Rullo di tamburi per l’annuncio che tra poco il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, farà sui dazi USA dal Rose Garden della Casa Bianca. I mercati finanziari sono nervosi in quanto si aspettano un altro salasso per le nazioni che esportano negli Stati Uniti. Trump elencherà una serie di tariffe reciproche verso i Paesi che impongono prelievi ai prodotti statunitensi, esacerbando una guerra commerciale che rischia di affondare l’economia globale. Nel contempo, l’inquilino della Casa Bianca ufficializzerà i dazi del 25% sulle auto annunciati nei giorni scorsi.
Ancora peggio, tuttavia, sarebbe se il leader repubblicano non fosse sufficientemente chiaro, in quanto i mercati rimarrebbero nell’incertezza. Uno dei motivi per cui negli ultimi mesi le azioni sono state vendute a Wall Street è proprio il fatto che alcuni aspetti della politica commerciale dell’amministrazione Trump siano opachi, specialmente i rapporti con l’Unione europea.
Dazi USA: obiettivo 700 miliardi di dollari, ma sarà possibile?
Il consigliere commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro, ha detto che con i dazi USA saranno raccolti 700 miliardi di dollari all’anno, di cui 100 miliardi dalle tasse sulle auto e 600 miliardi da tutto il resto. Si tratta di circa nove volte le attuali entrate doganali degli Stati Uniti e del 2,4% del Pil. Secondo i dati dell’Ufficio del bilancio del Congresso e dell’Ufficio di analisi economica degli Stati Uniti, le entrate tariffarie non superano il 2% del Pil dai primi anni ’70 dell’Ottocento. La misurazione di Navarro appare forse troppo ambiziosa. Il punto è che, con gli aumenti delle importazioni, a partire dagli anni ’60 gli USA sono diventati dipendenti dall’estero.
L’obiettivo di Trump è smembrare l’import per portare in attivo la bilancia commerciale con molti Paesi, quelli dell’Ue in testa. Ciò però fa nascere alcune domande. Sarà possibile partendo da una base così alta? E se ci riusciranno, gli Stati Uniti incasseranno davvero 700 miliardi di dollari come previsto da Navarro? Molti esperti di economia e finanza hanno dubbi al riguardo. Inoltre, tornare ad avere entrate tariffarie come nell’Ottocento, potrebbe causare uno shock economico enorme con conseguenze difficili da prevedere. A dirlo non sono soltanto gli esperti di economia e gli osservatori finanziari, ma anche gli investitori nei mercati. Se Wall Street ha registrato quest’anno il peggior trimestre dal 2022 è perché gli operatori sono preoccupati che i dazi USA e la guerra commerciale che ne deriva finiscano per colpire al cuore l’economia americana, portandola in recessione. La speranza è che alla fine la montagna partorisca un topolino. Non resta che aspettare ancora qualche ora.









