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Carry trade: cos’è e come funziona

Carry trade: cos'è e come funziona

Gli operatori dei mercati valutari sovente effettuano delle operazioni sulle divise conosciute come carry trade. L’obiettivo è quello di sfruttare la differenza di rendimento che una coppia di valute presenta in un certo momento per ottenere profitto. Questo è tanto più vero quanto più l’economia mondiale vive un periodo di scarsa stabilità a livello economico, il che richiede un intervento sui tassi d’interesse da parte delle Banche centrali dei vari Paesi. Vediamo quindi nel dettaglio come viene effettuato il carry trade, quali vantaggi comporta e i rischi a cui si va incontro.

 

Carry trade: definizione e funzionamento

Il carry trade è una operazione con la quale un trader del Forex acquista una valuta che ha un alto rendimento, finanziandosi con un’altra a basso rendimento. In questo modo paga tassi d’interesse contenuti sul prestito in valuta ricevuto e ottiene tassi d’interesse più elevati dalla valuta su cui investe, lucrando sulla differenza. Se ad esempio, come in questo momento, il dollaro USA rende il 4,75% e l’euro il 3%, si possono prendere a prestito euro pagando il 3% e comprare dollari ottenendo il 4,75%. Ovviamente, l’esempio è semplicistico basandosi sui tassi di riferimento stabiliti dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea. Quando si fa un’operazione di carry trade, in realtà i tassi sono stabiliti dalle banche che forniscono liquidità al mercato, le cui condizioni sono stabilite però facendo riferimento al costo del denaro delle Banche centrali.

Un’operazione molto in voga in passato, ma che ora è tornata di attualità, consisteva nell’ottenere finanziamenti in yen pagando tassi d’interessi quasi a zero e investendo in dollari o titoli di Stato USA, che rendevano di più e che erano sicuri. Oggi, l’operazione di carry trade su USD/JPY è molto vantaggiosa, poiché la Bank of Japan ancora mantiene tassi negativi, mentre la Fed da marzo 2022 ha sferrato una serie di rialzi che hanno portato il tasso di riferimento al 4,75%.

 

I rischi

Il carry trade può essere attuato combinando diverse coppie di valute. Tuttavia, finanziarsi con monete che rendono poco per investire in quelle che hanno altissimi rendimenti non è affatto garanzia di successo. Ad esempio, in teoria si potrebbero vendere yen e comprare lire turche che hanno un rendimento dell’8,5%, ottenendo uno spread di rendimento di quasi 9 punti percentuali. L’occasione potrebbe essere ghiotta se non fosse che la divisa di Ankara è estremamente volatile, il che significa che il guadagno ottenuto con il carry trade potrebbe essere spazzato via dall’andamento negativo del cambio. Per questa ragione, è preferibile fare questo tipo di operazioni con valute relativamente stabili, sebbene non vi sia alcuna garanzia che la perdita sul cambio non annulli i profitti conseguiti dalla differenza dei rendimenti. Del resto, di norma più una valuta è redditizia, più si presta a oscillazioni violente.

C’è da aggiungere che le operazioni di carry trade portate all’estremo espongono spesso a reazioni violente sul mercato dei cambi. Ad esempio, nel 1998 molti trader effettuavano transazioni di questo tipo con lo yen preso a prestito per investire in dollari statunitensi. Quando un’ondata di avversione al rischio spinse gli investitori a riversarsi sulla valuta nipponica nella veste di bene rifugio, lo yen si apprezzò del 15% in soli quattro giorni nei confronti del biglietto verde, mandando all’aria i piani dei carry trader.

Quando si opera con un broker, per ogni cambio a fine giornata vengono addebitati/accreditati gli swap, che non sono altro appunto che la differenza di rendimento calcolato a un giorno tra le due divise oggetto del cross che rimane aperto. Se la differenza di tassi è positiva, allora si ha un accredito; viceversa si ha un addebito. Se ad esempio si ha un’operazione aperta su USD/JPY di 10.000 dollari e il fornitore di liquidità del broker applica i tassi uguali a quelli delle Banche centrali, a fine giornata si avrà un accredito per l’acquisto di dollari del 4,75% e un addebito per il finanziamento di yen pari a zero. Quindi ogni giorno, verrà accreditata la cifra di 4,75%*10.000/365= 1,30 dollari.

In questa maniera non si sta facendo altro che carry trade. Vi è però un altro rischio, ossia quello derivante dalla variazione dei tassi d’interesse da parte delle Banche centrali che portano i fornitori di liquidità ad adeguarsi. Quindi se la BoJ nell’esempio decide di aumentare i tassi dell’1%, a quel punto il margine di interesse giornaliero non sarà più del 4,75%, ma scenderà al 3,75%.

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