Consulenti finanziari, la sfida del “Great Wealth Transfer” cambia il settore

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Il settore della gestione patrimoniale si prepara a una trasformazione strutturale. Enro il 2050, 83.000 miliardi di dollari passeranno nelle mani delle nuove generazioni. Il “greath wealth transfer” in realtà è già iniziato, così come il cambiamento del settore della gestione patrimoniale, con la ridefinizione, in corso, del ruolo dei consulenti finanziari. Uno studio di Cfa Society Italy, associazione italiana affiliata al Cfa Institute, organizzazione globale no-profit che riunisce i professionisti della finanza e degli investimenti, identifica il cambiamento con il termine “consulenza ibrida”, nella quale ai consulenti finanziari si affiancano altri canali di investimenti, come le piattaforme digitali o i robo-advisor.

 

In questo articolo: 

 

  • Consulenti finanziari e nuova domanda: verso un modello ibrido
  • Portafogli, valori e nuove asset class: come cambiano le scelte
  • Consulenti finanziari e tecnologia: il ruolo dell’intelligenza artificiale

 

Consulenti finanziari e nuova domanda: verso un modello ibrido

L’indagine ha coinvolto oltre 2.400 investitori tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, India, Singapore ed Emirati Arabi Uniti, appartenenti alle categorie mass affluent, high net worth e very high net worth, e dunque va presa con cautela in un contesto, come quello italiano, ben diverso. L’industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria, per esempio, è in Italia molto più legata agli intermediari bancari di quanto avvenga, per esempio, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Appare per questo ancora più rilevante che i consulenti finanziari mantengano il ruolo di centralità anche in nazioni dove la cultura finanziaria è più elevata e la consulenza finanziaria indipendente più sviluppata.

Tra i giovani investitori (fascia d’età tra 18 e 44 anni), il 92% della Gen Z e l’89% dei Millennial utilizza servizi di pianificazione finanziaria. Un risultato rilevante. Tuttavia ai consulenti finanziari viene affiancato un diverso modello di investimento, che passa per le piattaforme digitali, per i robo-advisor, ma anche per altri professionisti. Il modello prevalente è quello della “consulenza ibrida”, in cui tecnologia e relazione umana convivono. Il 43% della Gen Z e il 41% dei Millennial utilizza servizi automatizzati, senza tuttavia rinunciare al supporto umano nelle decisioni strategiche.

“Non stiamo assistendo a un abbandono della consulenza, ma alla sua ridefinizione in una chiave più integrata, trasparente e orientata agli obiettivi di vita. Chi saprà adattarsi a questo paradigma sarà in grado di guidare la prossima fase di sviluppo del settore” ha commentato Giuliano Palumbo, Cfa, presidente di Cfa Society Italy.

Anche la frequenza di interazione cambia: circa il 70% degli investitori con advisor si confronta almeno una volta al mese, spesso tramite canali digitali. La consulenza diventa continua, integrata nella quotidianità e meno legata agli incontri episodici. Inoltre, l’ingresso nella relazione con i consulenti finanziari avviene soprattutto in momenti chiave della vita: circa due terzi degli investitori dichiarano di aver iniziato il rapporto in occasione di eventi come eredità, acquisto di una casa o cambiamenti lavorativi.

 

Portafogli, valori e nuove asset class: come cambiano le scelte

Il report evidenzia una netta evoluzione anche nella costruzione dei portafogli, un messaggio diretto agli asset manager. Oltre il 90% dei giovani investitori interpellati richiede soluzioni allineate ai propri valori, mentre il 43% è ancora interessato a strategie Esg o a impatto, nonostante sembrino sparite dalla comunicazione di marketing delle società dell’industria del risparmio gestito, sostituite da temi opposti come la Difesa. Questo orientamento si traduce in una crescente domanda di investimenti tematici e accesso ai mercati privati.

Nei portafogli fanno capolino anche le criptovalute, presenti nel 48% dei portafogli mass affluent e nel 50% degli high net worth, contro il 26% dei Baby Boomer. Etf e immobiliare completano un’allocazione più dinamica, definita dal report come “diversificazione moderna”.
Questa evoluzione è influenzata anche dai canali informativi, dove spicca la presenza dei social a cui fanno riferimento il 44% della Gen Z e il 41% dei Millennial, mentre il 33% ha già fatto ricorso all’intelligenza artificiale generativa. In questo contesto, i consulenti finanziari diventano “curatori” e validatori di contenuti.

 

Consulenti finanziari e tecnologia: il ruolo dell’intelligenza artificiale

La crescente integrazione tra tecnologia e consulenza rappresenta uno dei principali driver di cambiamento. I giovani investitori mostrano familiarità con strumenti digitali avanzati, ma continuano a riconoscere il valore della consulenza personalizzata. Il professionista diventa un punto di riferimento per interpretare dati, validare scelte e costruire strategie coerenti.

Per gli operatori del settore emergono implicazioni operative rilevanti. Il report sottolinea la necessità di sviluppare modelli di personalizzazione scalabile, sfruttando l’intelligenza artificiale per mantenere elevata la qualità del servizio. Parallelamente, diventa cruciale ampliare l’offerta di prodotti e rafforzare l’engagement digitale.

“Il passaggio generazionale in atto non è solo un trasferimento di masse gestite, ma una vera metamorfosi delle aspettative – ha concluso Giuliano Palumbo -, I nuovi investitori chiedono una consulenza olistica che unisca personalizzazione tecnologica e sintonia valoriale”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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