigliamento, i mobili, l’edilizia, la farmaceutica) e includono la bioenergia, i biocarburanti, il ciclo idrico e i rifiuti.

Nel quadro del Green Deal europeo che fissa l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, la Commissione europea ha adottato una strategia per la bioeconomia che si fonda su cinque punti-chiave: la sicurezza alimentare e nutrizionale; la gestione sostenibile delle risorse; la riduzione della dipendenza dalle risorse non rinnovabili e non sostenibili; la mitigazione dei cambiamenti climatici; il rafforzamento della competitività europea.

L’industria biobased si fonda sulla gestione del suolo e delle risorse biologiche rispettosa dei limiti ecologici, sull’equità sociale e sulle catene di valore e consumo sostenibili. In questo modo, fornisce ogni tipo di prodotti e servizi a base biologica, che siano materiali (come cibi, fibre ed energia) e non materiali quali aria e acqua pulita, biodiversità e attività ricreative. Per fare un esempio, la bioeconomia può usare risorse biologiche microbiche e vegetali come piante, microrganismi, enzimi e batteri per produrre alimenti, biocarburanti e molecole applicative.

 

Bioeconomia circolare: i numeri in Italia

Il decimo rapporto La bioeconomia in Europa, realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il cluster Spring e Assobiotec – Federchimica, fornisce un quadro accurato dello stato di salute della bioeconomia in Italia. Nel 2023 l’insieme delle attività connesse all’industria bioeconomica ha generato un valore di produzione pari a 437,5 miliardi di euro (+9,3 miliardi rispetto al 2022, +20% negli ultimi due anni) e ha impiegato 2 milioni di persone in posizioni altamente qualificate. Allargando il campo all’Europa, la bioeconomia di Francia, Germania, Italia e Spagna vale 1.751 miliardi, pari all’8,4% del totale dell’economia.

La vitalità italiana si deve soprattutto alle 808 start-up innovative censite nel 2023, il 6,6% del totale delle imprese iscritte all’apposito registro della Camera di Commercio. Diffuse da Nord a Sud su tutto il territorio nazionale, le start-up e le PMI innovative del biobased si concentrano nei settori ricerca e sviluppo (45%), alimentare e bevande (15%) e agricoltura (11%). Gli altri micro-settori di interesse sono acqua, energia e rifiuti, chimica, farmaceutica, gomma e plastica, tessile, concia e abbigliamento, legno, carta, mobili e costruzioni.

La filiera agro-alimentare pesa per il 63% nella bioeconomia italiana e vale il 10% del PIL nazionale. Le imprese del settore vanno forte sul biotech, con una quota elevata di innovazioni di prodotto e di processo che si focalizzano sulle soluzioni per la sostenibilità: la sostituzione di materiali inquinanti o pericolosi, la riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del suolo o acustico, il recupero di scarti e di acqua e la riduzione dei consumi di materiali e idrici. L’Italia è anche il settimo brevettatore a livello mondiale, con un focus su comparti inesplorati fino a pochi anni fa quali la riduzione dell’uso di acqua nel processo produttivo, il riuso e l’imballaggio.

Tra i settori più dinamici negli ultimi tempi spicca la cosmetica a base biologica e naturale. Nel 2023 i prodotti bio a connotazione sostenibile (cura del viso, della pelle e dei capelli, prodotti per l’igiene e per il trucco, profumi) valgono il 10,4% del mercato cosmetico per un totale che arriva a quota 1,3 miliardi di euro, con una crescita del 7,1% rispetto al 2022. In aggiunta, l’Italia è terzo esportatore europeo dopo Francia e Germania grazie a qualità, innovazione e know-how.

Nel suo manifesto Building the Future with Nature: Boosting Biotechnology and Biomanufacturing in the EU, la Commissione europea detta le linee-guida per un’industria biotecnologica innovativa e competitiva. Le sfide a cui rispondere non sono legate solo allo sviluppo di un sistema produttivo basato su fonti di energia alternative e prodotti eco-compatibili e processi con zero impatto ambientale: il futuro è rappresentato dalla preservazione della biodiversità, dal miglioramento delle varietà vegetali e dalla ricerca di trattamenti medici efficaci che possano diagnosticare tempestivamente e curare malattie oggi prive di mezzi terapeutici efficaci.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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