Criptovalute: Ubs rende disponibili gli investimenti per i clienti del private banking

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Ubs apre agli investimenti in criptovalute. Lo farà inizialmente per alcuni clienti facoltosi del private banking. Lo riferiscono alcune indiscrezioni rilanciate dall’agenzia Reuters. Anche che, in una prima fase, i clienti saranno selezionati in Svizzera e potranno acquistare e vendere Bitcoin ed Ether. In seguito, l’istituto zurighese potrebbe estendere l’offerta agli Stati Uniti e all’area Asia-Pacifico.

 

In questo articolo:

 

  • Ubs entra nel mondo delle criptovalute: ecco i motivi
  • Cosa sta cambiando nel settore 

 

Ubs entra nel mondo delle criptovalute: ecco i motivi

Finora il colosso bancario svizzero si era trattenuto dal proporre investimenti diretti in criptovalute, limitando le proprie iniziative alla costruzione di infrastrutture basate su blockchain per strumenti come fondi tokenizzati e sistemi di pagamento. Tuttavia, nel novembre 2023 aveva offerto etf legati alle valute digitali ai clienti facoltosi di Hong Kong, facendo concorrenza ad altre istituzioni come Hsbc Holdings. Le ultime novità rappresentano un cambiamento significativo per Ubs, che supera una storica prudenza verso i token digitali.

Sulla banca probabilmente ha pesato anche la pressione delle rivali di Wall Street, come JPMorgan Chase e Morgan Stanley, che stanno ampliando la loro presenza negli asset digitali, complice un’amministrazione Trump più amichevole verso il mondo crypto. JPMorgan sta esplorando il trading di criptovalute per i clienti istituzionali, mentre Morgan Stanley collabora con il fornitore di servizi crypto ZeroHash per consentire ai clienti di E*Trade di negoziare alcuni token popolari.

La vera ragione, però, è la crescente domanda di asset digitali da parte della clientela premium, secondo quanto riportato da una delle fonti. Inoltre, gli operatori del settore hanno riscontrato come il business sia particolarmente redditizio. Secondo i dati Bloomberg, ad esempio, Robinhood Markets ha incassato 626 milioni di dollari dal trading di criptovalute nel 2024, più del triplo dei ricavi generati dalle azioni. “Nell’ambito della strategia di Ubs sugli asset digitali, monitoriamo attivamente gli sviluppi ed esploriamo iniziative che riflettano le esigenze dei clienti, l’evoluzione normativa, le tendenze di mercato e solidi controlli del rischio”, ha dichiarato un portavoce di UBS.

 

Cosa sta cambiando nel settore 

Le stringenti regole patrimoniali di Basilea III hanno a lungo rappresentato un freno per i grandi istituti di credito nell’area del trading crittografico. Sulla spinta degli Stati Uniti, tuttavia, qualcosa sta cambiando. A novembre scorso il Comitato di Basilea ha annunciato un’accelerazione della revisione di alcune regole riguardanti la detenzione di criptovalute da parte delle banche. Ciò potrebbe aprire a nuove frontiere, favorendo l’ingresso più deciso degli istituti finanziari. Soprattutto, darebbe seguito al profondo cambiamento avviato nel gennaio 2024, quando la Securities and exchange commission ha approvato per la prima volta gli Etf spot sulle criptovalute. Da allora questi strumenti quotati negli Stati Uniti sono cresciuti in maniera esponenziale, raggiungendo un valore complessivo di quasi 140 miliardi di dollari.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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