Il costruttore cinese di automobili Byd ha intensificato i colloqui per fare il proprio ingresso in Formula 1, e il nome che circola con sempre maggiore insistenza per guidare il progetto è quello di Christian Horner, ex team principal della Red Bull Racing, libero da ogni vincolo contrattuale da poche settimane.
Lo rivela il Financial Times, che segnala come i due si siano incontrati la scorsa settimana a margine del Festival di Cannes: Horner e Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd, hanno avuto colloqui diretti, con l’azienda che intende proseguire con ulteriori incontri ad alto livello, coinvolgendo figure del paddock e della Fia. Va detto subito, però, che le trattative sono ancora in una fase iniziale e la stessa Byd ha rifiutato di commentare le indiscrezioni al Financial Times, mentre Li si è limitata a confermare che l’azienda sta discutendo internamente le opportunità nel motorsport, Formula 1 inclusa.
In questo articolo:
- Byd e la Formula 1: i dettagli
- Perché Christian Horner
Byd e la Formula 1: i dettagli
Tra i nodi ancora irrisolti c’è anche quello della power unit: non è chiaro se Byd intenda sviluppare e produrre in proprio un propulsore, scelta costosa e tecnicamente ambiziosa, ma coerente con la sua vocazione di produttore integrato di tecnologia elettrica, oppure optare per la strada più rapida di acquistare motori da uno dei fornitori già presenti sul mercato.
La distinzione non è secondaria: entrare come costruttore di power unit significherebbe un impegno decennale e investimenti che si misurano in miliardi, mentre la via del cliente consentirebbe di accorciare i tempi e contenere i rischi iniziali, al costo però di una dipendenza tecnologica difficile da riconciliare con l’immagine di un gruppo che si presenta al mondo come campione dell’innovazione nell’elettrico.
Byd non è un attore qualunque. Prima casa automobilistica al mondo per volume di vendite di veicoli elettrici e ibridi, l’azienda di Shenzhen ha chiuso il 2025 con ricavi superiori a 100 miliardi di dollari e una quota di mercato in rapida espansione anche in Europa e nel Sud-Est asiatico. Il salto in Formula 1 rappresenterebbe, nell’ottica del management, un moltiplicatore di brand awareness globale difficilmente replicabile con qualsiasi altra operazione di marketing. Li aveva già lasciato intendere la direzione di marcia durante il Gran Premio di Cina di marzo, quando aveva incontrato Stefano Domenicali, ceo di Formula One Management. “Siamo sempre in stretto contatto”, aveva dichiarato. “Mi piace la Formula 1 perché è fatta di passione, cultura e sogni”.
Il presidente della Fia, Mohammed Ben Sulayem, si è detto favorevole a un possibile ingresso cinese, riconoscendo l’interesse del campionato ad espandersi in quel mercato. La strada percorribile sarebbe quella di un dodicesimo team sulla griglia di partenza. Cadillac, sostenuta da General Motors e dal miliardario Mark Walter, ha già inaugurato la stagione 2026 come undicesima scuderia, confermando che la porta d’accesso al campionato è aperta, seppur stretta. Costruire una squadra da zero richiede investimenti nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro solo per le prime stagioni, un budget operativo annuo che si stima intorno al miliardo, e soprattutto tempo: la curva di apprendimento è ripida e impietosa.
Perché Christian Horner
Cadillac, attualmente decima nella classifica costruttori dopo quattro gare, nonostante abbia arruolato veterani come Graeme Lowdon e Pat Symonds, è la dimostrazione più recente di quanto sia arduo competere da subito con le scuderie consolidate. Ed è qui che entra in scena Christian Horner. 52 anni, venti trascorsi ai vertici della Red Bull, quattro titoli costruttori consecutivi dal 2010 al 2013 e poi il double nel 2022 e 2023 con Max Verstappen, il britannico è uscito dal team di Milton Keynes nel luglio 2025 in circostanze tumultuose, dopo mesi di tensioni interne.
Il periodo di gardening (congedo retribuito previsto direttamente dai contratti di lavoro, che i dipendenti o i collaboratori devono obbligatoriamente osservare prima di assumere un nuovo ruolo in un’azienda concorrente) e la clausola di non concorrenza sono scaduti poche settimane fa, rendendolo formalmente libero di rientrare nel paddock. Horner avrebbe già esplorato altre opzioni: i contatti con Aston Martin non si sono concretizzati, mentre rimane aperta, con Mercedes come principale rivale, la partita per rilevare il 24% di Alpine detenuto dal fondo americano Otro Capital.
Byd rappresenterebbe però un percorso alternativo, e forse più ambizioso: non un posto da acquirente di minoranza in una struttura già esistente, bensì la costruzione di un progetto da zero, con ruolo di team principal e quota azionaria. La partita, comunque vada a finire, ha una dimensione che travalica il puramente sportivo. L’ingresso di BYD in Formula 1 sarebbe un atto di politica industriale e comunicazione strategica al tempo stesso: il segnale di un marchio cinese che vuole misurarsi sui palcoscenici globali più visibili, sfidando i grandi costruttori occidentali sul loro stesso terreno. Una mossa che ricorda, per ambizione e portata simbolica, l’ingresso di Toyota o Honda nei decenni passati, ma con una potenza finanziaria e una forza produttiva che nessun costruttore asiatico aveva mai messo sul piatto prima.









