La Corte Suprema Usa ha dichiarato illegittimi i dazi imposti da Trump ai sensi dell’IEEPA (International emergency economic powers act), spingendo la Us Customs and Border Protection a cessarne la riscossione. A partire da ieri, tuttavia, l’amministrazione Trump ha fatto entrare in vigore un nuovo regime tariffario al 10%, con possibile aumento al 15%, grazie alla Section 122 del Trade Act del 1974.
Al di là della legittimità del nuovo intervento e della richiesta dell’Unione europea di rispettare i patti sottoscritti durante la vigenza delle tariffe ora cancellate dalla Corte Suprema, rimane la discontinuità inserita dalla decisione. L’interruzione, sebbene i dazi siano stati immediatamente sostituiti con un nuovo provvedimento, può avere implicazioni per gli imprenditori esportatori europei e offrire opportunità di recupero dei dazi già pagati. Secondo gli esperti dello studio legale Portolano Cavallo, le aziende devono agire con urgenza per documentare pagamenti e avviare rimborsi.
- Gli effetti del passaggio da vecchi a nuovi dazi Usa
- Come recuperare i dazi?
- Un esempio concreto
Gli effetti del passaggio da vecchi a nuovi dazi Usa
Gli avvocati dello studio legale Portolano Cavallo sottolineano che la sentenza della Corte Suprema chiude definitivamente l’uso dei poteri d’emergenza IEEPA per i dazi Trump, ma l’effetto pratico per le imprese è limitato: “Con la sentenza della Corte Suprema si è chiuso lo spazio per usare i poteri d’emergenza dell’IEEPA come fondamento giuridico del regime tariffario”, ha spiegato Jeremy Maltby, avvocato dello studio. “Ma l’effetto per le imprese, nell’immediato, è soprattutto operativo: i dazi IEEPA si fermano, e quasi contestualmente parte un altro regime, fondato su una base legislativa diversa”.
I nuovi dazi introdotti dalla Presidential Proclamation ex Section 122, si applicano inizialmente al 10% su molti prodotti europei precedentemente colpiti, con annunci di innalzamento al 15%, e resteranno in vigore per 150 giorni fino al 24 luglio 2026, salvo proroghe congressuali o revoche presidenziali. La misura si sovrappone agli esistenti dazi Section 232 (su acciaio, alluminio, rame, legname, auto) e Section 301, senza interruzioni nella pressione tariffaria. I prodotti coinvolti includono gran parte delle esportazioni Ue con eccezioni per minerali critici, energia, alcuni agricoli (carne bovina, pomodori, arance), elettronica e veicoli specifici; il targeting resta prevalentemente per paese di origine, non per categoria merceologica.
Per gli imprenditori esportatori europei, i dazi Trump rappresentano una continuità di costi: le tariffe si aggiungono a quelle preesistenti, colpendo catene di fornitura già tese. Irene Picciano, avvocata dello studio legale Portolano Cavallo, avverte: “La partita ora si gioca su due fronti: l’impatto dei nuovi dazi e il tema, ancora aperto, dei rimborsi per quanto già versato”. L’Ue ha reagito con fermezza: il Parlamento europeo, tramite Bernd Lange, ha sospeso i lavori sul Turnberry Deal, ritenendo i nuovi dazi Trump violano il tetto del 15% concordato, mentre la Commissione insiste sul mantenimento delle condizioni Mfn (most favoured nation). Questo stallo complica le strategie di esportazione, spingendo le Pmi a rivedere prezzi e mercati alternativi come Asia o America Latina.
Come recuperare i dazi?
Il cuore dell’analisi dello studio legale Portolano Cavallo è il recupero dei dazi già pagati, un’opportunità concreta per gli esportatori europei nonostante l’incertezza normativa. Gli Importers of Record Usa – spesso clienti o partner delle aziende Ue – possono richiedere rimborsi tramite procedure amministrative CBP o ricorsi alla Court of international trade (Cit), contestando l’illegittimità della base IEEPA. “È essenziale che le aziende europee si muovano con metodo: documentazione accurata, tracciabilità doganale e rispetto delle scadenze sono la condizione per non perdere opportunità di recupero”, consiglia Picciano.
Per gli imprenditori europei, il recupero passa da due canali principali: se non sono direttamente Importers, possono attivare rimedi contrattuali contro clienti Usa che hanno scaricato i costi, negoziando rimborsi basati su clausole di forza maggiore o ricalcolo prezzi. Portolano Cavallo raccomanda di conservare meticolosamente entry summary CBP, fatture, proof of payment e tracciati logistici, collaborando con spedizionieri e trade lawyers. La CBP non ha ancora emesso linee guida post-sentenza, e potrebbe negare rimborsi amministrativi – posizione pre-sentenza – forzando la via giudiziaria Cit, dove probabilità di successo sono alte data l’illegittimità dichiarata.
Un esempio concreto
Lo studio legale ha elaborato anche un esempio pratico: un produttore italiano di macchinari, con dazi Trump IEEPA al 10-15% su spedizioni 2025, potrebbe quantificare versamenti (esempio 500 mila dollarisu 50 entry) e filing protest entro 180 giorni da liquidazione, o reliquidation requests. Aziende Ue con catene di fornitura integrate, come automotive bavarese o chimico renano, potrebbero recuperare milioni tramite aggregazione di claims. Rischio: ritardi CBP o contenziosi lunghi (6-18 mesi Cit), ma vincite precedono rimborsi con interessi. L’Ue potrebbe negoziare bilateralmente rimborsi collettivi nel Turnberry Deal rivisto, ma intanto le imprese devono auto-tutelarsi: audit interni, software doganali e consulenze specializzate sono essenziali contro i dazi Trump persistenti.
In questo contesto di dazi Usa fluidi, gli esportatori europei guadagnano leva negoziale: documentare oggi significa flussi di cassa domani, mitigando l’impatto del 10-15% attuale. Gli esperti dello studio legale invita quindi a monitorare gli aggiornamenti CBP e Ue, preparando pacchetti documentali per massimizzare i recuperi.









