Combustibili fossili: Vanguard si rifiuta di interrompere nuovi investimenti - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Combustibili fossili: Vanguard si rifiuta di interrompere nuovi investimenti

Combustibili fossili: il fondo Vanguard si rifiuta di interrompere nuovi investimenti

Vanguard non smetterà di investire nei combustibili fossili. Lo ha affermato l’Amministratore Delegato Tim Buckley, riferendo che i doveri dell’azienda sono quelli di massimizzare i rendimenti totali a lungo termine per i clienti e il cambiamento climatico è solo uno dei fattori che rientrano nelle decisioni d’investimento. Il CEO aziendale tra l’altro si preoccupa che l’attenzione eccessiva per il clima non peggiori una crisi delle pensioni che è già in atto.

Vanguard è il secondo più grande gestore patrimoniale del mondo, con 8.100 miliardi di dollari di asset e più di 30 milioni di investitori che conferiscono denaro. Tuttavia è anche il più grande investitore in società di carbone a livello globale. Finora ha cercato di fare una politica che preservasse gli investimenti dai rischi climatici, senza per questo porre fine agli impegni nei confronti delle imprese che lavorano con i combustibili fossili. Buckley ha dichiarato che Vanguard si impegna con le aziende in merito ai cambiamenti climatici, chiedendo loro di fissare obiettivi e di indicare come stanno agendo per affrontare il problema. Questa è una forma di trasparenza che, a suo giudizio, sarà valutata adeguatamente dagli investitori.

 

Combustibili fossili: il problema sta nei fondi passivi di Vanguard

Ad aprile, una classifica stilata da 2 note compagnie di attivisti ambientali Reclaim Finance e Urgewald, ha posizionato Vanguard all’ultimo posto tra i grandi asset manager che pongono maggiore attenzione al clima nei loro investimenti. Secondo gli attivisti, i gestori patrimoniali dovrebbero lanciare segnali più forti di quanto stiano facendo attualmente, cessando immediatamente tutti gli investimenti nelle società di petrolio e gas se vogliono rispettare l’impegno di raggiungere la neutralità di carbonio entro la metà del secolo.

I piani di Vanguard però non sembrano molto allineati. L’asset manager ha 290 miliardi dei 1.700 miliardi di dollari gestiti attivamente che sono in sintonia con l’obiettivo di emissioni zero per il 2050. L’azienda ha previsto di aumentare la quota al 50% entro la fine del decennio, ma non ha attribuito obiettivi intermedi riguardo i fondi passivi che costituiscono la maggior parte della gestione. La ragione sta nel fatto che tali obiettivi non erano compresi nei target iniziali di questi fondi e quindi vi potrebbero essere rischi legali, dal momento che i fondi americani devono rispettare il dovere fiduciario di massimizzazione dei rendimenti. Viceversa la gestione attiva ha più libertà di manovra in tal senso, nel decidere cioè quali criteri considerare nell’inserimento delle società in portafoglio.

A prescindere, Vanguard reputa che raggiungere un obiettivo di riduzione fino al 50% di emissioni entro il 2030 per i fondi passivi sia molto difficile, senza che ci sia una presa di posizione chiara sui combustibili fossili sia da parte delle aziende che da parte dei Governi. Gli attivisti ambientali per quella data hanno previsioni pessimistiche, secondo cui nessuno dei 3 maggiori gestori patrimoniali in circolazione, ossia BlackRock, Vanguard e State Street, metteranno in campo politiche che porteranno a sostanziali riduzione delle emissioni di carbonio.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *