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BOND EMERGENTI, IL MOMENTO E’ QUELLO GIUSTO

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In questo avvio d’anno gli investitori hanno riscoperto il mondo dei bond emergenti in chiave di diversificazione del rischio. 

Nella seconda parte del 2018 si erano bruscamente allontanati da questo segmento a causa del dollaro forte, della rigidità della Fed e delle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Tutti fattori che, tuttavia,  stanno progressivamente rientrando, in particolare nelle ultime settimane.

USA-CINA, SEGNALI DI DISTENSIONE?
Il cambio di rotta della Fed (che potrebbe trovare altre conferme nella riunione di fine gennaio) ha cambiato radicalmente la prospettiva sull’andamento dei tassi americani. Sul fronte dazi, da qualche settimana Stati Uniti e Cina trattano dietro le quinte per arrivare a una soluzione condivisa in materia di scambi commerciali anche se un accordo appare ancora piuttosto lontano. Non a caso il governo cinese si appresterebbe a intervenire massicciamente a sostegno della crescita (la produzione industriale debole di aprile è un ulteriore segnale dell’esigenza di nuovi stimoli in questo senso) e qualche segnale in questa direzione è arrivato venerdì scorso con misure ad hoc per le banche. 

Uno sblocco di parte o di tutti questi fattori di incertezza potrebbe dare nuova linfa agli acquisti degli asset appartenenti ai paesi emergenti, che hanno raggiunto valutazioni interessanti dopo il pesante sell-off del 2018.
VALUTE, SEGNALI DI RIPRESA
A livello di singoli Paesi/valute, sono arrivati segnali di forte ripresa dai minimi del 2018. Il rublo russo ha guadagnato l’8% dal picco negativo grazie alla ripresa del greggio. Il Real Brasiliano (+12%) è stato favorito dall’avvio dell’era Bolsonaro. La Lira turca (+26%) è stata guidata dagli interventi a sostegno della Banca centrale. Il Peso messicano (+11%) ha visto rientrare le tensioni con gli Stati Uniti anche se il problema del “muro” rimane aperto. 

A livello di scadenze temporali, dovrebbero essere favoriti i bond con duration più lunghe, oltre i 5 anni, visto che le banche centrali dei paesi emergenti potranno adottare una politica monetaria più rilassata (tassi in discesa) sfruttando l’approccio accomodante della Fed. 

A controbilanciare le opportunità positive, resta il problema dell’inflazione, che, secondo gli economisti, continuerà a salire in alcuni paesi emergenti, rendendo meno appetibili i rispettivi elevati rendimenti nominali. L’unico modo per ridurre questo fattore di rischio rimane la diversificazione geografica e valutaria. 

Sul mercato sono disponibili strumenti in grado di consentire l’investimento nel mondo delle obbligazioni dei Paesi emergenti, massimizzando la diversificazione e riducendo il rischio “Paese emittente”.


OBBLIGAZIONI, NUOVE OPPORTUNITA’
Tra quelli disponibili a Piazza Affari, si possono utilizzare i seguenti ETF, ovviamente dalle caratteristiche diverse. 

Il primo investe su obbligazioni governative di paesi emergenti emesse in valuta locale con scadenze medio/lunghe. Questo, in particolare, ha una nutrita presenza di titoli di Stato brasiliani (Secretaria Tesouro Nacional) come evidenzia la tabella allegata.


Il secondo investe su obbligazioni governative di paesi emergenti emesse in Usd con scadenze brevi/medie.

Il terzo investe su un campione rappresentativo di titoli obbligazionari del mondo emergente emesse in Usd con scadenze lunghe (durata media sopra 10 anni).


Vediamoli in dettaglio.

Il primo:

SPDR® Bloomberg Barclays Emerging Markets Local Bond
Isin: IE00B4613386
[EMLD.MI]
Da inizio anno +3,20% 
Negli ultimi 12 mesi -2,70%

Obiettivo dell’ETF (quattro stelle Morningstar) è riprodurre il rendimento dei mercati del debito nei paesi emergenti per titoli liquidi espressi in valuta locale. Valuta di denominazione dell’ETF: Dollaro Usa. Rendimento medio a scadenza dei bond presenti: 6%. Commissioni totali annue: 0,55%.
Dividendi: semestrale. 

I primi cinque titoli presenti nel portafoglio dell’ETF sono i seguenti:

Il 41% dei bond presenti ha scadenza inferiore ai 5 anni.
Il 30% ha una scadenza compresa tra 5-10 anni.
Il 29% ha una scadenza superiore ai 10 anni.
Duration effettiva 5,7 anni.

Il secondo:

ETF Spdr Bofa Merrill Lynch 0-5 Y Em Usd Govt Ucits
Isin: IE00BP46NG52
[EMH5.MI]
Da inizio anno +1%
Negli ultimi 12 mesi +7%

Obiettivo dell’ETF è replicare la performance del mercato dei titoli di Stato dei mercati emergenti a breve scadenza (0-5 anni) emessi in USD. Allo scopo cerca di approssimare al meglio l’andamento dell’indice BofA Lynch Lynch 0-5 Year EM USD Government Bond ex-144a. 
Valuta di denominazione dell’ETF: USD. Rendimento medio a scadenza dei bond presenti: 4,9%.
Commissioni totali annue: 0,42%. Dividendi: Semestrale. 

I primi cinque titoli presenti nel portafoglio dell’ETF sono i seguenti:

Il 41% dei bond presenti ha scadenza inferiore ai 3 anni.
Il 46% ha una scadenza  tra 3-5 anni.
Duration effettiva 2,44 anni.

Il terzo è presente nel PORTAFOGLIO ETF Raccomandato da Websim con un peso del 10% sul totale:

ETF iShares JPMorgan EM Bond Hedged 
Isin: IE00B9M6RS56
[EMBE.MI]
Da inizio anno +2,70%
Negli ultimi 12 mesi -10,3%

Lo strumento elaborato da iShares punta a replicare la performance dell’indice JP Morgan EMBI Global Core comprando un campione rappresentativo di titoli obbligazionari del mondo emergenti. 

I Paesi più rappresentati sono: Messico (5,9%), Indonesia (4,9%), Turchia (4%), Argentina (3,9%), Filippine (3,80%), Colombia (3,5%), Brasile (3,4%), Russia (3,40%).
L’82% è rappresentato da titoli di Stato emessi in Dollari, il 17% circa da bond corporate.
La durata media delle obbligazioni in portafoglio supera i 10 anni per il 35% del totale, è tra 7-10 per il 26%, sotto i 5 anni per il 29% circa. Duration media 7,3 anni.
Per quanto riguarda il rating, il 10% gode di un rating almeno pari a A. Il resto da BBB in giù.

L’Etf, lanciato nel 2008 e domiciliato in Irlanda, distribuisce dividendi su base mensile. 
Yield a 12 mesi è intorno al 5,70%.
Commissioni totali annue 0,50%.
Dividendo mensile.

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