Crisi immobiliare Cina: per Amundi assist per azioni e obbligazioni
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Crisi immobiliare Cina: per Amundi assist per azioni e obbligazioni

Crisi immobiliare Cina: per Amundi assist per azioni e obbligazioni

La crisi del settore immobiliare in Cina continua a peggiorare. Nella notte vi è stato un sell-off diffuso di azioni e obbligazioni del settore, in scia alle crescenti preoccupazioni per la capacità di Shimao, un altro importante sviluppatore immobiliare, di onorare i suoi debiti. Il crollo si è aggiunto a quello di lunedì dove il trading di 6 obbligazioni in yuan della società sono state interrotte dopo una caduta di oltre il 50%.

Puntuale è arrivato anche il downgrade di JP Morgan, che ha declassato Shimao ad underweight citando accresciute preoccupazioni sulla liquidità. Tutto ciò arriva una settimana dopo che Evergrande e Kaisa sono state dichiarate ufficialmente inadempienti, alimentando la sensazione che il sistema alla lunga non potrà reggere senza che vi sia un intervento governativo appropriato.

 

Cina: crisi immobiliare favorirà afflusso di fondi in azioni e obbligazioni

Ma cosa attendersi da questa crisi? Per Amundi il caos nel settore immobiliare è essenzialmente figlio del giro di vite che il Governo cinese ha attuato sulle aziende, scatenando le insolvenze che abbiamo visto finora. Questo però fornisce un assist prezioso per le azioni e le obbligazioni di altri settori, attraverso un deflusso di denaro dall’immobiliare per confluire sul mercato dei capitali.

La società di asset management controllata da Crédit Agricole ritiene che il Governo cinese in questo momento non stia facendo altro che incoraggiare questo passaggio. Ormai la crisi debitoria di Evergrande ha letteralmente sconvolto tutto il settore immobiliare cinese, che si è visto abbassare drammaticamente il prezzo delle case nei mesi di settembre e di ottobre.

La situazione di panico e incertezza ha allontanato i consumatori dall’acquisto delle abitazioni e ciò si inserisce in un contesto dove Pechino vede la casa come un bene per viverci e non per effettuare speculazioni finanziarie, a prescindere dalla crisi immobiliare in Cina di questi ultimi mesi. Questo mantra è stato ribadito a gran voce dal Partito Comunista cinese non più tardi della scorsa settimana. Secondo Amundi ciò aprirà le porte ai mercati pubblici e ai fondi comuni d’investimento, alla luce anche del fatto che il PIL pro capite della Cina supera i 10 mila dollari, misura chiave per determinare l’accumulo di ricchezza.

 

Cina: Amundi raddoppierà le attività in gestione

La società d’investimento con sede a Parigi quindi non abbandonerà di certo la Cina, nonostante le turbolenze che arrivano dall’immobiliare. Anzi, prevede di aumentare fino al doppio le attività in gestione nel Paese, a Hong Kong e a Taiwan entro la metà del decennio. In questo momento Amundi gestisce circa 120 miliardi di dollari in assets e ha già stipulato partnership con Agricultural Bank of China e Bank of China per offrire una gamma di prodotti più ampia.

Oltre alle collaborazioni con le banche cinesi, Amundi sta valutando anche la creazione di un’attività di fondi a sé stante, esattamente come ha già fatto BlackRock, che a settembre ha raccolto circa 1 miliardo di dollari per mettere in piedi il suo primo fondo comune d’investimento in Cina. Questo è un percorso seguito già anche da Goldman Sachs e che sta stimolando parecchi fondi vista l’entità del mercato nel territorio del Dragone. Secondo alcune stime lo spazio di gestione patrimoniale al dettaglio potrebbe raggiungere entro il 2023 la cifra di 3.400 miliardi di dollari.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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