Il settore delle criptovalute in Europa è entrato in una nuova fase con l’adozione della MiCAR (Market in cripto asset regulation) e CheckSig, società specializzata in servizi di custodia, trading e fiscalità di cripto-attività, è stata la prima a ottenere la licenza operativa. Lo ha ricordato il fondatore, Ferdinando Ametrano, in apertura del ClearSummit 2026. “Siamo i primi in Italia, speriamo non gli ultimi”, ha affermato, evidenziando che l’obiettivo di CheckSig non è costruire un’alternativa antagonista al sistema finanziario, ma favorire l’integrazione delle criptovalute all’interno di un contesto istituzionale e regolamentato. L’entrata in vigore del regolamento comunitario consente agli operatori autorizzati di offrire servizi su crypto-asset secondo standard comuni di trasparenza, sicurezza e controllo del rischio.
Bitcoin & Co. non sono una minaccia per banche e gestori
Il fil rouge che ha accompagnato l’edizione 2026 del ClearSummit è l’integrazione del mondo delle criptovalute nel sistema bancario. Ametrano ha insistito su un concetto chiave: “Le criptovalute non devono essere viste come una minaccia per banche e gestori, ma come una nuova asset class capace di ampliare le opportunità di investimento”. Da qui il ruolo delle banche e degli intermediari tradizionali, chiamati ad accompagnare i clienti nella selezione degli strumenti più adatti per investire nell’asset class digitale. “Gli investitori – ha detto Ametrano – preferiscono ricevere servizi sulle criptovalute dagli stessi operatori ai quali già affidano il proprio patrimonio e in questo scenario, CheckSig mira a fungere da ponte tra innovazione e finanza tradizionale, in un mercato delle criptovalute che, grazie a MiCAR, prova a lasciarsi alle spalle la fase pionieristica per entrare in una dimensione pienamente industriale”.
Secondo il fondatore di CheckSig l’interesse crescente della grande finanza per Bitcoin conferma che il cambiamento è già in atto, come dimostrato dal successo degli Etf su Bitcoin, non disponibili in Italia dove sulle criptovalute si può investire o direttamente oppure acquistando Etn. Gli investitori vogliono le criptovalute e, in effetti vi stanno già investendo, come certificano i dati presentati in chiusura di giornata da Michele Mandelli, managing partner di CheckSig.
Due italiani su tre vogliono servizi in criptovalute dalla propria banca
Secondo i dati presentati da Michele Mandelli, risultato di una ricerca svolta su 1.000 italiani tra i 20 e i 65 anni con un conto presso i principali istituti bancari, il 66% del totale vorrebbe poter accedere a servizi legati alle criptovalute direttamente attraverso la propria banca. Una richiesta che ha un valore prospettico elevato per gli istituti finanziari, soprattutto in termini di “retention” del cliente. Il 22% degli intervistati ha peraltro già investito in criptovalute mentre il 21% intende farlo a breve. Si tratta di numeri rilevanti, soprattutto considerando che il sondaggio è stato realizzato durante una fase di forte correzione dei prezzi delle criptovalute. Investitori, prospettivi e già attivi, che utilizzeranno modalità “non bancarie” per raggiungere il loro obiettivo.
L’interesse delle banche è accresciuto dalla tipologia di investitori interessati o attivi nel settore delle criptovalute. È finito il tempo dei giovani nerd, ora gli investitori in criptovalute arrivano alla piena maturità e in molti casi si tratta di persone con patrimoni elevati e una consolidata esperienza negli investimenti, un pubblico annoverabile nel campo del private banking.

La suddivisione degli investitori in criptovalute per età, petrimonio e reddito – Fonte: CheckSig Crypto Banking Survey 2026
Tra coloro che hanno già investito in criptovalute, due su tre dichiarano di aver destinato oltre 10.000 euro, dunque quote di patrimonio rilevanti. Il 66% possiede direttamente Bitcoin, Ethereum, Solana o altri token in modalità spot, e non tramite strumenti quotati. Bitcoin domina nettamente i portafogli, seguito dalle stablecoin, considerate da Mandelli “il secondo esperimento più riuscito nel mondo dei digital asset”.
La maturità del campione di investitori in criptovalute è confermata anche dalla tendenza a mantenere o incrementare l’esposizione nei momenti di ribasso, un comportamento che, secondo Mandelli, segnala una crescente consapevolezza dell’asset class e una visione di lungo periodo. Le criptovalute, e in particolare Bitcoin, vengono percepite come strumenti decorrelati rispetto alle asset class tradizionali e quindi utili per migliorare la diversificazione del portafoglio.
“Gli italiani vorrebbero servizi dalle istituzioni da cui sono abituati ad avere servizi finanziari – ha commentato Mandelli -. In particolare, la clientela con patrimoni più elevati attribuisce grande valore all’advisory e al ruolo della banca come soggetto di fiducia. La consulenza sulle criptovalute, ora esplicitamente prevista dal regolamento europeo MiCAR, viene vista come un’estensione naturale dell’attività di wealth management. Il mercato potenziale è già ampio e in rapida crescita. “Ci sono almeno due milioni di italiani che aspettano che qualcuno in banca dia questo servizio”, ha concluso il managing partner di CheckSig.

La maggioranza degli investimenti in criptovalute passa dal canale diretto – Fonte: CheckSig Crypto Banking Survey 2026.









