Chi è Uare.ai: la startup ex Eternos finanziata da Mayfield e Boldstart Ventures

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La nuova industria del ventunesimo secolo è legata alle applicazioni di intelligenza artificiale, e la startup statunitense Uare.ai (ex Eternos), ancora avvolta nel massimo riserbo sui suoi segreti tecnologici, si lancia nella corsa, puntando a sfidare apertamente colossi come OpenAI, Meta, Google, Microsoft e Anthropic. A differenza di queste Big tech, l’azienda ha sviluppato un’innovativa AI individuale che mette l’unicità davanti a tutto: diversamente da superintelligenze generaliste come ChatGpt che imparano da tutti, Uare.ai impara dal singolo utente.

Sostenendo di aver risolto uno dei problemi più complessi connessi alla tecnologia e all’etica dell’intelligenza artificiale, la startup mira a competere sul mercato con una soluzione che offre gemelli digitali unici, progettati per proteggere il nostro patrimonio personale. Una scommessa che parte da una certezza – “la genialità umana nasce dall’autenticità, non dall’imitazione” – e da una domanda del suo fondatore: possiamo preservare la fedeltà di un individuo, la sua vita, la sua voce e il suo modo di pensare?

 

In questo articolo:

 

  • Uare.ai, l’ex Eternos punta sull’AI personale
  • Dall’eredità digitale all’uso professionale
  • Come funziona il framework Human Life Model
  • La monetizzazione dell’IA autobiografica

 

Uare.ai, l’ex Eternos punta sull’AI personale

Si tratta di una sfida tutt’altro che facile per il founder Robert LoCascio, un passato trentennale da creatore prima e amministratore delegato poi di LivePerson, la piattaforma conversational cloud quotata in Borsa che aiuta le aziende a comunicare con i clienti attraverso canali di messaggistica. Nel 2024, lasciata l’azienda che ha lanciato e sempre più interessato agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, ha fondato e autofinanziato Eternos, quello che definisce un legacy service per permettere alle persone di preservare la propria voce e i propri ricordi per la famiglia e i propri cari dopo la loro scomparsa.

Il primo caso di una persona che ha voluto generare un’eredità immateriale per lasciare una traccia digitale di sé dopo la morte è stato quello di Michael Bommer, un malato terminale di 60 anni che nel 2024 ha trascorso 25 delle sue ultime ore a raccontare la propria storia per cercare di continuare a parlare con sua moglie Anett. Bommer ha registrato 150 vicende della sua vita privata, a partire da quando era giovane fino alla reazione alla diagnosi di cancro al colon. Questo insieme di memorie e valori è conservato in un cloud, custode di tutta la conoscenza e i principi che Michael ha lasciato all’AI.

 

Dall’eredità digitale all’uso professionale

Da qualche giorno Eternos ha un nuovo nome e una missione modificata. Uare.ai continua a voler replicare l’essere umano, ma non si rivolge esclusivamente a chi si sta preparando alla morte. La startup ha chiuso un round di finanziamento seed di 10,3 milioni di dollari guidato da Mayfield (fondo di venture capital che investe in progetti di AI ed intelligenza collaborativa) e Boldstart Ventures, l’inception fund di Miami che si concentra su startup di infrastrutture AI, crypto e mondo cyber. La rinnovata mission è costruire una nuova economia della conoscenza.

L’azienda ha messo a punto il modello Human Life Model, un framework proprietario per costruire AI personali incentrate sul singolo individuo. Hlm è un modulo privato e personale, che pensa, parla e ricorda come l’utente senza dipendere dagli Llm più diffusi. LoCascio vede nell’utilizzo di questa tecnologia l’opportunità di aiutare le persone a creare intelligenze artificiali personalizzate potenzialmente monetizzabili, capaci di generare valore dalla conoscenza pratica e moltiplicare la produttività in diversi contesti.

 

Come funziona il framework Human Life Model

Il modello, attualmente disponibile soltanto in early access, si rivolge a professionisti, consulenti e creatori di contenuti, oltre che a persone comuni. Ogni utente può creare e monetizzare il proprio modello personale, dando vita ad una replica digitale di sé stesso che diventa un’estensione scalabile dell’identità privata e professionale. Il soggetto si racconta all’AI, utilizzando la voce, le parole e le immagini; l’Hlm raccoglie i dati individuali ed elabora il materiale fondendolo con le informazioni sulla carriera, le competenze e le esperienze accumulate. Da questo mix prende forma un’AI completamente esclusiva.

“Ho iniziato a rendermi conto che i grandi modelli prendono i nostri set di dati e diventano più intelligenti proprio grazie a noi. Non dobbiamo seguire quella strada. Il modello è tuo, puoi condividerlo e monetizzarlo”, ha spiegato LoCascio in un’intervista a TechCrunch. Human Life Model garantisce proprietà, sicurezza e onestà: non inventa né improvvisa risposte per colmare le lacune. Se non ha un dato, non lo elabora. Non solo: l’intelligenza artificiale individuale può aiutare a far riaffiorare ricordi e rimossi, fornendo un supporto significativo per la cura della memoria. 

Una volta generato l’alter ego, l’agente personale di Uare.ai realizza progetti, produce testi, gestisce clienti, risponde a domande, come un qualsiasi chatbot di quelli in circolazione. I dati containerizzati rimangono sotto il completo controllo dell’utente, che può esportarli, spostarli o eliminarli in qualsiasi momento. Grazie alla tecnologia Neural Voice, si può ottenere una voce modellata su quella naturale. Allo stesso modo, è possibile creare un avatar digitale. Tutto il processo avviene in un unico spazio di lavoro che sostituisce strumenti Web2 sparsi come app, post e newsletter.

 

La monetizzazione dell’IA autobiografica

Prosumer e creator possono monetizzare condividendo risorse, conversazioni o competenze generate dall’intelligenza artificiale direttamente con il proprio pubblico. L’utente può condividere il modello ottenuto privatamente con amici, familiari o clienti, oppure pubblicare i contenuti approvati in un feed curato o in un marketplace. L’AI personale può essere messa in vendita tramite abbonamento o in qualsiasi altro modo: all’utente rimane sempre il controllo su cosa viene condiviso, chi lo vede e come viene definito il prezzo.

“Non dobbiamo cedere i nostri dati per rendere intelligenti gli altri: possiamo diventare noi stessi la nostra AI”, ha sottolineato LoCascio. “Uare.ai non punta ai creatori di massa, ma ai professionisti, ai consulenti, ai Cpa, alle persone reali che costruiscono valore attraverso la propria esperienza diretta”, ha aggiunto Navin Chaddha, managing partner di Mayfield. Il lancio ufficiale è previsto per la fine del 2025: l’obiettivo di un’intelligenza artificiale singolare è ambizioso di per sé, ma conta su solide basi sia finanziarie sia filosofico-tecnologiche.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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