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Debito russo: ecco cosa comporta un eventuale default

Debito russo: ecco cosa comporta un eventuale default

Domani sarà una giornata molto importante per il debito russo, perché scadranno 2 cedole per 117 milioni di dollari su 38,5 miliardi di dollari di titoli sovrani, di cui 20 miliardi in mano agli stranieri. La Russia effettuerà il pagamento agli investitori occidentali? Bisogna intanto dire che vi è un periodo di grazia di 30 giorni e solo alla scadenza senza che sia stato saldato il debito si potrà parlare di default tecnico.

In realtà il Paese è stato già inadempiente nelle scorse settimane su alcuni interessi obbligazionari da corrispondere agli stranieri per 29 miliardi di dollari. Il rischio è che la cosa possa ripetersi. Fino a prima dello scoppio della guerra Russia-Ucraina, la Nazione guidata da Vladimir Putin era una delle più virtuose e affidabili, dal momento che presentava un rapporto debito/PIL appena del 20%. Con il dilagare delle sanzioni, la situazione si è completamente rovesciata e ora gli investitori hanno più che valide ragioni per temere che il loro denaro si evaporizzi.

All’inizio della settimana, il Ministro delle Finanze Anton Siluanov ha affermato che i pagamenti saranno effettuati come al solito, ma la capacità di farlo potrebbe essere frenata dalle restrizioni contro la Banca di Russia, che detiene 630 miliardi di dollari in valuta straniera congelati. Tutto ciò non promette nulla di buono e i mercati infatti hanno già prezzato il peggiore degli scenari, con le obbligazioni estere russe che valgono sul mercato circa 1/5 del loro valore nominale. Anche le agenzie di rating di fatto preannunciano un default imminente, come è stato esplicitamente detto da Fitch Ratings. E tutte hanno confinato il debito russo a livello spazzatura.

 

 

Debito russo: le conseguenze del default per gli obbligazionisti

Un punto nodale deriva dal fatto che il Paese intenda pagare in rubli. Siluanov ha riferito che la Russia la considera una cosa giusta fino a quando non vengono sbloccate le riserve della Banca Centrale, ma per gli investitori occidentali tutto ciò rappresenterebbe default in piena regola, anche e soprattutto alla luce del grande crollo della divisa russa in questo periodo. Sul mercato oggi esistono 6 obbligazioni russe che hanno la clausola fallback, ossia che consentono il pagamento in una moneta diversa rispetto a quella in cui il titolo è espresso.

Le obbligazioni con interessi in scadenza domani però non contengono tale clausola e questo sarà un grosso problema se alla fine il rimborso sarà fatto in rubli. Infatti, per ricevere i pagamenti nella valuta russa gli investitori occidentali dovrebbero aprire conti bancari russi, cosa praticamente impossibile in questo periodo. La logica conseguenza è che verrebbe iniziato un contenzioso tra i creditori e il Governo russo dagli esiti sconosciuti, visto lo stato delle cose.

Già di solito gli investitori sono riluttanti a perseguire le strade legali sia perché le lungaggini procedurali potrebbero far scadere l’intera obbligazione, sia perché la cosa potrebbe dar luogo ad altre insolvenze complicando ulteriormente la situazione. Per questo in tali casi si ricorre meglio a un accordo tra le parti per la ristrutturazione del debito, concordando magari scadenze più lunghe e/o interessi più contenuti. In questo momento tuttavia una via di questo tipo sarebbe improponibile con la Russia.

Una terza soluzione potrebbe essere quella di aspettare una riduzione dell’escalation nella guerra Russia-Ucraina, per poi provare a ottenere quanto di spettanza con l’allentamento delle sanzioni. Una quarta strada da perseguire invece sarebbe quella dove gli obbligazionisti chiedono una sentenza immediata dei tribunali britannici e statunitensi, essendo che alcune emissioni rientrano sotto le regole dell’ordinamento inglese e americano, che stabilisca il sequestro dei beni russi all’estero in modo da aumentare la pressione sul Governo russo.

Infine alcuni sperano di ottenere il rimborso attraverso il credit default swap che avevano acquistato per assicurarsi dal rischio di default. Il problema in questo caso è che, con le sanzioni in corso e il blocco dei capitali, potrebbe essere difficoltoso anche riuscire a ottenere il rimborso degli emittenti di tali prodotti finanziari.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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