Chip: nuova stretta dal Senato Usa sulle esportazioni in Cina

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Torna a intensificarsi la guerra sui chip tra Stati Uniti e Cina. Le autorità delle due più grandi superpotenze economiche mondiali hanno attuato nuove strette sulle spedizioni che i grandi produttori e/o progettisti americani inviano in territorio cinese. Da parte statunitense, l’obiettivo è quello di favorire l’utilizzo dei prodotti a livello locale. Dal punto di vista cinese, Pechino mira a sganciarsi dalla dipendenza delle grandi aziende Usa cercando di incoraggiare la produzione della propria industria anche per i processori di fascia alta. Tutto questo mentre il boom dell’intelligenza artificiale continua e la richiesta di chip all’avanguardia si fa sempre più forte. In questo articolo:

 

  • Chip: il Senato Usa approva i limiti all’export in Cina
  • Pechino rafforza i controlli alla dogana

 

Chip: il Senato Usa approva i limiti all’export in Cina

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una legge bipartisan secondo cui i grandi colossi dei semiconduttori come Nvidia e Advanced Micro Devices dovranno garantire l’accesso prioritario ai loro prodotti alle aziende statunitensi prima di spedirli in Cina. L’intento è quello di rafforzare la competitività statunitense e allo stesso tempo tenere distante un avversario pericoloso come il Dragone. “Oggi il Senato ha agito per assicurarsi che i clienti americani, comprese le piccole imprese e le startup, non siano costretti ad aspettare in fila dietro i giganti tecnologici cinesi quando acquistano gli ultimi chip AI (Artificial Intelligence, n.d.r.)”, ha scritto in una nota la senatrice Elizabeth Warren.

Il disegno di legge era stato approvato dalla Camera a settembre, ma in una versione diversa. Ora i legislatori di entrambe le camere dovrebbero negoziare un pacchetto finale prima del via libera definitivo. I gruppi tecnologici interessati hanno però contestato la misura, ritenendo che ciò non aumenterebbe la concorrenza, ma la limiterebbe, oltre a indebolire l’innovazione. Il mese scorso, Nvidia ha definito la legge inutile, dal momento che gli Stati Uniti sono il suo mercato più grande e quindi il provvedimento affronta un problema inesistente. Tuttavia, Brad Carson, presidente dell’organizzazione no-profit Americans for Responsible Innovation, ha parlato di una “grande vittoria per la competitività economica e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

 

Pechino rafforza i controlli alla dogana

Pechino ribatte colpo su colpo e ha inasprito i controlli sulle importazioni di chip. Secondo persone a conoscenza della questione, il governo ha ordinato ispezioni nei principali porti del Paese nelle ultime settimane proprio con lo scopo di garantire che le aziende locali smettano di ordinare chip di Nvidia. Ciò nell’ambito del tentativo delle autorità di scoraggiarne gli acquisti per favorire la produzione interna e vincere la corsa all’intelligenza artificiale contro gli Stati Uniti.

I processori nel mirino sono principalmente l’H20 e l’RTX Pro 6000D, progettati dal gigante di Santa Clara per la Cina in modo da evitare i divieti sui chip di prima fascia. Tuttavia, di recente i controlli sarebbero stati estesi a tutti i tipi di semiconduttori avanzati. Due mesi fa, l’amministrazione Trump ha revocato il blocco di esportazione in Cina dell’H20 e ha consentito anche l’RTX Pro 6000D. Finora, la dogana cinese aveva permesso il passaggio di questi chip a patto che venissero pagati i dazi alla frontiera. Secondo un’analisi del Financial Times, però, da maggio a luglio sono stati venduti di contrabbando in Cina fino a 1 miliardo di dollari dei migliori chip AI di Nvidia. I funzionari doganali ora non si limitano più ai controlli alla frontiera, ma esaminano anche la veridicità delle dichiarazioni fatte in passato sull’importazione dei prodotti.

La Cina si è posta l’obiettivo di triplicare la produzione di processori avanzati nel 2026 e alti funzionari del governo hanno dichiarato che i prodotti nazionali hanno ormai raggiunto prestazioni tali da essere paragonate a quelle dei migliori chip di Nvidia. Per il colosso americano il danno potrebbe essere rilevante, perché la Cina ancora rappresenta un mercato importante per l’azienda. Nel primo trimestre fiscale, le vendite di H20 in Cina sono ammontate a 4,6 miliardi di dollari. 

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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