Criptovalute: gli Stati Uniti corrono, l’Europa scappa: ecco perché

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Oggi l’exchange di criptovalute Gemini Space Station debutterà a Wall Street dopo aver concluso l’offerta pubblica iniziale giovedì raccogliendo 425 milioni di dollari. La società guidata dai gemelli miliardari Tyler e Cameron Winklevoss ha venduto circa 15,2 milioni di azioni per 28 dollari ciascuna, dopo averle commercializzate per 24-26 dollari. Ciò dà una valutazione a Gemini di 3,3 miliardi di dollari. La domanda degli investitori è stata enorme, oltre 20 volte le azioni disponibili, il che ha spinto la società ad alzare la fascia di prezzo da 17-19 dollari all’inizio di questa settimana. In questo articolo:

 

  • Le ipo delle società di criptovalute prendono slancio a Wall Street
  • Gli Usa verso la creazione di una riserva strategica di Bitcoin
  • Lagarde si mette di traverso alle criptovalute

 

Le ipo delle società di criptovalute prendono slancio a Wall Street

La quotazione di Gemini arriva in un periodo molto caldo per il settore delle criptovalute alla Borsa americana. Questa settimana ha fatto il suo esordio al Nasdaq l’emittente di stablecoin Figure Technology, dopo aver raccolto 787,5 milioni di dollari. Il debutto ha fatto seguito ad altre importanti società crittografiche che quest’anno sono diventate pubbliche.

Tra queste il proprietario di CoinDesk, Bullish, le cui azioni hanno cominciato a essere scambiate il mese scorso. Il produttore di stablecoin Circle invece è negoziato al Nyse da giugno. Le aziende sono state incoraggiate dall’approccio crypto-friendly dell’amministrazione Trump e, di conseguenza, dall’atteggiamento più morbido della Securities and Exchange Commission, che ha allentato la supervisione del settore. 

 

Gli Usa verso la creazione di una riserva strategica di bitcoin

Quest’estate negli Stati Uniti è stato approvato il Genius Act, il disegno di legge sulle stablecoin che stabilisce limiti e protezioni per i possessori di criptovalute con requisiti di riserva, audit e conformità. Contestualmente, è stato emanato l’Anti-CBDC Surveillance State Act, che vieta alla Federal Reserve di creare una Central Bank Digital Currency, ossia una criptovaluta regolata e controllata dalla Banca centrale. In sostanza, si è voluto mettere un muro allo Stato contro ogni velleità di entrare nelle transazioni individuali, raccogliendo e controllando dati sensibili attraverso uno strumento monetario digitale.

Il grande obiettivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è comunque quello di arrivare a una riserva strategica statale di bitcoin, proprio come il governo fa con oro e petrolio. In questi giorni, il Congresso Usa ha presentato un disegno di legge che spinge il Dipartimento del Tesoro a elaborare un piano completo di custodia e gestione dei bitcoin federali. Il Tesoro ha 90 giorni di tempo per presentare un rapporto di fattibilità.

L’iniziativa si basa sull’ordine esecutivo del 6 marzo 2025 da parte del presidente Trump, con cui si sarebbe creata una riserva strategica finanziata dai bitcoin sequestrati nell’ambito di attività criminali. Attualmente, il Tesoro Usa detiene tra 198.000 e 207.000 monete, per un valore complessivo che si aggira intorno ai 17-20 miliardi di dollari. 

 

Lagarde si mette di traverso alle criptovalute

Se gli Usa procedono spediti verso un riconoscimento a tutti i livelli delle criptovalute, l’Europa cincischia. L’ ultimo intervento sul tema da parte della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, in occasione della conferenza 2025 dell’Esrb (European Systemic Risk Board), ne è una dimostrazione. Il capo dell’Eurotower ha detto che, sebbene le criptovalute possano sembrare innovative, in realtà nascondono “vecchi rischi”, già “ben noti alle autorità di vigilanza e regolamentazione”. Tra questi il più evidente è quello relativo alla liquidità. “Conosciamo le sfide poste dalle istituzioni che investono in attività rischiose promettendo agli investitori il rimborso a breve termine e alla pari”, ha detto. Gli operatori attivi in questo campo “devono mitigare il rischio di una corsa agli sportelli assicurandosi di disporre di liquidità sufficiente per soddisfare rapidamente le richieste di rimborso”, ha aggiunto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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