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Crisi Gas: 3 cose da fare per mitigare il problema

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Sono passati ormai 10 giorni da quando la crisi del gas ha registrato un netto peggioramento: venerdì 2 settembre Gazprom, il gigante russo del gas, ha fatto sapere che il gasdotto Nord Stream 1, la principale rotta di approvvigionamento in Europa, rimarrà chiuso.

Fermato il 31 agosto per un intervento di manutenzione programmata, Nord Stream, come era stato ampiamente previsto dagli operatori del mercato energetico, non è stato riaperto. Finché saranno in vigore le sanzioni, hanno fatto sapere dal Cremlino, i flussi del gas non ripartiranno.

La mossa russa ci dice che da un lato le sanzioni funzionano, secondo un rapporto interno citato da Bloomberg il Paese degli Zar registrerà un deterioramento dell’economia che sarà tanto più lungo e profondo quanto più resteranno in vigore i provvedimenti sanzionatori, e dall’altro che occorre trovare soluzioni per fronteggiare una situazione che, in qualunque caso, continuerà a produrre conseguenze per anni.

 

 

Crisi Gas: tre mosse in vista dell’inverno

Quella venutasi a creare è una situazione particolarmente complessa che non può che essere risolta tramite un approccio che contempli soluzioni differenti e coordinate. Secondo John Plassard, Director & Investment Specialist del Gruppo Mirabaud, per far fronte al blocco delle forniture di Gas è necessario adottare prima di tutto un approccio solidale: la determinazione sin qui mostrata nel supportare l’Ucraina deve essere estesa e rafforzata al contesto energetico.

 

 

Plassard rileva come “la Germania potrebbe importare gas da Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia e Paesi Bassi tramite gasdotti” mentre “la Norvegia, il secondo fornitore di gas in Europa dopo la Russia, ha aumentato la produzione per aiutare l’Unione Europea a raggiungere l’obiettivo di porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili russi”.

 

Anche la Gran Bretagna, che non dipende dal gas russo, può esportare in Europa attraverso i gasdotti, mentre gli Stati Uniti hanno dichiarato di poter fornire 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL) all’UE quest’anno. Tuttavia, evidenzia l’esperto, “questa possibilità è limitata dal fatto che un importante terminale di GNL in Texas resterà chiuso fino alla fine di novembre”.

Nell’Europa meridionale, alcuni Paesi possono ricevere il gas azero attraverso il gasdotto transadriatico verso l’Italia e il gasdotto transanatolico (TANAP) attraverso la Turchia.

Nel caso invece della Polonia, che dipende dalla Russia per circa il 50% del suo consumo di gas, le autorità hanno fatto sapere di poter ricevere il gas attraverso due collegamenti con la Germania mentre, dopo l’avvio del nuovo collegamento tra la Polonia e la Slovacchia, il mese prossimo sarà inaugurato un nuovo gasdotto tra la Polonia e la Norvegia.

 

 

Diversificazione delle fonti energetiche

Se il primo dei tre approcci consigliati dall’analista di Mirabaud sembrerebbe ben impostato, la stessa cosa non si può dire del secondo, ossia la diversificazione delle fonti energetiche.

 

 

“Diversi Paesi potrebbero cercare di colmare le lacune nell’approvvigionamento energetico ricorrendo alle importazioni di energia elettrica attraverso le interconnessioni dei loro vicini o aumentando la produzione di energia elettrica da fonti nucleari, rinnovabili, idroelettriche o carbone”.

 

 

A livello pratico, evidenzia l’esperto, la disponibilità di energia nucleare sta diminuendo in Belgio, Gran Bretagna, Francia e Germania, a causa di interruzioni legate all’invecchiamento, allo smantellamento o al graduale abbandono. Considerazioni simili possono essere fatte nel caso dell’’industria idroelettrica, visto che i livelli di energia prodotti sono scesi a causa delle scarse precipitazioni e dell’ondata di caldo.

Situazione leggermente diversa nel caso del carbone, visto che a partire dalla metà del 2021 alcuni impianti sono stati riattivati a causa dell’impennata dei prezzi del gas.

 

 

“La maggior parte dei Paesi europei ha ridotto notevolmente la propria dipendenza dal carbone, ma ha mantenuto le centrali elettriche a carbone in riserva e le ha rimesse in funzione, finché riesce a ottenere il combustibile”.

 

 

Riduzione dei consumi

Il terzo pilastro indicato nello studio elaborato dal Gruppo Mirabaud per affrontare la crisi del Gas è rappresentato dalla riduzione dei consumi: i Ministri dell’energia dell’UE hanno deciso che tutti i Paesi del blocco dovranno ridurre volontariamente il consumo di gas del 15% tra agosto e marzo rispetto al loro consumo medio annuale nel periodo 2017-2021. In Germania è stata avviata la seconda fase del piano di emergenza gas esortando i consumatori a ridurre la domanda per evitare un razionamento forzato.

 

 

In conclusione, Plassard evidenzia che “non esiste un’unica soluzione a un potenziale blocco delle esportazioni di gas russo, ma una combinazione di tre: la solidarietà europea, l’uso di fonti energetiche alternative e uno sforzo volontario per ridurre i consumi delle famiglie e delle imprese in Europa”.

 

AUTORE

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Luca Fiore

Laureato all'Università La Sapienza, è giornalista dal 2007. Ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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