Cambiamento climatico: prossimi 10 anni sono decisivi - Borsa e Finanza

Cambiamento climatico: prossimi 10 anni sono decisivi

Cambiamento climatico: prossimi 10 anni sono decisivi

La sentenza degli scienziati sul cambiamento climatico è perentoria: se non si abbassa subito il riscaldamento globale sotto i 2°C la Terra rischia danni irreversibili. Gli accordi tra i Paesi scaturiti dal COP26 di Glasgow per abbattere le emissioni di carbonio entro la metà del secolo sono un passo avanti importante, perché finalmente vi è almeno l’impegno di mettere in pratica quanto risultante dall’Accordo di Parigi del 2015. 

Ancora rimangono però parecchie zone grigie, in merito soprattutto alle modalità attraverso le quali le Nazioni intendono ridurre il livello di CO2 nell’emisfero terrestre e alle resistenze di alcuni Stati chiave come Cina, India e Indonesia, le cui centrali di carbonio rappresentano ancora una parte fondamentale della propria attività produttiva e del proprio fabbisogno energetico. 

L’obiettivo finale è quello di arrivare gradualmente al tanto sospirato livello di riscaldamento di 1,5°C, perché quello che si sta vedendo non può più essere tollerato. Quest’anno la frequenza di eventi metereologici estremi è aumentata in maniera preoccupante, come le inondazioni nell’Europa occidentale, le ondate di calore nell’America Nord-Occidentale e il livello di siccità in Africa e in Sud-America.

 

Gli effetti sull’economia del cambio in atto

Ma quale sarà l’impatto effettivo che il cambiamento climatico avrebbe sulla produzione globale? Non è facile avere una precisa stima dei danni macroeconomici che comporterebbe il mantenimento di una situazione siffatta. Ovviamente molto dipende dalla frequenza e dall’entità attraverso le quali gli eventi metereologici si ripeteranno creando shock negativi all’economia, con perdite di produzione e danneggiamenti alle infrastrutture. Allo stesso modo molto dipenderà da quanto rapidi saranno le risposte da parte dei policymaker nell’affrontare la situazione e nella transizione degli investimenti verso un’economia carbon neutral. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha provato a tracciare uno scenario pessimistico in cui entro la fine del secolo un cambiamento climatico non attenuato determinerebbe una riduzione della produzione di quasi il 30% rispetto a uno scenario normale. La compagnia assicurativa Swiss Re invece ha stimato che il calo produttivo potrebbe essere entro il 2050 tra il 2% e il 9%, in funzione di quanto sarà l’entità del riscaldamento e quindi delle misure prese dai Governi per combatterlo. Nella peggiore delle ipotesi la società svizzera con sede a Zurigo ha previsto un calo di circa il 15% in Regioni come il Medio Oriente e l’Africa. 

La Banca Centrale Europea non ha ancora fatto stime precise ma ha sottolineato come l’impatto economico sarà sicuramente invalidante e ampio, aumentando via via che cresce il riscaldamento globale. Il modo attraverso cui si potrà riflettere sull’economia è dato dalla diminuzione di produzione derivante dai danni fisici, da un calo degli investimenti e dal peggioramento dello stato di salute dei lavoratori. Inoltre si verrebbe a creare una sorta di migrazione di massa dalle aree più minacciate come quelle più povere verso le Regioni dove l’implicazione economica sarebbe più limitata.

 

Cambiamento climatico: conclusioni

La decarbonizzazione totale avrà inevitabilmente un effetto economico negativo nel breve termine, ma nel lungo periodo gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture green e nelle nuove tecnologie pulite riusciranno a compensare il danno. Questa è la principale notizia positiva di tale processo di transizione e che deve fare da stimolo e da guida verso la sua realizzazione. 

I prossimi 10 anni saranno decisivi, per determinare se effettivamente i Paesi abbiano politicamente l’intenzione di un radicale cambio di marcia. Un ulteriore ritardo verso il cambiamento aumenterà i costi della trasformazione dell’economia globale, che pagheranno inevitabilmente le prossime generazioni.

 

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