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Debito USA: cosa farà ora Moody’s con il rating a tripla A?

Debito USA: cosa farà ora Moody's con il rating a tripla A?

Il declassamento del debito USA da parte di Fitch, avvenuto nella giornata di mercoledì, ha fatto sorgere una domanda agli osservatori di mercato: come si comporterà Moody’s, che è rimasta l’ultima agenzia di rating a mantenere i titoli del debito americano a tripla A? La prima ad attuare il downgrade era stata Standard & Poor’s nel 2011; questa settimana l’ha seguita Fitch, che ha alimentato non poche polemiche nelle istituzioni e una certa sorpresa tra gli investitori.

 

Debito USA: ecco qual è la posizione di Moody’s al momento

A luglio Moody’s ha affermato che il rating a tripla A sugli Stati Uniti con outlook stabile era il riflesso di una forza economica eccezionale del paese, sottolineando come il Tesoro abbia una grande capacità di finanziarsi grazie alla centralità del dollaro USA e dei titoli di Stato americani nel sistema finanziario globale. Questi fattori si contrappongono a una “minore forza fiscale” del governo, secondo l’agenzia. Le crescenti sfide fiscali che la nazione dovrà affrontare nei prossimi anni con l’aumento delle entrate pubbliche e la riduzione della spesa potrebbero modificare le prospettive. “Un deterioramento della qualità delle istituzioni legislative e giudiziarie o dell’efficacia della politica monetaria e macroeconomica potrebbe anche pesare sul rating sovrano” ha affermato Moody’s.

Riguardo il debito, altro punto dolente, durante il periodo critico in cui le forze parlamentari sembravano lontane da un accordo bipartisan per aumentare il tetto, la società americana si era detta fiduciosa per il raggiungimento di un compromesso prima della data X – il giorno in cui il Tesoro rimane senza fondi per finanziare la spesa pubblica. Tuttavia, Moody’s non si è detta serena per le dinamiche future, in un contesto di “crescenti pressioni fiscali”.

 

E se ci fosse un downgrade?

Quindi, cosa farà Moody’s in definitiva? Un downgrade viene ritenuto poco probabile, ma non si esclude del tutto. Nel caso ci dovesse esseere, l’interrogativo si sposterebbe sulle conseguenze di mercato. La cancellazione del massimo giudizio sul merito creditizio finirebbe per esacerbare le preoccupazioni fiscali. Tuttavia gli investitori non sono convinti che ciò possa impattare più di tanto sulle obbligazioni statunitensi, considerate sempre un rifugio sicuro per profondità di mercato e liquidità.

“Finché il debito pubblico degli Stati Uniti è l’asset privo di rischio, è improbabile che un downgrade da parte di Moody’s susciti una risposta molto diversa da quella che si è verificata (o non si è verificata) con Fitch”, ha affermato Lawrence Gillum, chief fixed income strategist di LPL Financial.

Dello stesso avviso risulta Ryan Detrick, chief market strategist di Carson Group, che riporta quanto successo oltre un decennio fa quando vi fu il downgrade di S&P. Allora semplicemente gli investitori istituzionali hanno evitato di fare menzione sul rating dei titoli di Stato USA, senza attuare alcuna modifica nella strategia. “Quindi, anche se Moody’s declassasse, non forzerebbe le vendite”, ha affermato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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