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Credit Suisse: quant’è realmente il buco finanziario della banca?

Credit Suisse: quant'è realmente il buco finanziario della banca?

Le azioni di Credit Suisse salgono del 5,20% oggi alla Borsa di Zurigo, dopo la giornata difficile di ieri in cui i credit default swaps della banca svizzera hanno toccato il loro massimo storico. Il costo per assicurarsi dal rischio di default è arrivato fino a 500 punti base per i CDS a un anno, contro i 300 punti base per quelli a cinque anni. Mentre, la probabilità di fallimento dell’istituto elvetico entro il quinquennio si è attestata al 23%.

Tutto ciò è sopraggiunto a seguito delle rassicurazioni fornite dall’Amministratore Delegato Ulrich Koerner durante il fine settimana in merito alla solidità finanziaria della banca, ma che non hanno convinto gli investitori. Soprattutto dopo che il CEO ha riconosciuto che la situazione è critica. Le azioni quest’anno sono in caduta libera, con un crollo di oltre la metà del loro valore, e giacciono in prossimità del minimo storico del 29 settembre a 3,83 franchi. Tuttavia, Credit Suisse si sta affannando per convincere il mercato che quanto si sta vedendo in Borsa non rispecchia lo stato di salute della banca.

 

Credit Suisse: la situazione finanziaria è realmente resiliente?

Le resistenze di analisti e investitori vertono sul fatto che l’istituto di credito questa estate ha annunciato lo smobilizzo della sua banca d’investimento e una sforbiciata ai costi per 1,5 miliardi di franchi. Quindi, quanto sarà effettivamente il buco finanziario, se si parla di un aumento di capitale almeno di 4 miliardi di franchi? Questa è la cifra che Credit Suisse deve trovare, secondo Deutsche Bank, che cita la ristrutturazione dei costi, la crescita del business e il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali come elementi determinanti per reperire le risorse. Gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods, invece, ritengono che la somma che occorre per coprire la voragine che si è creata ammonti a 6 miliardi di franchi. Una parte, corrispondente a 2 miliardi di franchi, la banca con sede a Zurigo dovrebbe racimolarla dalla vendita degli assets, mentre per i rimanenti 4 miliardi di franchi occorre un aumento di capitale, sottolineano gli esperti.

Il 27 ottobre verranno rilasciati i dettagli sul piano strategico della banca, dove dovrebbero emergere le modalità attraverso cui l’istituto intende uscire dal tunnel. Il management è riluttante a rivolgersi direttamente al mercato, anche perché con le perdite azionarie il capitale si è ridotto a sotto 10 miliardi di franchi, dagli oltre 30 miliardi di marzo 2021. Questo significa che nuove emissioni sarebbero fortemente diluitive per i proprietari attuali delle azioni. Quindi, inizialmente Credit Suisse potrebbe optare per un ridimensionamento delle aree di business, come quella dei prodotti cartolarizzati, anche se dovrà rinunciare a un’importante fonte di entrata.

In questo momento due aspetti appaiono particolarmente controversi. Uno riguarda la posizione patrimoniale della banca e l’altro il livello di liquidità. Nell’ultima trimestrale rilasciata a luglio, Credit Suisse ha riportato un CET1 ratio del 13,5%, in aumento rispetto al 12,9% che aveva nel 2020. Se si fa un paragone con altre grosse banche europee, il parametro è simile a quello di istituti come Deutsche Bank, BNP Paribas, HSBC e UBS. A questo si aggiunge un cuscino di 15,7 miliardi di franchi di CoCo Bond, ossia obbligazioni che possono essere convertite in azioni a discrezione della banca in casi di particolare stress.

Tra l’altro, l’azienda di credito dispone di 44,2 miliardi di franchi di capitale aggiuntivo che le Autorità di regolamentazione svizzera richiedono per assorbire le perdite senza innescare un fallimento. Quanto ai livelli di liquidità, Credit Suisse ha un coefficiente di copertura della liquidità del 191%, molto più alto rispetto alla maggior parte delle altre banche. Il parametro misura quanto gli impegni a breve termine possono essere coperti dalle attività liquide.

Sulla base di questi dati si potrebbe evincere che l’istituto finanziario sia abbastanza resiliente. Kian Abouhossein, analista di JP Morgan, ha affermato che “guardando ai dati finanziari della società alla fine del secondo trimestre, la posizione patrimoniale e di liquidità di Credit Suisse è sana”. Questo non basta però per tranquillizzare molti analisti e investitori, che abbozzano paragoni con quanto successe nel 2008 con la debacle di Lehman Brothers e con la svendita del debito nel 2016 di Deutsche Bank a seguito del mancato pagamento di alcune cedole sui bond emessi. L’analista di Citigroup, Andrew Coombs, ha sostenuto a tale riguardo che in queste condizioni di mercato “l’acquisto di azioni Credit Suisse è solo per i coraggiosi”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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