Delusa dalla Bce, l'Europa chiude contrastata. E ora tocca alla Fed

DELUSA DALLA BCE, L’EUROPA CHIUDE MISTA. ORA TOCCA ALLA FED

borse europee

Milano e Madrid negative, Francoforte e Parigi sopra la parità. Dollaro in lieve rialzo

Rispettare è una cosa. Stupire è un’altra. E in questo senso, per i mercati, la Bce ha fatto il minimo indispensabile, dichiarandosi aperta a utilizzare qualsiasi strumento per stimolare l’economia europea, compreso un nuovo taglio dei tassi e un quantitative easing soft, senza poi però alzare un dito, rimandando tutto, forse, a settembre. Ecco perché i mercati ieri hanno chiuso negativi. Ed ecco perché oggi hanno scambiato all’insegna della prudenza. Le attenzioni sono ora rivolte alla Fed, e anche in questo caso le aspettative si sarebbero raffreddate. Stando alle ultime previsioni, la Banca Centrale Americana è pronta a intervenire alla fine del mese, ma con una riduzione minima del costo del denaro.

Euro in lieve deprezzamento nei confronti del Dollaro, quest’ultimo ravvivato dai dati macro americani usciti nel pomeriggio. Il prezzo del petrolio rimane sotto i 56 dollari al barile, in scia alle tensioni geopolitiche tra Iran, Gran Bretagna e Stati Uniti. Stabile il costo dell’Oro, sui 1.420 dollari l’oncia, in fisiologica ripresa i rendimenti del Bund tedesco e del Btp italiano dopo i minimi record della vigilia.

EQUITY

Dax: 12.419 punti (+0,47%)
Nuovi segnali di indebolimento dell’economia tedesca: -1,4% per l’indice dei prezzi all’importazione tedesco su base mensile, -2% su base annuale. Entrambi i dati sono peggiori delle attese e quello mese su mese è il ribasso maggiore da inizio 2016. Francoforte resta però sopra la parità ed effettua un piccolo rimbalzo dopo il pesante rosso di ieri. L’obiettivo per completare il trend positivo resta il superamento del massimo dell’anno, raggiunto il 4 luglio scorso a 12.656 punti.

borse europee

Ftse Mib 21.837 (-0,3%)
Negativa come Madrid, per entrambe le piazze potrebbe pesare in qualche modo l’instabilità politica, in particolare in Italia lo spread si è riportato in area 200 punti con le nuove bordate a distanza  tra i vicepremier Salvini e Di Maio, più l’avviso di Standard&Poor che vede per il nostro paese il rischio Grecia se non si troveranno le coperture per la nuova manovra. Con la fiducia in ripresa di consumatori ed imprese, Telecom ed Stm sono i titoli migliori della seduta, ma non bastano a mantenere il listino sopra la parità dopo i 22.357 punti raggiunti ieri, massimo dell’anno. L’impulso rialzista del 22 luglio scorso è ancora vivo, tuttavia appare difficile l’avviamento di un nuovo trend positivo a breve periodo. Più probabile lo sfondamento del supporto a 21.616 punti.

Cac 40 5.610 (+0,57%)
Il listino francese è il migliore del vecchio continente dopo aver segnato alla vigilia i massimi dal 2007 a 5.672 punti per un trend che può mantenersi ancora positivo. L’inflazione delude le attese con un -0,5% a giugno su base mensile ma cresce l’indice della fiducia dei consumatori: 102 punti a fronte del 101 atteso e del dato precedente di giugno.

Ibex 9.225 (-0,69%)
La piazza di Madrid è la peggiore della seduta e paga come detto l’instabilità politica, dopo che il partito di estrema sinistra Podemos ha rifiutato la fiducia al premier socialista Sanchez, lasciandolo di fatto senza un governo. Con il rischio, sempre più forte, di un ritorno alle urne.

VALUTE
Poco mosso il cambio Euro Dollaro dopo l’1,1101 della vigilia, minimo da maggio 2017, con la moneta unica indebolita dai dati macro sostanzialmente deludenti che riguardano Germania e Francia, mentre il biglietto verde registra un lieve apprezzamento in scia al Pil Usa che cresce più delle attese nel secondo trimestre 2019. L’Euro recupera qualcosa nei confronti della Sterlina, dopo il primo intervento di Boris Johnson alla Camera in cui ha promesso alla Gran Bretagna una nuova “età dell’oro”, chiedendo all’Europa di rinegoziare la Brexit, proposta bocciata da Bruxelles.

Euro / Dollaro 1,1115 (-0,28%). Euro / Sterlina 0,8973 (+0,29%). Euro / Franco Svizzero 1,1044 (+0,01%).

COMMODITY

Seconda seduta consecutiva piatta per il petrolio, il cui prezzo è fermo a 55,8 dollari al barile in lieve ribasso (-0,15%). Restano alte le tensioni tra Iran, Gran Bretagna e Stati Uniti. Secondo le stime di alcuni analisti, le tensioni geopolitiche tra Teheran e Washington sono sottovalutate e il costo del Wti non subirà grosse variazioni a lungo termine.

Oro in area 1.420 dollari l’oncia, sostanzialmente stabile anche se per molti operatori la politica accomodante della Fed dovrebbe mantenere bassi i rendimenti dei Treasury Usa, frenando la forza del dollaro e offrendo sostegno ai prezzi del metallo giallo, per un rally che potrebbe portarlo fino a 1.480 dollari l’oncia entro metà 2020. Prosegue l’oscillazione del rame tra i 2,6 e i 2,7 dollari per libbra, nell’ambito di un trend che resta negativo, considerato il crollo delle esportazioni della Cina (-10,9% a giugno) e il ridimensionamento delle previsioni per il prezzo medio nel periodo 2019-2021, da 2,9 a 2,8 dettato dalla Banca Centrale Cilena.

TASSI D’INTERESSE
Poco mossi sia i Bund che i Btp, dopo aver aggiornato i minimi storici (-0,417% per il titolo di stato tedesco) e quelli degli ultimi tre anni (1,36% per quello italiano).

 

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