ByteDance conquista i chip AI più avanzati di Nvidia, mentre Pechino spinge il tech

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La corsa cinese all’intelligenza artificiale sta uscendo dai confini nazionali e, insieme, sta cambiando la direzione del credito domestico. Da un lato ByteDance, la casa madre di TikTok, punta secondo il Wall Street Journal a costruire in Malesia una nuova infrastruttura di calcolo basata sui chip Nvidia Blackwell, con un investimento miliardario e una capacità destinata a sostenere ricerca, sviluppo e domanda globale di servizi AI. Dall’altro, le banche cinesi stanno aumentando in modo deciso i finanziamenti verso imprese tecnologiche, semiconduttori, manifattura avanzata e biotecnologie, seguendo una priorità ormai apertamente sostenuta da Pechino.

Ne emerge il profilo di una strategia duplice: portare all’estero una parte della capacità computazionale necessaria alla nuova fase dell’AI e rafforzare all’interno del Paese il sostegno finanziario ai settori considerati decisivi, in un quadro che però lascia aperto anche il tema della qualità futura del credito.

 

In questo articolo:

 

  • La scommessa di ByteDance sulla capacità di calcolo extra-Cina
  • Le banche cinesi riallocano il credito dal mattone alle imprese innovative
  • Pechino accelera sul credito tech, ma cresce l’attenzione sui rischi

 

La scommessa di ByteDance sulla capacità di calcolo extra-Cina

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ByteDance, la casa madre cinese di TikTok, starebbe collaborando con Aolani Cloud, società con base nel Sud-est asiatico, per installare in Malesia circa 500 sistemi di calcolo Nvidia Blackwell, per un totale di circa 36 mila chip B200.

L’operazione, sempre secondo il quotidiano, implicherebbe un investimento superiore a 2,5 miliardi di dollari per la sola infrastruttura hardware. Il dato assume particolare rilievo se confrontato con la dimensione attuale della piattaforma di Aolani, che opererebbe oggi con hardware per un valore di circa 100 milioni di dollari. Il salto di scala sarebbe quindi molto ampio e segnalerebbe la volontà di costruire una base infrastrutturale significativa al di fuori del mercato cinese.

L’utilizzo previsto sarebbe duplice: da un lato supportare la ricerca e sviluppo nell’intelligenza artificiale fuori dalla Cina, dall’altro rispondere alla crescente domanda globale di servizi AI da parte della clientela del gruppo. Aolani, interpellata da Reuters, ha affermato di attenersi pienamente a tutte le normative applicabili in materia di controlli all’export e di voler offrire servizi di cloud computing a numerose aziende in Asia e nel resto del mondo.

Nello stesso contesto si inserisce anche quanto riferito da Reuters il mese precedente, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati disponibili a consentire a ByteDance l’acquisto dei chip Nvidia H200, ma il produttore americano non avrebbe accettato le condizioni proposte per il loro utilizzo. Nvidia e ByteDance non hanno fornito commenti nell’immediato.

 

Le banche cinesi riallocano il credito dal mattone alle imprese innovative

Accanto alla ricerca di capacità di calcolo all’estero, sta prendendo forma un secondo processo: il riposizionamento del credito bancario interno verso il comparto tecnologico.

Secondo quanto riferito da banchieri citati da Reuters, gli istituti di credito cinesi prevedono di destinare maggiori finanziamenti alle aziende tecnologiche e innovative, in risposta all’impegno di Pechino ad adottare in modo aggressivo l’intelligenza artificiale in tutta l’economia e a consolidare il presidio nazionale nei settori emergenti.

La riallocazione è già visibile nei dati. A fine 2025, i prestiti in essere alle piccole e medie imprese del settore tecnologico avevano raggiunto i 3.630 miliardi di yuan, pari a circa 528 miliardi di dollari, in crescita del 19,8% rispetto all’anno precedente e con un ritmo superiore di 13,6 punti percentuali rispetto alla crescita complessiva dei prestiti. Nello stesso periodo, i finanziamenti immobiliari in essere sono invece diminuiti dell’1,6%, attestandosi a 51.950 miliardi di yuan. Il confronto restituisce l’immagine di una riallocazione marcata di capitale rispetto a un settore, quello immobiliare, che per anni aveva occupato una quota molto più ampia dei bilanci bancari.

Un funzionario di una grande banca statale ha spiegato a Reuters che il finanziamento al settore tecnologico è diventato una priorità nell’erogazione dei nuovi prestiti del 2026 e che l’istituto sta rafforzando il sostegno a manifattura avanzata, intelligenza artificiale e biotecnologie. La stessa fonte ha indicato anche la possibilità di introdurre nuove forme di credito a tassi più bassi, pensate appositamente per startup tecnologiche di piccole e micro dimensioni. Da un’altra banca, attiva nella provincia di Jiangsu, arriva un’indicazione ancora più concreta: l’obiettivo dichiarato sarebbe portare la crescita dei nuovi prestiti alle imprese ad alta tecnologia e innovative al 30% entro il 2026, dopo un incremento di circa il 20% l’anno precedente.

 

Pechino accelera sul credito tech, ma cresce l’attenzione sui rischi

Questa svolta del credito è il riflesso di un indirizzo politico preciso. Durante l’assemblea annuale del Congresso Nazionale del Popolo, i vertici cinesi hanno promesso generosi finanziamenti e sostegno politico alla tecnologia e all’innovazione per i prossimi cinque anni. In linea con questo orientamento, China Construction Bank e Bank of China hanno dichiarato che avrebbero adempiuto alle proprie responsabilità mettendosi al servizio delle iniziative tecnologiche strategiche nazionali.

Allo stesso tempo, emergono anche le criticità di questa accelerazione. Sebbene il credito alle imprese high-tech e innovative e alle piccole e medie imprese tecnologiche abbia raggiunto circa l’8% del totale dei prestiti lo scorso anno, contro una quota intorno al 19% per il settore immobiliare, alcuni analisti avvertono che una parte di questi finanziamenti potrebbe rivelarsi problematica, soprattutto nei segmenti caratterizzati da sovraccapacità produttiva.

Gary Ng, senior economist di Natixis, sottolinea che molte startup tecnologiche si trovano in una fase iniziale del loro sviluppo, con flussi di cassa operativi negativi, tassi di fallimento più elevati e garanzie spesso basate sulla proprietà intellettuale. Sono caratteristiche che rendono più difficile per le banche valutare la solidità dei modelli di business e stimare i potenziali tassi di recupero. 

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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