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Borsa di Tokyo: ecco perché il Nikkei può superare i massimi del 1989

Borsa di Tokyo: ecco perché il Nikkei 225 può superare il massimo storico del 1989

Il primo semestre del 2023 della Borsa di Tokyo è stato eccellente, con l’indice Nikkei 225 che è cresciuto del 27,76% a 33.338,70 punti. L’afflusso di denaro che si è riversato nelle azioni giapponesi è stato favorito soprattutto dalla politica ultra-accomodante della Bank of Japan, che non ha mutato la sua linea nemmeno con il cambio della guardia avvenuto ad aprile tra l’ex-governatore Haruhiko Kuroda e il nuovo numero uno Kazuo Ueda.

L’istituto monetario nipponico è l’unico tra le grandi Banche centrali mondiali a tenere ancora i tassi in territorio negativo, mentre le altre sono impregnate dallo scorso anno in una serie di rialzi per combattere l’inflazione. Ciò ha reso poco conveniente il reddito fisso in Giappone ma gli investitori hanno potuto andare in caccia di rendimenti allettanti sull’azionario.

 

Borsa di Tokyo: ecco cosa aspettarsi ora per il Nikkei 225

Dove potrà arrivare l’indice Nikkei 225? Indubbiamente molto dipende dalla linea che da qui in avanti verrà seguita alla BoJ in tema di politica monetaria, in funzione dell’andamento dell’inflazione che in Giappone è tornata a farsi sentire. Tuttavia, dalle parole di Ueda non sembra che almeno per quest’anno possa esserci un cambio di rotta.

Jesper Koll, direttore finanziario di Monex Group, è convinto che il principale indice giapponese possa raggiungere i 40.000 punti entro i prossimi 12 mesi. Questo vorrebbe dire superare il massimo storico del 29 dicembre 1989, quando il benchmark arrivò a 38.195 a seguito di una gigantesca bolla immobiliare. Una situazione, quest’ultima, che per il manager non si ripeterà in quanto i prezzi degli immobili sono ancora convenienti considerando gli attuali tassi ipotecari e i salari.

Koll è ottimista perché ritiene che il Giappone abbia fondamentali solidi, con un forte rimbalzo della fiducia delle imprese e una politica fiscale che agevola la produttività. Tra l’altro l’esperto sottolinea come gli amministratori delegati delle società giapponesi stiano ora utilizzando gli utili non distribuiti per la prima volta in 30 anni per investire effettivamente nelle persone e nel business: “Non c’è alcun motivo per cui non dovremmo vedere un livello superiore a 40.000 nei prossimi 12 mesi”.

Koll reputa anche che l’eventuale inasprimento della politica monetaria della BoJ non sarà un ostacolo: “Perché dovrebbe cambiare la politica monetaria solo per il gusto di farlo? Non ha assolutamente senso”, ha affermato riferendosi al fatto che l’istituto centrale in questo momento non abbia motivi per muovere sui tassi d’interesse. A suo avviso, Ueda si trova in una posizione di vigile attesa sui dati macroeconomici ma “la normalizzazione dei tassi d’interesse non avverrà per almeno 6-9 mesi”.

Solo in parte concorda Tony Sycamore, analista di IG, secondo cui molte buone notizie riguardanti il Nikkei 225 sono già state scontate. Egli ritiene che l’indice possa salire ancora oscillando tra 36.000 e il massimo storico di 38.195 punti, ma poi si assesterà a circa 33.000 punti tra 12 mesi con l’inasprimento della politica monetaria da parte della BoJ. “Tenete a mente che l’ultima cosa che la BOJ vuole creare è un’altra bolla patrimoniale in Giappone dopo che il paese ha trascorso tre decenni a riprendersi dall’ultima”, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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