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I campioni dell’inclusione nel fondo di AllianceBernstein

L'ingresso del quartier generale di Alliance Bernstein

La lettera più famosa dell’acronimo ESG, che sta per environment, social e governance, è la prima. Il tema ambientale, per i suoi impatti evidenti sulla vita di tutti i giorni, è quello che più ha attirato l’attenzione dei governi e degli investitori. E gli asset manager hanno risposto con dovizia di proposte di investimento. Ora l’attenzione si sta spostando anche sulla seconda lettera, la S di social. All’interno del tema delle problematiche sociali rientrano le condizioni di lavoro, la tutela della salute, l’istruzione, la diversità culturale, di sesso e di religione, la parità di genere. Il nuovo fondo AB Diversity Champions Equity Portfolio pone l’attenzione su un segmento specifico delle problematiche sociali, quello della diversità, dell’equità e dell’inclusione.

Per le aziende stanno diventando temi sempre più importanti. Il rischio di incappare in una causa per discriminazione o per sfruttamento del lavoro, è oggi sanzionata con forza dalla clientela. Ma non si tratta solo di rischio penalizzazione. La cura di questi aspetti è per le aziende un fattore di spinta positivo, come spiega Vivian Lubrano, co-gestore del portafoglio AB Diversity Champions Equity Portfolio: “C’è un fattore sempre più importante che può aiutare le imprese ad avere successo: la creazione di una forza lavoro che abbracci i benefici di diversità, equità e inclusione. Riteniamo che questo vantaggio competitivo non sia ancora stato adeguatamente compreso o valutato dal mercato. Il nostro obiettivo è di portarlo alla ribalta”.

 

Le caratteristiche del fondo che sostiene l’inclusione

Il fondo AB Diversity Champions Equity, identificato dal codice ISIN LU2551838423, ha spese correnti pari all’1,75%, commissioni di gestione dell’1,5% e una commissione massima di vendita del 5%. È domiciliato in Lussemburgo e, al 31 gennaio 2023, un portafoglio composto da 34 azioni per un totale di 3,15 milioni di dollari di asset. Rientra nella classificazione dell’articolo 9 della Sfdr (Sustainable Financial Disclosure Regulation) e seleziona le azioni da includere nel portafoglio seguendo come criterio guida gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

“Nello specifico – spiegano da AB – la strategia si concentra su società globali che sono allineate ad almeno uno dei tre obiettivi di sviluppo sostenibile che promuovono la parità di genere, il lavoro dignitoso e la crescita economica, così come la riduzione delle disuguaglianze”. Vengono incluse nel portafoglio le società che colgono i benefici derivanti dalle pratiche di inclusione DEI e che si posizionano nella prima metà delle classifiche dei sei pilastri del Diversity Champion Assessment di AB. “Numerosi dati dimostrano che le aziende con una forza lavoro più diversificata tendono a sovraperformare quelle con team meno diversificati. La diversità porta a una visione più ampia e a risultati migliori” ha commentato Janessa Cox-Irvin, responsabile globale Diversiry, Equity and Inclusion and Corporate Citizenship di AB.

 

Il portafoglio dell’AB Diversity Champions Equity

L’esposizione del portafoglio del fondo AB Diversity Champions Equity al 31 gennaio 2023 era per la maggioranza a società quotate in dollari Usa. Queste rappresentavano il 63,61% del portafoglio contro meno del 10% riservato alle società dell’area euro (9,08%). Nell’asset allocation è presente anche una quota di società di Paesi emergenti in quanto il portafoglio mostra un’esposizione del 6,53% al nuovo dollaro di Taiwan, del 2,67% alla rupia indonesiana e del 2,29% al peso messicano. All’interno dell’area euro le maggiori quote detenute sono quelle in società spagnole (3,91%), danesi (2,81%) e francesi (2,52%).

Ampia la diversificazione settoriale con un solo settore che raggiunge la quota del 20% sul peso complessivo del portafoglio. Si tratta del comparto finanziario. Seguono quasi appaiati, tra il 15% e il 16,7% l’IT, l’health care e l’industriale. Sopra il 10%, al 12,41% i consumi discrezionali. Per quanto riguarda le maggiori partecipazioni, nessuna quota supera il 5%. Le principali dieci partecipazioni al 31 gennaio 2023 erano:

 

  • AIA Group 4,31%
  • Charles Schwab 4,12%
  • IQVIA Holdings 4,11%
  • Gen Digital 3,99%
  • BBVA 3,84%
  • Zoetis 3,69%
  • Sinbon Electronics 3,66%
  • Otis Worldwide Corp. 3,61%
  • Tapestry 3,59%
  • CubeSmart 3,27%

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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