Dazi: per Goldman Sachs, Trump è una minaccia per tanti Paesi asiatici

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I dazi statunitensi saranno un problema non solo per la Cina, ma anche per diversi Paesi dell’Asia. La previsione è di Andrew Tilton, capo economista Asia-Pacifico di Goldman Sachs. A suo avviso, con Donald Trump presidente degli Stati Uniti, “i crescenti deficit bilaterali possono spingere le tariffe USA su altre economie asiatiche”. Il leader repubblicano ha promesso, durante la campagna elettorale, dazi generalizzati dal 10% al 20% su tutte le importazioni, e dal 60% al 100% sui prodotti che arrivano dalla Cina.

Attualmente gli Stati Uniti si riforniscono soprattutto da Paesi come Corea del Sud e Taiwan per quanto riguarda le auto e i semiconduttori; mentre il Vietnam finora ha beneficiato del reindirizzamento della produzione industriale dalla Cina per via delle strette USA su Pechino.

Stando ai numeri, le esportazioni di Taiwan verso gli USA hanno raggiunto il livello record di 24,6 miliardi di dollari nel primo trimestre 2024, in aumento del 57,9% su base annua. Le esportazioni dalla Corea del Sud sono arrivate alla cifra record di 44,4 miliardi di dollari lo scorso anno, con quasi il 30% rappresentato dalle automobili. Quanto al Vietnam, nei primi nove mesi di quest’anno l’hub industriale del sudest asiatico ha riportato un surplus commerciale di 90 miliardi di dollari con Washington, il quarto più grande dopo Cina, Unione europea e Messico.

I dazi potrebbero porre fine a questi surplus, con i vari Paesi che andrebbero a investire negli Stati Uniti, ha affermato Tilton. Il giorno successivo alle elezioni USA che hanno visto il trionfo di Trump, il ministro del Commercio della Corea del Sud, Cheong In-kyo, ha dichiarato che se gli Stati Uniti adotteranno misure protezionistiche, le aziende nazionali potrebbero investire di più in territorio americano. I funzionari governativi vietnamiti hanno riferito che avrebbero preferito lo status quo con una vittoria dei democratici, piuttosto che l’imprevedibilità trumpiana. Tuttavia, un ulteriore giro di vite sulla Cina potrebbe creare delle opportunità per il Vietnam, perché incrementerebbe lo spostamento delle attività commerciali nel Paese.

 

Dazi: quale sarà la posizione della Cina?

Secondo i dati del governo americano, dal 2016 al 2023 il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina si è ridotto da 346,83 a 279,11 miliardi di dollari. L’applicazione dei dazi durante la prima amministrazione Trump ha trasferito i volumi commerciali da Pechino verso altre nazioni tra cui Vietnam, Taiwan e Indonesia. La scorsa settimana, l’ex ministro del Commercio indonesiano Mari Pangestu ha detto, durante il FT Commodities Summit a Singapore che “guardando alla catena di approvvigionamento, la maggior parte dei componenti negli USA proviene ancora dalla Cina”. Con il nuovo mandato del magante alla Casa Bianca, “il protezionismo aumenterà non solo verso la Cina, ma anche verso i Paesi che hanno deficit bilaterali con gli Stati Uniti”. In teoria questo potrebbe comportare un reindirizzamento più contenuto. Ad ogni modo, a prescindere dai dazi, Goldman Sachs si aspetta una pressione continua affinché la catena di approvvigionamento venga delocalizzata dalla Cina al sudest asiatico.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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