Per la Cina sono arrivate brutte notizie dai dati su esportazioni e importazioni del mese di ottobre. Secondo l’Amministrazione delle Dogane di Pechino, le spedizioni all’estero si sono contratte dell’1,1% su base annua, rispetto al +8,3% di settembre, collocandosi al di sotto del +3% stimato dagli analisti. In particolare, le forniture agli Stati Uniti (-25,17%) hanno registrato un tracollo, compensando la crescita dell’11% dell’export verso il Sud-Est asiatico e dello 0,9% verso l’Unione europea. Gli acquisti dall’estero non sono andati molto meglio, registrando un incremento dell’1% su base annua, a fronte di un balzo del 7,4% a settembre e di aspettative di consensus fissate a +3,2%. In questo articolo:
- Cina: i dazi al centro del crollo dell’export
- I consumi interni fanno calare le esportazioni
Cina: i dazi al centro del crollo dell’export
Il motivo per cui la Cina ha riportato dati pessimi sulle proprie esportazioni lo scorso mese ha un nome: Donald Trump. Con i dazi introdotti dal presidente degli Stati Uniti, la seconda economia mondiale ha cercato di diversificare le spedizioni in altri mercati, ma nessun altro Paese si avvicina alle vendite annuali di oltre 400 miliardi di dollari in territorio statunitense. Alla fine dello scorso mese, Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno concordato la riduzione delle tariffe e la sospensione di altre misure per un anno, alleviando le preoccupazioni di un’altra guerra commerciale. Tuttavia, le merci cinesi esportate negli Usa sono ancora gravate da un prelievo di circa il 45%, dieci punti percentuali al di sopra di quel 35% considerato dagli economisti soglia chiave per mantenere i margini di profitto.
“La tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina stabilizzerà le prospettive a breve termine, ma entrambi i Paesi cercheranno di ridurre la loro interdipendenza e vedremo diminuire la quota statunitense nel commercio cinese, in particolare nelle esportazioni”, ha affermato Woei Chen Ho, economista di UOB (United Overseas Bank) Singapore. A questo punto, “con lo slancio delle esportazioni in calo, la Cina potrebbe dover fare più affidamento sulla domanda interna”, ha dichiarato Zhang Zhiwei, capo economista di Baoyin Capital Management.
I consumi interni fanno calare le importazioni
Il problema è che anche la domanda interna è carente, come dimostra il crollo delle importazioni. Il governo è intenzionato ad aumentare in modo significativo la percentuale del consumo delle famiglie nel piano quinquennale fino al 2030. A ottobre sono cresciute le importazioni cinesi di soia, petrolio greggio e minerale di ferro rispetto all’anno precedente, ma gli acquisti di rame sono diminuiti a causa dei prezzi elevati del metallo. Ciò è allo stesso tempo causa ed effetto del rallentamento del settore chiave per l’economia cinese rappresentato dalle costruzioni. È causa perché il rame è fondamentale per il settore immobiliare, viste le numerose applicazioni del materiale, quindi un calo della domanda del metallo genera inevitabilmente una contrazione di tutta l’edilizia. È effetto in quanto la crisi ormai pluri annuale del settore immobiliare fa automaticamente abbassare la domanda dei beni, come il rame, necessari per le costruzioni.









