Nel primo semestre del 2025, le catastrofi naturali hanno causato danni assicurati pari a 80 miliardi di dollari, secondo le stime preliminari dello Swiss Re Institute, divisione di Swiss Re dedicata alla ricerca e alla conoscenza sul rischio. Un dato che segna quasi il doppio rispetto alla media degli ultimi dieci anni e costituisce già oltre la metà delle previsioni per l’intero anno (150 miliardi di dollari). Questo andamento rafforza il trend strutturale di crescita annua del 5-7% nei danni causati da eventi naturali, accentuando il legame sempre più evidente tra i costi delle calamità e il cambiamento climatico.
In questo articolo:
• Incendi e tempeste: gli eventi estremi che pesano di più
• Cambiamento climatico: l’adattamento è la priorità strategica per assicurazioni e comunità
• Le previsioni per la seconda metà dell’anno
• La sfida assicurativa nel contesto del cambiamento climatico
Incendi e tempeste: gli eventi estremi che pesano di più
Il 2025 ha visto il peggior evento assicurativo di sempre legato a incendi boschivi: i roghi che hanno colpito la contea di Los Angeles a gennaio hanno generato perdite per 40 miliardi di dollari. Le cause? Una stagione dei venti di Santa Ana prolungata, precipitazioni estremamente scarse e un’espansione urbana in aree ad alto rischio. Sono andati distrutti oltre 16.000 edifici, molti dei quali in zone residenziali di alto valore.
Negli ultimi dieci anni, l’incidenza assicurativa degli incendi è salita dall’1% al 7% del totale delle perdite da catastrofi naturali secondo le rilevazioni dello Swiss Re Institute. Il riscaldamento globale e i cambiamenti nel regime delle piogge hanno amplificato il rischio, in combinazione con una crescente urbanizzazione nelle interfacce urbano-rurali (Wui). Negli Stati Uniti, e in particolare in California, l’espansione delle aree Wui è cresciuta dell’80% in più rispetto alle zone non Wui dal 1990, aumentando l’esposizione.
A rendere ancora più onerosa la contabilità delle perdite è la categoria delle tempeste convettive severe (o severe convective storm, Scs), che solo nel primo semestre hanno causato danni per 31 miliardi di dollari. Sebbene sotto la media degli ultimi anni e delle stime previsionali, le Scs — che comprendono grandinate e tornado — rimangono uno dei principali fattori di sinistrosità globale. Il cambiamento climatico agisce come moltiplicatore dei rischi anche in questo ambito: l’inflazione, l’aumento del valore dei beni e la densificazione urbana in aree esposte contribuiscono all’escalation dei danni economici.
Cambiamento climatico: l’adattamento e la priorità strategica per assicurazioni e comunità
L’incremento delle perdite legate a eventi naturali impone un’accelerazione nelle politiche di mitigazione e adattamento. Secondo Jérôme Haegeli, capoeconomista di Swiss Re Group, le strategie preventive — come barriere anti-inondazione, norme edilizie più rigorose e pianificazione urbana restrittiva — sono fino a dieci volte più efficienti in termini di costi rispetto alla semplice ricostruzione post evento.
“La leva più efficace per aumentare la resilienza e la sicurezza delle comunità – spiega Haegeli nel rapporto dello Swiss Re Institute – è raddoppiare gli sforzi in materia di mitigazione e adattamento. È qui che tutti possono contribuire a ridurre le perdite prima che si verifichino”.
Le misure di adattamento diventano così uno strumento economico oltre che ambientale, specialmente in uno scenario di cambiamento climatico che riduce l’affidabilità dei modelli storici. Il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar a marzo, provocando danni stimati in 1,5 miliardi di dollari nella sola Thailandia, rappresenta l’eccezione in un contesto dove le catastrofi idrometeorologiche dominano. Tuttavia, evidenzia come la portata dei rischi naturali si estenda su scala regionale e transfrontaliera.
Le previsioni per la seconda metà dell’anno
La seconda metà del 2025 è partita con segnali allarmanti: ondate di calore superiori ai 40 °C in Europa occidentale, incendi boschivi in vari Paesi e inondazioni improvvise in Texas dovute a piogge torrenziali. Gli occhi ora sono puntati sulla stagione degli uragani nell’Atlantico settentrionale, prevista più intensa della media con 3-5 uragani maggiori in arrivo. La vulnerabilità delle comunità costiere, dalla Florida ai Caraibi, rende cruciale il tema della resilienza preventiva.
“Con il 60% delle perdite assicurate annuali dovute a catastrofi naturali che storicamente si verificano nella seconda metà dell’anno, il periodo che ci attende rimane pieno di incertezze. iI totale dei danni assicurati per il 2025 potrebbe quindi superare le previsioni” spiegano dallo Swiss Re Institute, con un totale annuo previsto a 150 miliardi di dollari.
“Per gli assicuratori e le comunità esposte – continua il rapporto – il fattore chiave che determina l’entità delle perdite è il luogo dove l’uragano colpisce. Il ventesimo anniversario dell’uragano Katrina ci ricorda che i cicloni tropicali, in particolare gli uragani di grande intensità, rappresentano un rischio significativo per le coste orientali e del Golfo del Nord America, nonché per i Caraibi. Per le comunità costiere, la preparazione e la resilienza preventiva sono essenziali per ridurre al minimo l’impatto”.
La sfida assicurativa nel contesto del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico, pur agendo in modo non lineare, amplifica la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, rendendo obsoleti i modelli predittivi tradizionali. In questo contesto, i riassicuratori assumono un ruolo strategico. Come sottolinea Balz Grollimund, head Catastrophe Perils di Swiss Re, non si tratta solo di “ammortizzatori” finanziari, ma di attori chiave nella gestione preventiva del rischio. La loro capacità di modellizzare, quantificare e redistribuire i rischi attraverso partnership pubblico-private è oggi essenziale per costruire risposte più robuste e rapide.
Il legame tra assicurazioni e cambiamento climatico è ormai diretto: la resilienza dei sistemi economici dipende dalla capacità di adattarsi a un panorama meteorologico sempre più instabile. Con l’intensificarsi dei fenomeni estremi, le stime di perdita diventano meno prevedibili, mentre la pressione sugli assicuratori cresce. La sfida non è solo proteggere i beni esistenti, ma ripensare l’intero modello di gestione del rischio alla luce dell’evidente transizione climatica in atto.









