Curva di Laffer e flat tax: ecco cosa le lega - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Curva di Laffer e flat tax: ecco cosa le lega

Curva di Laffer e flat tax: ecco cosa le lega

Curva di Laffer e flat tax: due argomenti molto legati che in questo periodo storico tengono vivo il dibattito tra gli economisti. La cosa assume grande rilevanza in Italia per effetto delle elezioni politiche che si sosterranno il 25 settembre e che vedono in campagna elettorale alcune forze politiche spingere sulla tassa piatta per ridurre la pressione fiscale nel Paese. L’ultima proposta è arrivata da Forza Italia, che ha messo sul tavolo l’obiettivo di un’imposta sul reddito del 23% per tutti. All’interno della coalizione di centro-destra troverà probabilmente favorevole la posizione della Lega, che ha sempre fatto della flat tax un cavallo di battaglia nel suo programma politico, sebbene l’aliquota target sia del 15%. Forse meno propenso ma compatibile il punto di vista del partito di Fratelli d’Italia, che invece vorrebbe una maggiore progressività. 

Ricordiamo che attualmente una tassa piatta del 15% esiste nel regime forfettario per tutte le partite IVA con un reddito annuo fino a 60 mila euro. Addirittura i giovani che hanno aperto un’attività in tale regime di vantaggio possono usufruire di una tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni di attività. 

La posizione del centro-destra è oltraggiata dallo schieramento politico opposto, che considera la flat tax non solo anti-costituzionale, in quanto non rifacente ai principi di progressività dell’imposta sanciti dalla Carta, ma anche inadatta a garantire un maggior gettito fiscale. Il principio su cui si basano le opinioni delle due fazioni politiche, ma anche delle diverse scuole pensiero economiche, è opposto nella causa e nell’effetto. Secondo una parte la flat tax serve per far pagare meno e così facendo far pagare tutti, rendendo nel contempo più efficace la lotta all’evasione fiscale. A giudizio dell’altra parte, invece, è la lotta all’evasione fiscale che porta a far pagare tutti e di conseguenza a far pagare meno. 

 

Flat tax: cosa dice la curva di Laffer

Un alleato potente alla flat tax è rappresentato dalla curva di Laffer, teorizzata dall’economista statunitense Arthur Laffer. Secondo la sua analisi, vi sono due situazioni in cui il gettito fiscale di uno Stato è pari a zero: quando la tassazione sul reddito è nulla e quando invece è del 100%. Nel primo caso ciò avviene per definizione; nel secondo caso la ragione è ovvia, ossia un’impresa non ha alcuno stimolo a produrre se tutto ciò che ottiene in termini reddituali deve consegnarlo allo Stato. In realtà potrebbe anche continuare a produrre, ma senza che i guadagni vengano dichiarati. 

Laffer inoltre sottolinea come il gettito dello Stato aumenti a mano a mano che la tassazione cresce da un livello zero fino a una certa aliquota; dopodiché però le entrate fiscali diminuiscono, invertendo la curva. Quindi la flat tax potrebbe individuare il punto ottimale in cui gli introiti per il fisco siano vicini al massimo, con beneficio per ognuno. La caratteristica della curva di Laffer è che non viene ipotizzata alcuna progressività d’imposta, ma si basa su un’aliquota che vale per tutti. 

La teoria però presenta un limite molto evidente: non indica quale sia l’aliquota ottimale, ossia quella che garantirebbe il massimo gettito per lo Stato. Anche perché per farlo dovrebbe tener conto di tutte le situazioni particolari che investono ogni Paese. In altri termini, la flat tax a una certa percentuale d’imposta potrebbe andar bene per uno Stato, ma non per un altro. 

Un altro limite deriva dal fatto che la curva di Laffer utilizza il concetto di prelievo fiscale per ottimizzare le entrate dello Stato, ovvero quanta parte del PIL viene sottratta attraverso il gettito fiscale. La flat tax però è un’aliquota piatta sul reddito, che costituisce una buona parte della pressione fiscale di un Paese, ma non è la pressione fiscale. Quest’ultima comprende anche altre imposte indirette come l’IVA ad esempio, o tasse come quelle patrimoniali. La distinzione è tanto più importante quanto più il sistema fiscale è complesso tipo quello italiano.  

 

Curva di Laffer: l’esperienza statunitense

Secondo alcuni economisti, un’evidenza empirica della curva di Laffer la si è avuta negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’80, con la politica economica di Ronald Reagan, passata alla storia come Reaganomics. Durante la sua Presidenza, Regan fece scendere l’aliquota massima sul reddito dal 70% al 31%, portando a un aumento costante delle entrate in 10 anni. Per altri economisti non vi fu alcuna conferma empirica, perché per azionare l’effetto Laffer il tasso delle imposte sul reddito doveva raggiungere almeno il 70% e solo in quel caso una riduzione dell’aliquota avrebbe generato effetti positivi sul gettito. Tuttavia, oggi le imposte sul reddito non arrivano a quella percentuale e quindi non è dimostrabile il beneficio della curva di Laffer.

 

AUTORE

Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *