CRH lascia la Borsa di Dublino per Wall Street, ecco cosa significa per l'Euronext - Borsa&Finanza

CRH lascia la Borsa di Dublino per Wall Street, ecco cosa significa per l’Euronext

CRH lascia la Borsa di Dublino per Wall Street, ecco cosa significa per l'Euronext

CRH Plc lascerà la Borsa di Dublino per trasferirsi a Wall Street. È quanto ha dichiarato quest’oggi Jim Mintern, Chief Financial Officer del produttore di materiali da costruzione. “Abbiamo ricevuto consigli chiari e coerenti dai nostri consulenti che per riuscire a raggiungere l’inclusione nell’indice azionario statunitense, CRH dovrà effettuare il delisting da Euronext Dublino“, ha detto.

Il mese scorso la società aveva annunciato l’intenzione di spostare la sua quotazione principale dalla Borsa di Londra a quella di New York, pur mantenendo la presenza nella piazza finanziaria britannica, insieme alla residenza fiscale e alla sede in Irlanda. CRH rimarrà con sede e residenza fiscale in Irlanda, e terrà una quotazione standard alla Borsa di Londra. “Anche se avremmo preferito mantenere la nostra quotazione all’Euronext, è chiaro che ciò non sarebbe compatibile con il nostro obiettivo di raggiungere l’inclusione nell’indice azionario statunitense”, ha precisato Mintern.

CRH non ha al momento riferito in quale listino si posizionerà, ma alcune indiscrezioni di stampa riportano che l’azienda farà richiesta per entrare nell’S&P 500. Ad ogni modo, la società ha annunciato che verso la fine di questo mese saranno rese pubbliche tutte le informazioni nell’ambito delle comunicazioni commerciali dell’azienda. “L’impegno sta procedendo bene fino ad oggi, con un ampio sostegno espresso dagli azionisti. Aggiorneremo formalmente il mercato come parte della nostra dichiarazione commerciale il 26 aprile prima della nostra assemblea generale”, ha detto il top manager dell’azienda.

 

Euronext: cosa significa la mossa di CRH

La mossa di CRH sarà un duro colpo per l’Euronext Dublin, che sperava quantomeno che la società mantenesse la sua quotazione secondaria nella Repubblica irlandese. CRH, infatti, ha un valore di mercato di 31,8 miliardi di euro e rappresenta quasi il 22% della capitalizzazione complessiva dell’indice Iseq 20, oltra a essere il titolo più scambiato.

Negli ultimi tempi, un numero significativo di aziende sta abbandonando la Borsa irlandese, come ad esempio la società di recruitment CPL Resources e il gestore di servizi autostradali Applegreen Plc. “Sarei deluso di vedere qualsiasi azienda lasciare i nostri mercati”, ha detto un portavoce di Euronext, rifiutando di commentare la scelta di CRH. “Un obiettivo fondamentale per noi rimane lavorare a stretto contatto con il più ampio ecosistema dei mercati azionari per offrire un contesto di mercato più favorevole per sostenere la crescita e il finanziamento delle società irlandesi e incentivare più aziende a effettuare IPO in futuro”, ha aggiunto.

Tra l’altro, la Borsa di Dublino ha visto un calo di interesse costante nelle IPO negli ultimi due decenni, complice il fatto che i fondi pensione irlandesi sono stati spinti a ridurre la loro esposizione nelle azioni, molti investitori locali sono stati acquisiti da società estere e vi è stato uno spostamento graduale dalla selezione attiva agli investimenti passivi.

 

Le conseguenze per gli azionisti

CRH produce tre quarti dell’EBITDA in Nord America e, con le grandi spese infrastrutturali previste dal governo americano, è possibile che nei prossimi anni la quota aumenti. Quindi, ciò potrebbe intrecciarsi con l’aspetto finanziario, che determina una maggiore convenienza a essere più presente negli Stati Uniti.

Se la società dovesse entrare a far parte dell’indice S&P 500 vi sarebbe un’attrazione molto forte verso il titolo, dal momento che gli investitori che ricalcano l’indice automaticamente acquisterebbero anche le azioni di CRH. Inoltre, è probabile che il titolo sia quotato con un premio rispetto ai profitti, essendo che negli USA le società sono valutate su multipli più elevati di quanto accade in Europa. Dal punto di vista fiscale, gli azionisti irlandesi continueranno a pagare la ritenuta alla fonte del 25% sui dividendi irlandesi e un’imposta di bollo dell’1% sulle azioni direttamente detenute.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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