Se Donald Trump diventasse presidente degli Stati Uniti, il debito USA aumenterebbe di circa il doppio di quanto crescerebbe se venisse eletta Kamala Harris. È quanto sostiene un nuovo rapporto del Committee for a responsible federal budget (CRFB). Sulla base dell’analisi del gruppo apartitico con sede a Washington, con Trump alla Casa Bianca le tasse per individui e impresse verrebbero abbassate, i dazi sulle importazioni aumenterebbero e milioni di immigrati verrebbero respinti. Ciò causerebbe “un incremento del debito americano di 7.500 miliardi di dollari fino al 2035″. Con Harris, la situazione l’impatto sarebbe minore in quanto il passivo crescerebbe solo di 3.500 miliardi di dollari nello stesso periodo di tempo. Questo a seguito di “un ampliamento dei crediti di imposta per le piccole imprese, maggiori contributi per l’assistenza all’infanzia e i sostegni per rendere gli alloggi più accessibili in termini di prezzo”.
Il CRFB delinea scenari estremi, in base ai quali viene determinata l’entità dell’aumento del debito. Questi scenari dipendono dall’evoluzione delle prospettive economiche, in funzione delle quali verranno prese le misure di politica economica e fiscale. In pratica, secondo il rapporto, nella migliore delle ipotesi con Trump il debito crescerebbe di 1.450 miliardi di dollari e nella peggiore di 15.000 miliardi di dollari. Nel caso di Harris, invece, la forbice sarebbe di 0-8.100 miliardi di dollari. Ad ogni modo il CRFB ha avvertito che chiunque si insediasse alla Casa Bianca dovrebbe affrontare “sfide fiscali significative“, come “livelli di debito record, ampi deficit strutturali, aumento dei pagamenti per interessi e l’incombente insolvenza del fondo fiduciario per alcuni programmi critici “. Tutto ciò in un contesto di “crescita lenta e insicurezza nazionale per l’elevato onere del debito”.
Debito USA: le intenzioni di Trump e Harris in tema di tasse
I programmi elettorali di Trump e Harris sono stati molto chiari finora. Il leader repubblicano ha intenzione di estendere i tagli alle tasse attuati nel 2017 e aggiungerne altri, come la riduzione dell’imposta sulle società, sui redditi straordinari, sulle pensioni e sulle mance. Inoltre ha promesso anche l’eliminazione del tetto alle detrazioni fiscali nei pagamenti delle tasse statali e locali. Il punto è come coprire questa esposizione. All’interno del suo partito ci sono state pressioni per colpire in maniera profonda la spesa pubblica, tipo i programmi sanitari e pensionistici governativi. Trump tuttavia non vuole intervenire in quella direzione, ma fa affidamento sui dazi sulle importazioni. Di questo fine settimana è una sua dichiarazione in cui annuncia la possibilità di applicare tariffe del 200% sui veicoli importati dal Messico, mentre permane la sua intenzione di fissare dazi generici del 100% su auto e camion importati con lo scopo di rafforzare l’industria automobilistica nazionale.
Anche Harris vorrebbe mettere in campo tagli fiscali e crediti di imposta, ma limitati alle famiglie che guadagnano meno di 400 mila dollari l’anno e a quelle con bambini piccoli. Inoltre, la candidata dei democratici e attuale vicepresidente degli Stati Uniti propone di aumentare l’aliquota fiscale sulle plusvalenze finanziarie dal 20% al 28%. Joe Biden aveva invece proposto un innalzamento al 39,6%.
In ogni caso, Trump e Harris devono scontrarsi con una realtà cruda. Secondo il Congressional budget office, il debito USA oggi si attesta al 99% del PIL ed è destinato ad aumentare al 125% tra 10 anni se le leggi attuali non verranno modificate. Il rapporto del CRFB è impietoso: sotto Trump il debito/PIL salirebbe al 142% e con Harris al governo al 133%.









