Il Bonus acqua potabile ha assunto una certa rilevanza nel tempo, soprattutto se si pensa alle motivazioni che hanno spinto il Governo ad inserirlo nell’elenco delle misure rivolte non solo ai privati cittadini, ma anche alle imprese, riconfermandolo negli anni. Introdotto dalla Legge di Bilancio 2022, il credito d’imposta, pensato per promuove l’utilizzo dell’acqua che sgorga dai rubinetti grazie all’acquisto e all’installazione di sistemi di filtraggio e mineralizzazione in grado di migliorarne le proprietà organolettiche, è stata poi prorogato al 2023.
Una vera e propria manna dal cielo se si considerano i dati europei sull’uso dell’acqua in bottiglia: l’Italia è tra i maggiori consumatori. Acquistare acqua confezionata abitualmente comporta non solo una spesa elevata per le famiglie, ma ha anche un impatto ecologico considerevole legato alla produzione e allo smaltimento della plastica.
L’introduzione del Bonus acqua potabile risponde, dunque, ad un’esigenza di sostenibilità ambientale e di promozione di uno stile di vita più attento alla riduzione dei rifiuti, in un contesto dove il tema dell’inquinamento da plastica è diventato sempre più ricorrente nel dibattito pubblico. Il beneficio legato alla sua introduzione è infatti duplice: da un lato, si risparmia denaro, accantonando la necessità di acquistare acqua confezionata, dall’altro si riduce il consumo di plastica monouso, senza intaccare l’ambiente.
Bonus acqua potabile, in cosa consiste
Prima di passare ad analizzare nel dettaglio il funzionamento dell’agevolazione fiscale introdotta dal Governo, vediamo in cosa consiste. Il Bonus acqua potabile si concretizza in un credito d’imposta del 50% sulle spese sostenute per l’acquisto di sistemi in grado di migliorare la qualità dell’acqua. Nello specifico:
- sistemi di filtraggio – utili alla rimozione delle impurità come cloro, sedimenti e metalli pesanti (es. filtri a carbone attivo), particolarmente indispensabili nelle aree dove la qualità dell’acqua del rubinetto è influenzata dalla presenza di sostanze che ne alterano il sapore;
- sistemi di mineralizzazione – aggiungono nell’acqua minerali essenziali, come calcio e magnesio, rendendola più salutare e piacevole da bere;
- sistemi di raffreddamento – raffreddano l’acqua filtrata;
- impianti con addizione di anidride carbonica – aggiungono CO2 all’acqua rendendola frizzante.
Attenzione, però, ad un requisito essenziale: il Bonus viene riconosciuto solo se vengono eseguiti interventi di ristrutturazione su un immobile di proprietà, in affitto, comodato d’uso o usufrutto.
Bonus acqua Potabile, spesa massima coperta e a chi spetta
La platea dei beneficiari del Bonus acqua potabile è vasta e variegata. Il credito d’imposta del 50% è riconosciuto tanto alle persone fisiche (privati cittadini) che manifestano l’intenzione di installare i suddetti dispositivi di trattamento dell’acqua nelle proprie abitazioni, quanto ai titolari di Partita Iva, compresi professionisti e imprese, che desiderano avvalersi di tali sistemi su unità immobiliari destinate ad attività istituzionali o commerciali. Spazio anche agli enti religiosi, ma solo se civilmente riconosciuti, e alle organizzazioni senza scopo di lucro.
Come detto, il Bonus copre fino al 50% dei costi sostenuti per l’acquisto e l’installazione dei dispositivi di trattamento dell’acqua, ma la soglia massima di spesa entro cui viene riconosciuto il credito d’imposta varia a seconda dei soggetti coinvolti:
- persone fisiche: il limite massimo di spesa su cui calcolare il bonus è di 1.000 euro per ciascuna unità immobiliare, per un credito d’imposta pari a 500 euro (50% di 1.000 euro);
- titolari di Partita IVA e imprese: spesa massima di 5.000 euro per ogni immobile destinato ad attività economica, per un credito d’imposta pari a 2.500 euro ciascuno (50% di 5.000 euro).
Scadenze
Il Bonus acqua potabile si poteva richiedere solo telematicamente. Le domande dovevano essere presentate all’Agenzia delle Entrate attraverso il portale dedicato, accessibile tramite SPID, CIE o CNS, dal 1° febbraio al 28 febbraio 2024 per le spese sostenute nel 2023. Dunque, non è possibile più inoltrare le istanze. Il modulo telematico prevedeva l’inserimento di una serie di informazioni obbligatorie, tra cui:
- l’importo totale delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione dei dispositivi di trattamento dell’acqua, pagate tramite strumenti tracciabili (bonifici, carte di credito o debito), pena la perdita del diritto all’agevolazione;
- i dati catastali dell’immobile interessato dai lavori.
Quest’anno si è deciso di inviare le informazioni riguardanti l’intervento all’ENEA, anche se non obbligatorio.
Come utilizzare il Bonus acqua potabile
L’Agenzia delle Entrate ha avviato la valutazione di tutte le richieste pervenute, per determinare la percentuale di credito effettivamente spettante e i beneficiari dell’agevolazione, una volta chiusa la finestra temporale per l’accoglimento delle domande (28 febbraio 2024). Il Bonus acqua potabile si può utilizzare in due modalità, a seconda dei soggetti interessati:
- le persone fisiche non titolari di Partita IVA possono usare il Bonus in compensazione tramite Modello F24 (codice tributo 6975 – Risoluzione n. 17/E del 2022), o direttamente nella dichiarazione dei redditi a partire dall’anno successivo rispetto a quello in cui è stata sostenuta la spesa (es. spese 2023 – rigo G15 – codice 10 del Modello 730/2024).
- i titolari di Partita IVA (attività commerciali e istituzionali) solo in compensazione nel Modello F24.









