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Cina: ecco le perdite dei paperoni cinesi dopo la nomina di Xi Jinping

Cina: ecco quanto hanno perso i paperoni cinesi con l'ultimo sell-off delle azioni

La nomina di Xi Jinping alla guida della Cina per la terza volta in dieci anni ha seminato il panico nel mercato azionario cinese, soprattutto nel reparto tecnologico. Ma ancora più dell’investitura a leader del Partito comunista cinese ha avuto peso la scelta di Xi di circondarsi nel comitato permanente del Politburo di tutti soggetti a lui vicini. Questo significa che qualsiasi politica adottata dal presidente cinese molto difficilmente sarà contrastata all’interno del governo. “Ora che il nuovo comitato permanente del Politburo è pieno di scelte di Xi Jinping, diventa chiaro che nessun’altra élite politica osa sfidare i suoi errori politici o addirittura deviare leggermente dalla sua agenda politica preferita, che ovviamente negli ultimi anni si è concentrata sul favorire il settore statale a scapito di quello privato”, ha affermato Xin Sun, docente senior di affari cinesi e dell’Asia orientale, al King’s College di Londra.

La reazione nell’immediato delle azioni tecnologiche cinesi è stata disastrosa. Da Alibaba a Tencent, da Pinduoduo a NIO, da Baidu a JD.com, tutti hanno visto i loro titoli naufragare in Borsa. Il motivo è chiaro: Xi Jinping si è reso protagonista di due anni di repressione feroce nei confronti delle aziende tech sia sotto il profilo del controllo dei dati che sotto quello dell’antitrust. Inoltre, la politica anti-Covid è stata estremamente austera, con chiusure e blocchi delle attività produttive. Gli investitori hanno paura che in futuro nulla possa sostanzialmente cambiare e quindi la pressione nei confronti delle azioni growth continuerà a lungo.

 

Cina: ecco i miliardari che hanno perso di più

I miliardari cinesi stanno vivendo con apprensione questo momento perché la loro ricchezza rischia di ridimensionarsi notevolmente. Nel sell-off di mercato che è seguito alla nomina dei lealisti di Xi Jinping si è vista una dispersione di 12,7 miliardi di dollari. Già prima del crollo di inizio settimana le statistiche sul patrimonio dei paperoni cinesi davano numeri preoccupanti. Alla fine dello scorso anno vi erano 79 miliardari cinesi con un patrimonio di 1.100 miliardi di dollari tra le 500 persone più ricche del mondo, secondo l’indice di ricchezza tracciato da Bloomberg. Oggi ve ne sono 76, con una fortuna che si aggira intorno ai 783 miliardi di dollari, prendendo i dati fino a venerdì scorso. Dopo le vendite di inizio settimana, il risultato è ancora più negativo.

Entrando nel dettaglio delle perdite, la persona più ricca della nazione, Zhong Shanshan, proprietario di Nongfu Spring, ha perso 2,1 miliardi di dollari della sua ricchezza, che è stimata in 60 miliardi di dollari. Ancora peggio ha fatto il capo di Tencent, Pony Ma, il cui patrimonio di 24 miliardi di dollari si è impoverito di 2,1 miliardi. Richard Liu di JD.Com è il terzo magnate che ha perso di più con 1,3 miliardi di dollari. Il Jeff Bezos della Cina aveva un patrimonio di 9 miliardi di dollari prima del crollo. Il quarto miliardario a perdere più soldi è stato Jack Ma di Alibaba, che ha visto ridursi di 1,2 miliardi di dollari la sua ricchezza, quantificata in 29 miliardi di dollari. Mentre il leader di BYD, Wuang Chuang-Fu, e quello di CATL, Zeng Yuqun, si sono posizionati ex-aequo al quinto posto tra i soggetti cinesi che hanno subito le maggiori perdite con un passivo di 800 milioni di dollari. I due avevano un patrimonio stimato rispettivamente in 19 e 32 miliardi di dollari.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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