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Credit Suisse: arriva l’accordo di fusione con UBS, le azioni sprofondano

Credit Suisse: arriva l'accordo di fusione con UBS, le azioni sprofondano

Credit Suisse sprofonda alla Borsa di Zurigo, con le azioni che perdono il 60% a 0,72 franchi durante i primi scambi all’apertura settimanale. Gli investitori hanno mal digerito l’accordo di fusione con UBS da 3 miliardi di franchi, che ha comportato l’annullamento di obbligazioni della banca per oltre 16 miliardi di franchi. Finma, l’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera, ha diramato un comunicato con il quale avverte che l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS “innesca una svalutazione completa delle obbligazioni AT1 (Additional Tier One)”, un tipo di bond introdotti a seguito della grande crisi del 2008 e progettati per subire perdite nel caso in cui i coefficienti patrimoniali scendano sotto un certo livello.

La mossa a sorpresa di Finma ha scatenato la furia degli investitori, sebbene il rischio insito nelle obbligazioni AT1 sia ben chiaro e conosciuto. Ora si teme che ci possa essere un sell-off su tutta la gamma del debito di Credit Suisse da parte degli operatori. “È probabile che il mercato sia scioccato da una così palese inversione della gerarchia dei creditori e dalla decisione di addolcire un accordo azionario a spese degli obbligazionisti”, ha dichiarato Jérôme Legras, responsabile della ricerca presso Axiom Alternative Investments. Mentre, Luke Hickmore, direttore degli investimenti di abrdn Plc, che detiene un piccolo numero di titoli Credit Suisse, ha detto che il mercato AT1 sarà chiuso per le nuove emissioni per un po’. “Analizzeremo tutti quali titoli nello spazio AT1 hanno un trigger simile a quelli di Credit Suisse e quali no, quali banche devono emettere AT1 e quali no”, ha riferito.

 

UBS-Credit Suisse: i termini dell’accordo

Dopo una settimana frenetica di negoziazioni, con la mediazione da parte delle autorità di regolamentazione svizzere, è arrivata la fumata bianca per l’accordo di fusione tra le due principali banche  svizzere. Il deal si è reso necessario in quanto nemmeno la linea di credito di emergenza da 50 miliardi di franchi messa a disposizione da parte della Swiss National Bank era riuscita a placare il crollo delle azioni Credit Suisse alla Borsa di Zurigo. “Venerdì i deflussi di liquidità e la volatilità del mercato hanno dimostrato che non era più possibile ripristinare la fiducia del mercato ed era assolutamente necessaria una soluzione rapida e stabilizzante”, ha dichiarato il presidente della Confederazione Alain Berset in una conferenza stampa tenutasi domenica sera a Berna.

Il sodalizio prevede che UBS paghi 0,76 franchi per ogni azione Credit Suisse, praticamente il triplo rispetto all’offerta di 25 centesimi che era stata proposta una settimana prima, per un valore di 1 miliardo, e respinta da parte del Consiglio di amministrazione della banca guidata da Ulrich Koerner. Il prezzo comunque è molto inferiore rispetto a quello dell’ultima chiusura di Borsa delle azioni Credit Suisse a 1,86 franchi.

Nell’ambito dell’accordo, la Banca centrale svizzera offrirà l’accesso alla liquidità per 100 miliardi di franchi, con la garanzia federale a UBS sul default. Inoltre, il governo svizzero fornirà una garanzia alla principale banca elvetica contro una perdita da 9 miliardi di franchi, solo dopo che UBS avrà sostenuto i primi 5 miliardi di perdite su alcuni portafogli di attività. UBS ha inoltre accettato di rimuovere una clausola dalla sua proposta iniziale, che avrebbe permesso di ritirarsi dall’affare se i loro spread di default creditizio fossero aumentati di 100 punti base o più prima della chiusura dell’operazione.

 

UBS-Credit Suisse: cosa rappresenta l’accordo

Con l’aggregazione tra UBS e Credit Suisse nasce una delle più grandi banche d’Europa, dal momento che verrà unito il patrimonio da 1.100 miliardi di dollari della prima a quello da 575 miliardi di dollari della seconda. L’acquisizione pone fine a 167 anni di storia di Credit Suisse, mettendo una pietra tombale anche sulla strenua concorrenza tra i due grandi istituti rivali.

Il ministro delle Finanze Karin Keller-Sutter ha precisato che non si tratta di un salvataggio, ma di una soluzione commerciale. “Il fallimento avrebbe avuto enormi danni collaterali sul mercato finanziario svizzero e con un rischio di contagio a livello internazionale. Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono stati molto grati per questa soluzione; temevano davvero un fallimento di Credit Suisse”, ha affermato.

I governatori delle varie Banche centrali hanno espresso soddisfazione per la conclusione dell’accordo. Jerome Powell della Federal Reserve ha detto che la mossa delle autorità svizzere servirà per “sostenere oggi la stabilità finanziaria”. Mentre Christine Lagarde della Banca Centrale Europea ha affermato che il “salvataggio di Credit Suisse è stato determinante per ripristinare condizioni di mercato ordinate e garantire la stabilità finanziaria”.

Secondo UBS, l’unione con Credit Suisse consolida la sua posizione nell’asset management, con un valore combinato che si aggirerà intorno ai 5.000 miliardi di dollari in asset da investire a livello globale. “La divisione svizzera di Credit Suisse è una buona risorsa che siamo molto determinati a mantenere”, ha dichiarato il presidente di UBS Colm Kelleher. Tuttavia, quest’ultimo ha aggiunto che UBS “intende ridimensionare l’attività di investment banking di Credit Suisse, in modo che rappresenti non più del 25% degli attivi ponderati per il rischio del gruppo, e allinearla alla nostra cultura conservativa del rischio”.

 

Il commento degli analisti

Gli analisti ritengono che alla fine questa potrebbe essere una soluzione di comodo per risolvere una crisi bancaria che poteva estendersi a livello globale, ma le perplessità sono molte. “È stato un salvataggio”, ha detto Mohamed El-Erian, capo consigliere economico di Allianz SE. “Questa non era la soluzione migliore, ma dominava le altre due, che era o la nazionalizzazione, o il tentativo di liquidare la banca. Delle opzioni disponibili, questa era la migliore che avrebbero potuto avere”.

Parecchio pessimista risulta essere Mike O’Rourke, chief market strategist per Jones Trading, secondo cui “dovrebbe essere chiaro che dopo più di una settimana nel panico bancario e due interventi organizzati dalle autorità, questo problema non sta scomparendo. Al contrario, è diventato globale. Le notizie secondo cui UBS sta acquisendo Credit Suisse probabilmente amplificheranno i problemi di Credit Suisse trasferendoli a UBS”.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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