La guerra dei dazi tra Europa, che li ha imposti sulle auto elettriche cinesi, e Cina che potrebbe rispondere, preoccupa i mercati. Gli esperi di Vontobel analizzano lo scenario nella loro newletter settimanale (Clicca QUI per iscriverti).
Da giovedì scorso in Europa sono attivi dazi fino al 37,6% sulle importazioni di veicoli elettrici prodotti in Cina. Anche se si tratta di misure provvisorie che resteranno in vigore per quattro mesi, Pechino ha già annunciato ritorsioni. Memori di quanto successo con i pannelli solari, le autorità europee puntano a bloccare l’invasione di veicoli elettrici realizzati con sussidi statali.
In particolare, i dazi sui veicoli BYD si attestano al 17,4%, le vetture Geely subiranno un rincaro di quasi 20 punti (19,9%) mentre nel caso delle auto del gruppo SAIC i dazi si attesteranno al livello massimo (37,6%, comunque inferiore al 100% che da agosto sarà applicato da Washington su tutte le vetture in arrivo dal Dragone). Se dalle trattative con le autorità cinesi, ha detto il numero uno per il Commercio Ue Valdis Dombrovskis, “dovesse emergere una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti, potremmo anche trovare il modo di non applicare i dazi”.
Le misure non sono state accolte con favore dai produttori tedeschi. “Gli effetti negativi di questa decisione superano qualsiasi beneficio per l’industria automobilistica europea e soprattutto tedesca”, ha dichiarato un portavoce di Volkswagen (nel 2023 un terzo delle vendite delle auto “made in Germany” è stato effettuato in Cina). In linea la view della VDA, l’Associazione automobilistica teutonica, che calcola che nel 2023 il valore delle esportazioni di auto dalla Germania alla Cina è stato oltre il triplo rispetto alle importazioni mentre nel caso dei componenti il dato è stato 4 volte maggiore.
Contrario anche l’esecutivo tedesco mentre quello francese è tra i sostenitori più convinti. Tra i favorevoli troviamo anche i governi di Italia e Spagna. La VDA suggerisce una soluzione: invece dei dazi, la Commissione dovrebbe concentrarsi sul garantire l’accesso alle materie prime
essenziali per la transizione all’elettrico (che in molti casi sono controllate proprio dalla Cina).









