“Se verranno confermati, rappresenteranno un colpo mortale per il Made in Italy e per le famiglie americane”. Esordisce così, a colloquio con Borsa&Finanza, Dominga Cotarella, presidente di Campagna Amica, la fondazione promossa da Coldiretti per valorizzare l’agricoltura italiana, e a.d. di Famiglia Cotarella, in merito alla prospettiva concreta dell’entrata in vigore dei dazi al 30% sui prodotti agroalimentari europei da parte degli Stati Uniti.
“La sensazione – dice Cotarella – è che ci sia una divisione preoccupante tra gli Stati membri e le istituzioni europee. Se davvero questi dazi entreranno in vigore entro il 2025, sarà il fallimento politico di Ursula Von der Leyen”. Secondo l’imprenditrice infatti, presente oggi a Bruxelles per la mobilitazione dei giovani agricoltori contro i tagli europei, la presidente della Commissione non sta difendendo come dovrebbe um settore che vale miliardi di euro e che rappresenta un simbolo identitario dell’Europa intera.
Dazi, i numeri dell’agroalimentare
Parole che trovano riscontro nei numeri. Solo nel 2024, l’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto 7,8 miliardi di euro, con una crescita del 17% rispetto all’anno precedente. Senza barriere commerciali, le previsioni per il 2025 superavano i 9 miliardi di euro. Ma con i nuovi dazi? “Il rischio concreto – avverte Cotarella – è una perdita di 2,3 miliardi di euro. Un danno enorme per tutta la filiera, dai piccoli produttori fino alle grandi imprese”.
Tra i prodotti più esposti ci sono quelli più amati all’estero, ma anche quelli più facilmente soggetti a imitazioni. È l’Italian sounding, fenomeno che ha raggiunto un valore di oltre 120 miliardi di euro e che da anni sottrae quote di mercato ai produttori autentici: etichette con nomi come ‘Parmesan’ o ‘San Marzano style’ campeggiano sugli scaffali americani, spesso senza alcuna connessione reale con l’Italia. “Se i dazi renderanno i nostri prodotti troppo cari, sarà la loro occasione. Aumenterà la diffusione dei falsi, e perderemo sia in reputazione che in redditività”, avverte.
Cotarella: “Sveglia Europa”
Entrando nel dettaglio dei dazi, le aliquote potenziali sono impressionanti: +45% per i formaggi, +42% per i derivati del pomodoro, +36% per la pasta farcita, +35% per il vino. “Numeri che scoraggiano qualunque importatore americano. Nessuno si prenderà il rischio di investire in un prodotto che non può più essere competitivo”. È qui che entra in gioco una richiesta di cambiamento, una chiamata all’Europa perché torni ad ascoltare le sue radici. “È inaccettabile – spiega Cotarella – che l’Ue finanzi impianti di vigneti in Sudafrica o nei paesi Mercosur, mentre il nostro vino viene ignorato. Stiamo perdendo il senso delle priorità”.
Il problema è anche politico e strutturale. Secondo la presidente di Terranostra la governance europea è troppo verticistica, sbilanciata a favore della Commissione. E mentre si concentrano risorse su fondi unici per il riarmo – “scelta legittima se giustificata dalla sicurezza”– si riduce il sostegno a un settore che garantisce pace, lavoro, sostenibilità e presidio dei territori. “Dove non c’è cibo, non c’è difesa, ma solo guerra”, afferma con convinzione. E per rafforzare il concetto aggiunge un dato significativo: il 93% del valore della dop economy – che ha un valore di circa 20 miliardi di euro – nasce nei piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti. “Qui l’agricoltura è anche turismo, cultura, coesione sociale”.
Un’altra questione fondamentale riguarda la reciprocità. “Non siamo contro il libero scambio, ma dev’essere leale. Non possiamo accettare importazioni da Paesi che non rispettano i nostri standard ambientali, sanitari o sociali. È una concorrenza sleale”. A conferma, cita i dati Efsa: su oltre 500 allerte alimentari segnalate nel 2024, più di 300 provenivano da Paesi extra-europei, solo 70 riguardavano l’Italia. “Abbiamo processi certificati, controlli rigorosi. Siamo tra i più sicuri al mondo”.
E il dialogo con il governo italiano? “Il rapporto con le istituzioni c’è, ed è costante. Ma è l’Europa che deve svegliarsi. Non possiamo andare a trattare singolarmente con gli Stati Uniti. Serve un’azione comune, compatta, a difesa del sistema agroalimentare europeo”. D’altronde, l’agricoltura è più di un settore economico, è “identità, coesione sociale, turismo diffuso. È la bellezza dell’Italia rurale che attira milioni di turisti ogni anno. E anche questo oggi è a rischio”, ricorda Cotarella, che insiste: “Abbiamo bisogno dell’Europa come il pane, ma di un’Europa diversa. Un’Europa che dia valore al cibo, che difenda chi lo produce, e che non ceda al ricatto di guerre commerciali o burocratiche”.








