Dazi USA su acciaio e alluminio: ecco vincitori e vinti

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Il presidente USA Donald Trump ha firmato per l’imposizione di dazi del 25% generalizzati sulle importazioni di acciaio e alluminio. Le tariffe colpiranno tutti i Paesi indistintamente, anche Messico e Canada, con cui gli Stati Uniti hanno concordato una sospensione di 30 giorni dei dazi precedentemente stabiliti, in attesa di un accordo. Le nuove tariffe  entreranno in vigore il 12 marzo, salvo dietrofront.

Per comprendere la ragione della decisione di Trump bisogna risalire alla sua prima campagna presidenziale, quando il magnate lanciò l’allarme sul declino delle città siderurgiche e degli hub dell’alluminio negli Stati Uniti. Questo a causa del calo della produzione e della diminuzione dell’occupazione conseguenti all’ascesa della Cina. Nel 2018, Trump impose dazi del 25% sulle importazioni dell’acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Tuttavia, alla fine furono esentati Canada, Messico e Unione europea, dopo che quest’ultima aveva attuato strette su alcuni beni di importazione statunitense. Negli ultimi anni lo scenario tracciato dal presidente USA  si è ripresentato nei settori globali dell’acciaio e dell’alluminio e il presidente è tornato alla carica.

 

Dazi USA su acciaio e alluminio: chi vince e chi perde

Ma chi saranno i vincitori e i perdenti con i dazi USA su acciaio e alluminio? Ecco di seguito quali potrebbero essere le ripercussioni sui Paesi coinvolti, secondo gli osservatori di mercato.

 

Stati Uniti

Gli Stati Uniti sarebbero i grandi vincitori. Secondo un rapporto del Congressional research service, nei primi 5 mesi dall’applicazione dei dazi durante la prima amministrazione Trump, sono stati raccolti oltre 1,4 miliardi di dollari di entrate. In quel periodo, gli USA hanno visto aumentare gli investimenti sia nel settore dell’acciaio che in quello dell’alluminio, ha affermato James Campbell, analista della società di consulenza sui prezzi delle materie prime del fornitore globale di servizi CRU. L’esperto si aspetta che nel tempo stavolta le potenziali tariffe avranno effetti variabili per il Paese. “All’inizio la domanda potrebbe essere danneggiata, ma a lungo termine potremmo vedere investimenti in arrivo”, ha affermato.

 

Canada e Messico

Canada e Messico potrebbero pagare un conto salato perché sono tra i maggiori esportatori delle due materie prime negli Stati Uniti. Riguardo l’acciaio, il Canada è il numero uno con un valore dell’export in USA di 7,14 miliardi di dollari, seguito dal Messico al secondo posto con un controvalore di 3,5 miliardi di dollari. Quanto all’alluminio, Toronto comanda di gran lunga la classifica con esportazioni per 9,42 miliardi di dollari. Basti pensare che in seconda posizione si trovano gli Emirati Arabi Uniti con un valore dell’export di appena 0,92 miliardi di dollari, praticamente un decimo rispetto al Canada. Il Messico è l’ottavo esportatore di alluminio con 0,36 miliardi di dollari. In sostanza, sembra logico che essendo i due Paesi nordamericani tra i più grandi venditori dei metalli, è più probabile che siano particolarmente danneggiati.

 

Germania

Anche la Germania è un grande esportatore di acciaio negli Stati Uniti e quindi il suo business potrebbe andare sotto pressione. Tuttavia, Thyssenkrupp, l’azienda tedesca tra i maggiori produttori di acciaio in Europa, ha gettato acqua sul fuoco affermando che si aspetta un impatto molto limitato sulla sua attività. Questo perché in territorio americano la società esporta solo prodotti di nicchia di alta qualità, grazie a cui conserva una buona posizione di mercato. “Gran parte della produzione per i clienti statunitensi avviene all’interno degli Stati Uniti”, ha affermato il gruppo industriale con sede a Essen.

 

Asia

Tra i Paesi asiatici, il Vietnam è uno di quelli più a rischio con i dazi sui metalli, insieme a Corea del Sud e Giappone.Nel 2024 le importazioni USA dal Vietnam sono cresciute molto (+140% anno su anno). Anche quelle di Taiwan hanno fatto un balzo importante lo scorso anno (+75% su base annua). In miliardi di dollari, la Corea del Sud è la principale nazione della regione con un controvalore di export di acciaio di 2,9 miliardi di dollari e di alluminio di 0,78 miliardi di dollari. Il Giappone è all’avanguardia per quanto riguarda l’acciaio con 1,74 miliardi di dollari e al centro della questione che riguarda un progetto di fusione da 14,1 miliardi di dollari tra il suo campione siderurgico nazionale Nippon Steel e l’americana U.S. Steel. Taiwan ha esportato acciaio per 1,32 miliardi di dollari, mentre il Vietnam ha registrato un valore di 1,13 miliardi di dollari. E la Cina? Per quel che concerne l’acciaio, Pechino si trova indietro con 0,8 miliardi di dollari esportati nel 2024, addirittura alle spalle dell’Italia che ha venduto in USA il metallo per complessivi 0,89 miliardi di dollari. Con riferimento all’alluminio, invece, il Dragone è al quarto posto con esportazioni per 0,77 miliardi di dollari.

Immagine di Redazione

Redazione

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