BUND DECENNALI, 7 SEDUTE AI MINIMI STORICI - Borsa e Finanza

BUND DECENNALI, 7 SEDUTE AI MINIMI STORICI

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Il clima di incertezza spinge gli investitori verso i Bund, beni rifugio per eccellenza

Si chiama Flight to Quality. Letteralmente vuol dire “volo verso la qualità”. Ed è quel fenomeno che si verifica, e soprattutto si accentua, nei momenti di maggiore incertezza nei mercati internazionali. Gli investitori, nel contesto di un timore diffuso del rallentamento dell’economia globale, si concentrano verso quei beni che sono considerati “rifugio”, e cioè sicuri, che non perdono valore anche di fronte alle congiunture più negative. L’oro ha raggiunto e superato i 1.400 dollari l’oncia. Il franco svizzero ha guadagnato più del 10% nei confronti dell’euro, ai minimi negli ultimi due anni. E poi c’è il Bund tedesco decennale. Il cui rendimento è scivolato fino a un minimo storico del -0,340%, per poi rintracciare a -0,303%. Minimo storico. Questo vuol dire che il valore del titolo del debito pubblico che fa da parametro di riferimento per le obbligazioni governative dell’eurozona non ha mai avuto un valore così basso.

PORTO SICURO
Sono ormai sette sedute consecutive che le contrattazioni del bund viaggiano a ridosso di questi valori. Il rating tripla A, specie in questo periodo, fanno gola anche agli investitori più spericolati. Innanzitutto perché si tratta di obbligazioni liquide, e quindi possono essere vendute e acquistate a costi minimi. Un porto sicuro, insomma, dove collocare il proprio denaro. Talmente sicuro da essere venduti a un prezzo superiore al valore di rimborso, complice la forte domanda che ne va lievitare il costo.

SAVONA: SERVE UN NUOVO SAFE ASSET EUROPEO
Ecco spiegato il motivo per cui il leader della Consob Paolo Savona, recentemente ha dichiarato che «un contributo significativo alla stabilità finanziaria verrebbe dalla creazione di un titolo europeo privo di rischio (European safe asset). L’unico esistente oggi in Europa è il Bund tedesco. Il sistema è asimmetrico: l’emissione è controllata da un solo Paese, ma la domanda viene da tutti i membri dell’unione monetaria. Conclude Savona: «Tale asimmetria è un fattore di instabilità del sistema finanziario dell’eurozona. Comporta fughe di capitali durante le crisi, ostacolando il corretto funzionamento della politica monetaria comune».

BTP IN DISCESA
Anche il rendimento dei decennali italiani sono in discesa, seppur lievemente. I Btp sono infatti passati dal 2,8% di gennaio al 2,14 di questi giorni. La Bce ha dichiarato, tramite Mario Draghi, di essere disposta a stimolare l’economia dell’Ue se necessario, un provvedimento che andrebbe in forte soccorso proprio l’Italia, la cui scarsa considerazione come paese pagatore del proprio debito aveva determinato un aumento del rendimento fino a ridosso del 4% alla fine del 2018. L’apertura a un ulteriore taglio del costo del denaro, o quantomeno la garanzia dei tassi bloccati fino al 2020 inoltrato, ci rende pagatori più affidabili. Perché per restituire eventuali nuovi debiti occorreranno meno soldi. Questo spiega, in buonissima sostanza, il calo del rendimento del Btp, più o meno parallelo al bund.

LO SPREAD ATTENDE L’ECOFIN
Dal canto suo, lo spread, che ufficialmente è il differenziale di rendimento tra i Bund e i Btp, ma che per molti è anche il termometro di gradimento dell’Europa nei confronti del singolo paese, viaggia a quota 244 punti base. In attesa di sapere se Bruxelles, tramite l’Ecofin il prossimo 9 luglio, deciderà di avviare o meno la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per l’extra debito accumulato nel 2018. Un provvedimento che potrebbe riportare il nostro paese al centro delle preoccupazioni dell’Europa.

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