Cina: 3 nodi da sciogliere con Congresso del Partito Comunista alle porte
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Cina: 3 nodi da sciogliere con Congresso del Partito Comunista alle porte

Cina: 3 nodi da sciogliere con il Congresso del Partito Comunista alle porte

Sul finire di questa settimana tutti gli occhi saranno puntati sulla Cina, in quanto si aprirà il 20esimo Congresso Nazionale del Partito Comunista, che si tiene una volta ogni cinque anni. Il 16 ottobre con ogni probabilità l’attuale Presidente Xi Jinping otterrà il suo terzo mandato consecutivo, consolidando il suo potere politico. Dopo una settimana, si dovrebbero conoscere i nomi della nuova squadra di Governo. In questo momento è alta la curiosità tra gli osservatori di mercato per sapere che Cina sarà con la prossima gestione e soprattutto come ciò si potrà riflettere sull’economia e sugli investimenti.

Probabilmente le idee stataliste sul controllo dell’economia prenderanno il sopravvento, come del resto è successo nei 10 anni in cui Xi è rimasto alla guida del partito. Il grande obiettivo della prosperità comune, partito in concomitanza con una feroce repressione del settore tecnologico cinese, non può non avere una proiezione futura. Questo implica che, anche se le aspettative sono per una presa più molle di Pechino sulle società tech, sarà difficile che le Autorità non tengano conto di una ridistribuzione più equa della ricchezza nell’attuazione delle loro politiche governative. Ad ogni modo, il prossimo Congresso attirerà l’attenzione su 3 aspetti molto importanti, vediamoli di seguito.

 

Struttura politica della Cina

Durante il Congresso ci saranno circa 2.300 delegati del partito, che selezioneranno circa 200 membri che compongono il comitato centrale. Questo a sua volta nomina il Politburo, formato da 25 esponenti, e il comitato permanente. Tra i personaggi di spicco vi è da segnalare Liu He, che dirige il comitato per la stabilità finanziaria del Governo centrale e ha partecipato in prima linea alle negoziazioni commerciali con gli Stati Uniti nel biennio 20-21. Liu però non fa parte del comitato permanente del Politburo, la più alta cerchia di potere, che ha sette membri, tra cui Xi Jinping e Li Keqiang.

Xi invece ricopre il ruolo di Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, Presidente della Commissione Militare Centrale e Presidente della Cina. Le previsioni sono che vengano mantenute le prime due cariche al Congresso del partito di quest’anno. Per quel che riguarda la posizione di presidente e premier, bisognerà attendere la conferma alla prossima riunione annuale di marzo del Governo cinese.

 

Chi sostituirà Li Keqiang nella politica economica

Li Keqiang ricopre dal 2013 il ruolo di premier alla politica economica, che viene stabilita dal Politburo. Inoltre, ha la carica come capo del Consiglio di Stato, il massimo organo esecutivo della Nazione. Da quando è scoppiata la pandemia è stato protagonista di alcune misure come il taglio delle tasse per sostenere le imprese e ha promosso durante il suo mandato gli investimenti in Cina da parte di aziende straniere. A marzo 2022, Li ha detto che questo sarà l’ultimo anno come premier; di conseguenza, si è creato un totoscommesse su chi possa sostituirlo. Attualmente sono soprattutto quattro i nomi che circolano, tutti attuali vicepremier: Han Zheng, Hu Chunhua, Liu He e Sun Chunlan, quest’ultima unica donna nel Politburo.

 

Il successore di Xi Jinping

Xi Jinping quasi sicuramente sarà confermato alla guida del Paese, ma già molti osservatori cinesi guardano oltre e immaginano chi potrebbe rimpiazzare il leader 69enne in futuro. Secondo Yuen Ang, professore associato di scienze politiche presso l’Università del Michigan, la Cina si è praticamente legata a lui personalmente durante il suo mandato; quindi, “saranno battaglie di successione derivanti dal Governo personalista di Xi”, ha detto. A quel punto sono possibili due scenari: il primo è che “la Cina sarà in grado di rimanere stabile sotto il suo Governo fino al 2035″; il secondo, più pessimista, che un vuoto improvviso potrebbe invitare violente prese di potere”, ha sostenuto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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