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Buyback: Joe Biden propone di quadruplicare il prelievo fiscale

Buyback: Joe Biden propone di quadruplicare il prelievo fiscale

Saranno tempi duri per le società che intendono premiare gli azionisti con i buyback negli Stati Uniti. Il Presidente Joe Biden proporrà di quadruplicare la tassa sui riacquisti di azioni, come segnalato dall’anteprima del discorso sullo stato dell’Unione che oggi terrà alla Casa Bianca. Nel documento emerge che l’Amministrazione considera questa tassazione come un livellamento di una distorsione nel sistema fiscale tra i diversi modi di restituire gli utili aziendali agli azionisti. Infatti, i dividendi sono soggetti a imposizione fiscale per molti azionisti, mentre i buyback prima di quest’anno non erano tassabili né per la società né per gli azionisti che non vendevano le azioni. Questo è stato finora il motivo per cui Warren Buffett non ha mai voluto distribuire dividendi attraverso la sua Berkshire Hathaway, considerando le cedole inefficienti dal punto di vista fiscale.

Dall’inizio del 2023 è entrato in vigore il prelievo fiscale dell’1% previsto dall’Inflation Reduction Act, con l’obiettivo di raccogliere 74 miliardi di dollari in un decennio. Tali stime includono l’ipotesi che alcune società decidano di remunerare gli azionisti attraverso i dividendi, che sono imponibili. Tuttavia, ora il primo cittadino statunitense reputa che ciò non rallenterà i piani delle aziende americane sui buyback, soprattutto nel settore energetico. Biden invece spinge affinché le società reinvestano la liquidità di cassa, generata magari dagli extra-profitti nel campo dell’energia, per la crescita aziendale e in particolare per movimentare le fonti rinnovabili, oppure affinché aumentino i salari per i lavoratori dipendenti.

 

Il Congresso boccerà la proposta?

In effetti, dalle prime indicazioni delle aziende emerge che le pratiche di riacquisto non cambieranno con una tassa dell’1%. Secondo Howard Silverblatt, analista senior dell’S&P Dow Jones Indices, è probabile che il prelievo riduca gli utili dell’S&P 500 di circa lo 0,5% nel 2023, una cifra esigua per influenzare il comportamento delle società sul buyback. A suo avviso, occorre un’imposizione almeno del 2,5% affinché le aziende comincino a spostare somme di denaro dai riacquisti ai dividendi. Il mese scorso il Presidente della Commissione Finanze del Senato Ron Wyden ha detto che le compagnie petrolifere dovrebbero pagare una tassa sui buyback del 25%.

Questi sforzi però potrebbero essere vani, perché il Congresso difficilmente farà passare la proposta. La Camera è a maggioranza repubblicana e tra le forze di centro-destra non vi è stato un solo parlamentare che abbia approvato la tassa dell’1%, sebbene questa sia stata accolta all’unanimità dai democratici. Quindi, non si vede per quale motivo ora i repubblicani dovrebbero dare il benemerito a una proposta ancora più rigorosa di quella precedente dal punto di vista fiscale. “Joe Biden ha dichiarato guerra ai risparmi di una vita. Ha firmato una tassa azionaria in legge e ora vuole quadruplicarla. Il costo di questa tassa sarà trasferito direttamente a voi. Il tuo 401k e l’IRA varranno meno”, ha dichiarato Grover Norquist, Presidente di Americans for Tax Reform.

 

Buyback: 3 motivi per cui una tassa sarebbe dannosa

Secondo i più grandi contrarian alla tassa sui riacquisti, il provvedimento creerebbe un grande danno sotto diversi punti di vista. Il primo è che frenerebbe la crescita dei fondi pensionistici. Secondo le cifre riportate dalla Tax Foundation, oltre 60 milioni di lavoratori americani hanno risparmi investiti in un conto 401 (k) e i conti pensionistici detengono la quota maggiore di azioni societarie, pari a circa il 37% dei 22.800 miliardi di dollari in circolazione. Il secondo è che gli investimenti produttivi sarebbero limitati e non rilanciati. Infatti, le aziende deciderebbero per i buyback solo dopo aver pianificato gli investimenti e le alternative si sono esaurite. In terzo luogo, il prelievo fiscale rischierebbe di favorire le azioni cinesi rispetto a quelle americane, in quanto in Cina non vi è alcuna tassa sui riacquisti. Questo potrebbe essere un aspetto molto delicato vista la competitività in corso tra le due superpotenze anche sotto il profilo dei mercati finanziari.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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