Chip: Biden e Trump spaventano i mercati, vendite sulle azioni del settore

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Le indiscrezioni che l’amministrazione Biden stia prendendo in considerazione una serie di norme per reprimere le aziende che esportano in Cina apparecchiature critiche per la produzione di chip, hanno atterrato le azioni del settore in Borsa. Una grandinata di vendite, in particolare, si è abbattuta sul titolo ASML ad Amsterdam, in calo di oltre l’8%, nonostante la più grande azienda tecnologica europea abbia riportato dati incoraggianti sugli ordini e una trimestrale solida.

Il colosso olandese detiene il monopolio sulla produzione delle macchine che servono per creare i semiconduttori più avanzati. Tuttavia i Paesi Bassi – su pressione degli Stati Uniti finalizzata a rallentare i progressi tecnologici della Cina – a gennaio 2024 hanno vietato le esportazioni delle categorie più avanzate delle attrezzature ASML alle aziende cinesi. Si tratta delle macchine per litografia DUV a inversione.

Il problema è che il governo USA ha detto agli alleati che potrebbe utilizzare la Foreign Direct Product Rule di Washington, o FDPR, che consente agli Stati Uniti di mettere sotto controllo i prodotti fabbricati all’estero se usano anche la più piccola quantità di tecnologia americana. Questo andrebbe a intaccare circa il 15% delle vendite effettuate da ASML in Cina. Pechino ha rappresentato quasi la metà delle entrate di ASML nel secondo trimestre, segnando un aumento del 21% rispetto al periodo precedente. Tuttavia, le esportazioni dell’azienda con sede a Vendhoven hanno riguardato apparecchiature più vecchie, che non violano le regole imposte a gennaio.

 

Chip: anche Nvidia e TSMC nel mirino degli investitori

All’apertura delle contrattazioni di Wall Street gli investitori hanno messo nel mirino anche le azioni Nvidia, in calo di oltre 4 punti percentuali. Anche il gigante di Santa Clara non fornisce chip avanzati alle aziende cinesi, sulla base delle restrizioni in essere del Dipartimento del Commercio USA. Le strette di Biden però potrebbero mettere ulteriore tensione nei rapporti in un contesto dove i nervi sono già a fior di pelle.

A mettere pepe su una situazione incandescente è stato anche Donald Trump, che ha accusato Taiwan di “non dare nulla agli Stati Uniti” per la sua difesa. Queste dichiarazioni potrebbero creare le basi affinché la garanzia di supporto militare che attualmente gli USA forniscono all’isola venga meno, qualora Trump dovesse essere rieletto presidente degli Stati Uniti alle prossime elezioni di novembre. Di conseguenza, la Cina potrebbe prendere coraggio per un’invasione che minaccia da diverso tempo.

Giocoforza, le azioni del gigante taiwanese dei chip TSMC sono crollate di oltre due punti percentuali a Taipei in chiusura, mentre le ADR a Wall Street stanno perdendo circa il 6%. TSMC ha un ruolo chiave perché fornisce la gran parte dei semiconduttori più avanzati utilizzati in una miriade di settori: dall’intelligenza artificiale agli smartphone, ai jet militari, alle auto elettriche. In caso di conflitto tra la Cina e Taiwan, si rischia di provocare un’onda d’urto in grado di destabilizzare l’economia mondiale attraverso TSMC.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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