Il credito europeo entra nel 2026 con un equilibrio più complesso rispetto agli anni recenti. Alla normalizzazione della politica monetaria si affianca un ritorno del tema fiscale come fattore di sostegno, in un contesto in cui i mercati sembrano aver interiorizzato un cambio di passo delle Banche centrali senza però abbandonare del tutto la ricerca di rendimento.
È su questo crinale che si collocano le valutazioni di Legal & General Asset Management, che leggono il passato recente, il posizionamento attuale e le prospettive future del credito europeo come parti di una stessa transizione ancora in corso.
In questo articolo:
- Il credito europeo dopo la svolta della Bce
- Tecnici solidi e selettività nel posizionamento
- Credito europeo, outlook 2026: tra spinta fiscale e rischi residui
Il credito europeo dopo la svolta della Bce
L’ultimo trimestre del 2025 ha segnato un passaggio rilevante per i mercati del credito in area euro. Dopo due tagli dei tassi nei mesi precedenti, la decisione della Banca centrale europea di sospendere l’allentamento monetario ha modificato il quadro di riferimento, introducendo una maggiore incertezza sulle traiettorie future. Il calo dell’inflazione headline non è stato accompagnato da un analogo rientro della componente core, spingendo Francoforte verso un approccio più cauto e strettamente dipendente dai dati. Le indicazioni arrivate da alcuni membri del Consiglio direttivo, tra cui Isabel Schnabel, hanno rafforzato la percezione di una possibile conclusione del ciclo dei tagli, contribuendo a un aumento della volatilità sui tassi e a un temporaneo rialzo dei rendimenti tedeschi sulle scadenze intermedie. A ottobre, il movimento dei Bund si è poi invertito bruscamente, complice il riemergere delle preoccupazioni legate al credito statunitense e i segnali di tensione provenienti dal mercato del private credit. Il mese successivo ha però riportato l’attenzione sul fronte fiscale europeo, con la Germania che ha accelerato la spesa infrastrutturale e la Francia che ha annunciato nuovi investimenti legati alla transizione energetica. In questo contesto, gli spread creditizi hanno mostrato una notevole capacità di tenuta, sostenuti da flussi costanti e da una domanda orientata verso il carry di qualità, nonostante il rumore politico e geopolitico rimasto sullo sfondo.
Tecnici solidi e selettività nel posizionamento
All’inizio del 2026, il credito europeo continua a beneficiare di fattori tecnici favorevoli. Gli afflussi restano positivi e il mercato primario ha dimostrato una capacità di assorbimento elevata anche a fronte di volumi di emissione particolarmente sostenuti. La forte attività registrata a novembre, con oltre 108 miliardi di euro di nuove operazioni, non ha indebolito la domanda, segnalando una fiducia ancora diffusa nelle prospettive del comparto.
In questo scenario, l’approccio descritto da L&G rimane improntato a una gestione attiva e selettiva del rischio. La riduzione delle coperture tramite credit default swap ha contribuito a migliorare il profilo di carry dei portafogli, mantenendo al tempo stesso un’esposizione complessiva contenuta. L’attenzione si concentra su settori caratterizzati da fondamentali più solidi, mentre alcune aree che hanno beneficiato di un forte rialzo, come l’automotive, appaiono oggi meno interessanti in termini di valutazioni. Al contrario, il comparto bancario continua a offrire un profilo più equilibrato, sostenuto da livelli patrimoniali robusti, maggiore chiarezza regolamentare e una capacità di generare rendimento coerente con una strategia orientata alla qualità.
Credito europeo, outlook 2026: tra spinta fiscale e rischi residui
Guardando ai prossimi mesi, lo scenario delineato per il credito europeo combina elementi di supporto e fattori di incertezza. Il rafforzamento dell’impulso fiscale e i primi segnali di maggiore coordinamento politico rappresentano un potenziale sostegno alla crescita, mentre la volatilità sui mercati finanziari si è ridimensionata rispetto ai picchi osservati nella prima parte dell’anno. Con i tassi stabilizzati su livelli più elevati rispetto al passato recente, i fondamentali appaiono nel complesso coerenti con una tenuta del mercato del credito.
Restano tuttavia aperte diverse fonti di rischio. Le tensioni commerciali e geopolitiche potrebbero riaccendere episodi di volatilità, mentre l’impostazione data-driven della Bce lascia spazio a possibili sorprese sul fronte dell’inflazione e della duration. A questo si aggiunge il tema dell’aumento delle emissioni legate al finanziamento degli investimenti in intelligenza artificiale, che negli ultimi mesi ha coinvolto anche il mercato obbligazionario in euro. In un contesto di valutazioni già compresse, il margine di errore resta limitato e il bilanciamento tra espansione fiscale e restrizione monetaria continuerà a rappresentare una variabile chiave per il 2026, suggerendo un approccio improntato alla prudenza.









