Chip, Shanghai risponde a Wall Street: in arrivo la mega ipo di CXMT

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Lunedì 27 luglio la campanella dello Star Market di Shanghai dovrebbe suonare per ChangXin Memory Technologies, la società di Hefei nota con l’acronimo CXMT che nel giro di un decennio è diventata il campione nazionale cinese delle memorie DRAM. La data, riferita da Reuters attraverso fonti vicine al dossier, non è stata confermata ufficialmente dalla società, ma il quadro è già definito: sarà la più grande quotazione mai realizzata da un produttore di semiconduttori cinese su un listino domestico, la più grande Ipo asiatica del 2026 e, soprattutto, il segnale politico che Pechino attendeva. Il capitale necessario a finanziare i propri campioni tecnologici può essere raccolto in casa, senza passare da New York.

 

In questo articolo:

 

  • La quotazione di CXMT e il confronto con Wall Street
  • Chi è CXMT e cosa produce
  • I numeri dell’ipo di CXMT
  • Il nodo della liquidità

 

La quotazione di CXMT e il confronto con Wall Street

Il tempismo non è casuale. Il primo semestre del 2026 ha visto Wall Street riprendersi la corona globale delle quotazioni grazie allo sbarco di SpaceX sul Nasdaq il 12 giugno, un’operazione da 75 miliardi di dollari saliti a 85,7 con l’esercizio dell’opzione di sovrallocazione: la più grande Ipo della storia.

Hong Kong ha chiuso i sei mesi con 26,4 miliardi di dollari raccolti sul listino principale, in crescita dell’84% su base annua secondo i dati Lseg, mentre il mercato delle A-share ha raccolto 100,5 miliardi di yuan in 79 operazioni, con un progresso dell’87% rispetto allo stesso periodo del 2025 secondo Kpmg.

Sommati, i mercati delle A-share e di Hong Kong hanno rappresentato nel semestre un terzo del numero di Ipo mondiali e il 22% dei capitali raccolti, stima Ey. La quotazione di CXMT è il tassello che mancava a questo disegno: una società inserita nel cuore della guerra tecnologica con Washington che si finanzia sul mercato interno, davanti a una platea di investitori retail e istituzionali domestici.

Chi è CXMT e cosa produce

Fondata nel 2016 con il sostegno del governo municipale di Hefei, nella provincia dell’Anhui, CXMT ha costruito la propria base tecnologica rilevando brevetti e competenze del produttore tedesco Qimonda, travolto dall’insolvenza nel 2009. Il perimetro industriale conta oggi tre stabilimenti per wafer da 12 pollici, distribuiti fra Hefei e Pechino, e quattro generazioni di tecnologia DRAM sviluppate internamente, fino ai chip DDR5 presentati alla fine dello scorso anno. Le DRAM sono le memorie ad accesso casuale che immagazzinano temporaneamente i dati in smartphone, personal computer e, sempre più, nei server che alimentano il cloud computing e i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

Dopo nove round di finanziamento che hanno portato nel capitale investitori come Alibaba e Xiaomi, la società è diventata il quarto produttore mondiale di DRAM con una quota di mercato di circa il 7,7% nel 2025, secondo i dati riportati nel prospetto informativo. Davanti restano Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology, che insieme controllano oltre il 90% del mercato.

Il ciclo espansivo delle memorie innescato dalla domanda per l’intelligenza artificiale ha fatto il resto. I ricavi sono passati da 8,29 miliardi di yuan nel 2022 a 61,8 miliardi nel 2025, esercizio in cui la società ha registrato il primo utile della propria storia, 1,88 miliardi di yuan, dopo tre anni consecutivi di perdite. L’accelerazione del 2026 è di un altro ordine di grandezza: nel solo primo trimestre i ricavi hanno raggiunto 50,8 miliardi di yuan, in crescita del 719% su base annua, con un utile netto di pertinenza di 24,76 miliardi, mentre per il primo semestre la società indica ricavi compresi fra 110 e 120 miliardi di yuan e un utile fra 50 e 57 miliardi. In sei mesi, in altre parole, CXMT prevede di fatturare quasi il doppio dell’intero esercizio precedente.

I numeri dell’ipo di CXMT

Il prezzo di collocamento è stato fissato a 8,66 yuan per azione, pari a circa 1,28 dollari. Con quasi 6,7 miliardi di titoli offerti, corrispondenti al 10% del capitale post-aumento, la raccolta lorda si attesta a 57,9 miliardi di yuan, ovvero circa 8,5 miliardi di dollari. Se l’opzione greenshoe del 15% verrà esercitata integralmente, l’offerta salirà a 7,7 miliardi di azioni e la raccolta potrà arrivare a 66,6 miliardi di yuan, poco meno di 9,9 miliardi di dollari. La capitalizzazione implicita al debutto è di 579 miliardi di yuan, circa 85,2 miliardi di dollari. Per dimensione, l’operazione supera i 53,23 miliardi di yuan raccolti da Smic nel 2020, che deteneva finora il primato sullo Star Market.

Vale la pena notare che la raccolta effettiva è quasi doppia rispetto ai 29,5 miliardi di yuan che il prospetto destinava ai progetti di investimento: 20,5 miliardi, pari al 69,5% del totale, per l’aggiornamento delle linee produttive e delle tecnologie DRAM, e 9 miliardi per la ricerca sulle memorie di prossima generazione. Il percorso verso la quotazione non è stato lineare. CXMT è stata il primo dossier ammesso allo Star Market attraverso il meccanismo di “pre-review” introdotto dalla China Securities Regulatory Commission, una procedura riservata pensata per proteggere le informazioni sensibili delle società attive in tecnologie considerate strategiche: la domanda è stata accolta il 30 dicembre 2025, ma il 31 marzo la Borsa di Shanghai ha sospeso l’istruttoria per il superamento dei termini di validità dei dati finanziari depositati, un passaggio procedurale ricorrente nel mercato cinese, prima della ripresa in primavera.

La domanda è stata imponente ma non euforica. La tranche retail è stata sottoscritta 243,93 volte, mentre gli investitori istituzionali – fondi comuni, fondi pensione e assicurazioni – hanno richiesto complessivamente 1.240 miliardi di azioni a fronte di 2,17 miliardi di titoli loro riservati, per un rapporto di copertura di circa 570 volte. Numeri elevati in assoluto, ma inferiori a quelli registrati dalle più recenti Ipo tecnologiche cinesi, segnale della cautela introdotta dalla correzione globale dei titoli dei semiconduttori. Il meccanismo di clawback ha spostato una parte dell’offerta dagli istituzionali al retail, portando il tasso di assegnazione attorno allo 0,47%, un livello alto per gli standard del listino.

Il nodo della liquidità

È proprio qui che si concentra il problema. Nel sistema cinese il denaro versato per sottoscrivere le nuove azioni resta congelato fino al completamento delle assegnazioni e dei rimborsi, sottraendo temporaneamente potere di acquisto al mercato secondario. Per procurarsi quella liquidità, molti investitori vendono posizioni esistenti e preservano capacità di margine, con un effetto che si scarica anzitutto sui comparti più sensibili ai flussi: chip, intelligenza artificiale, big data.

Dal picco del primo luglio l’indice Star 50 ha perso circa il 25%, bruciando oltre 4.000 miliardi di yuan di capitalizzazione, quasi 600 miliardi di dollari. Il 17 luglio i listini di Shanghai e Shenzhen hanno archiviato quella che Reuters ha definito la peggiore settimana degli ultimi due anni e mezzo. “CXMT sta risucchiando troppo denaro, e gli investitori votano con i piedi”, ha commentato all’agenzia Stephen Huang, gestore di un hedge fund di Shanghai.

Gli analisti interpellati da Cnbc invitano però a distinguere causa ed effetto. Benjamin Cavender, managing director di Cmr Consulting, definisce “plausibile” un impatto di breve periodo sulla liquidità dello Star Market e dei titoli legati a semiconduttori e intelligenza artificiale, ma avverte che l’effetto potrebbe durare più a lungo se il mercato si convincerà di dover assorbire una sequenza continua di mega collocamenti di campioni nazionali, “non perché una singola Ipo rimuova liquidità in modo permanente” bensì perché cambia l’equilibrio fra domanda e offerta di titoli ad alta crescita.

Altri osservatori citati dall’emittente statunitense indicano nel posizionamento affollato e nell’elevata leva finanziaria del comparto tecnologico delle A-share la causa primaria della correzione, amplificata dallo spillover del ribasso dei titoli dei chip coreani. La stampa finanziaria di Stato, con lo Shanghai Securities Journal, ha replicato sostenendo che la liquidità del sistema resta abbondante e che le grandi quotazioni non modificano la direzione di fondo del mercato.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari