Brexit, trattativa commerciale Regno Unito-Ue: il ruolo chiave dell'Italia

BREXIT, ACCORDO COMMERCIALE UK-UE: IL RUOLO DELL’ITALIA

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Dopo la Brexit, il Regno Unito vuole chiudere la trattativa in 11 mesi ma l’Unione è scettica. Gentiloni: “Se non vogliono tariffe per l’export dovranno vendere a prezzi molto competitivi”

 

Otto giorni e la Brexit diventerà realtà. Otto giorni per lasciare l’Europa. Undici mesi per chiudere un accordo commerciale con l’Unione Europea. Il primo obiettivo è vicino. Il secondo è definito “molto ambizioso”. Sta di fatto che sono questi alcuni dei “goal” del Regno Unito, pronta ad archiviare definitivamente la questione Brexit il prossimo 31 gennaio. L’accordo negoziato da Boris Johnson con ‘Ue ha ricevuto l’approvazione definitiva del Parlamento britannico, con tanto di firma della Regina Elisabetta II.

Aspettando il voto e l’approvazione del Parlamento Europeo, previsto per la settimana prossima, al World Economic Forum di Davos si è discusso dei futuri rapporti commerciali e politici tra le due parti.

 

Gentiloni: “Zero tariffe per l’export in Ue? Solo con zero Dumping”

E in questo confronto, cruciale è stata la presenza dell’Italia: “L’Ue è pronta a tutto ciò che è in suo potere per avere le migliori relazioni possibili con la Gran Bretagna”, ha detto Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per gli Affari Economici. “La maggior parte dei risultati dipende dalla decisione del governo britannico. Se vogliono avere un accesso subito ampio al mercato Ue siamo pronti a concordarlo. Ma abbiamo le nostre regole e servono condizioni di parità”. Scendendo nel dettaglio, Gentiloni ha spiegato: “Se il Regno Unito volesse zero tariffe sulle sue esportazioni verso l’Ue, dovrà aderire a un criterio di non “dumping”, e cioè vendere i prodotti a un prezzo competitivo, basso. Zero tariffe e dumping insieme non è sostenibile”.

 

Gualtieri: “Serve equilibrio nell’accordo di libero scambio”

E’ intervenuto anche il ministro dell’Economia Gualtieri: “Un potenziale punto critico è senz’altro trovare un equilibrio nell’accordo di libero scambio (Fta) con la capacità di garantire condizioni di parità. Anche noi vogliamo trovare un’intesa il prima possibile, profonda e completa, ma sappiamo che nel Fta ci saranno inevitabilmente dei cambiamenti”. D’accordo con Gualtieri anche il primo ministro dei Paesi Bassi: “Una concorrenza leale sarà e dovrà essere il punto fondamentale. Incanaleremo tutte le energie per ottenere un accordo completo e non graduale. Ma sarà difficile. Entro aprile o maggio gli inglesi dovranno ripensare sulla necessità o meno di un’estensione”.

 

Perché il Regno Unito ha fretta

Ma di estensioni alle trattative, il primo ministro britannico Boris Johnson per ora non ne vuole sapere. La sua maggioranza è uscita rafforzata dalle elezioni di metà dicembre (ha 80 seggi in più) e ha annunciato che il Regno Unito si è imposta una scadenza per la conclusione di un accordo commerciale con l’Ue entro la fine del 2020, nonostante avesse l’opzione di poter chiedere più tempo. Il motivo è perché senza il via libera con l’Unione, Londra non può ratificare accordi commerciali con altri paesi: in sostanza occorre far trascorrere il “periodo di transizione” post-Brexit con l’Ue. Molti funzionari europei hanno messo in dubbio la fattibilità in 11 mesi: di solito occorrono “diversi anni”. Proprio per questo Gualtieri ha aggiunto che è importante non perdere tempo e definire rapidamente i principi dell’accordo.

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