Mps non si ferma, Deutsche Bank vede Banco Bpm nel futuro del Monte

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A pochi giorni dal rinnovo del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, il dossier governance torna a incrociarsi con quello del risiko bancario. A riaccendere il tema è Deutsche Bank, che in un report pubblicato il 19 marzo ipotizza che, dopo l’assemblea del 15 aprile, Mps possa tornare a guardare a Banco Bpm come possibile tassello per la costruzione di un terzo polo del credito.

Sullo sfondo resta anche la prima uscita pubblica di Luigi Lovaglio davanti agli investitori dopo l’esclusione dalla lista del cda: un intervento in cui il banchiere ha evitato commenti sul riassetto del board, ribadendo però la piena operatività del piano industriale e la conferma delle sinergie annunciate.

In questo articolo:

  • Deutsche Bank riapre il cantiere Banco Bpm
  • Mps, Lovaglio evita la governance e blinda il piano
  • Il fattore Unicredit e il nuovo equilibrio del risiko

Deutsche Bank rilancia l’asse Mps-Banco Bpm per il terzo polo

Nel report intitolato “Carpe diem?“, Deutsche Bank torna a collocare Mps al centro del consolidamento bancario italiano e individua nella fase successiva all’assemblea del 15 aprile un momento potenzialmente favorevole per riprendere il dossier Banco Bpm. Il ragionamento degli analisti parte da un elemento di mercato preciso: la forte distanza fra le valutazioni dei due istituti. Banco Bpm tratta infatti a multipli sensibilmente più elevati rispetto a Rocca Salimbeni, con un prezzo pari a circa 1,6 volte il patrimonio netto tangibile contro le 0,9 volte attribuite a Mps. Per Deutsche Bank, proprio questo differenziale potrebbe costituire la base finanziaria per formulare un’offerta che risulti sostenibile per Siena e insieme capace di produrre valore anche per gli azionisti di Piazza Meda.

La banca d’affari non si limita però al tema dei multipli. Nel report viene sottolineata anche la coerenza industriale dell’operazione. L’eventuale combinazione tra Banco Bpm e Mps verrebbe letta come una fusione in grado di mettere insieme franchise complementari, con limitate sovrapposizioni e con margini per un’integrazione capace di rafforzare la presenza nelle aree a maggiore redditività, in particolare nel risparmio gestito, nel private banking e più in generale nelle attività a maggior apporto commissionale. Secondo gli analisti, da questa combinazione nascerebbe un gruppo da circa 40 miliardi di capitalizzazione, con una scala tale da ridefinire gli equilibri del sistema bancario domestico. Nel dettaglio, Deutsche Bank attribuisce vantaggi anche a Banco Bpm. Tra questi indica un aumento del Cet1 di circa 150 punti base, sostenuto dall’eccesso di capitale e dai crediti fiscali di Mps, oltre a un incremento del 25% dell’utile per azione rispetto alle stime sul 2029. È un passaggio centrale, perché il report prova a presentare il deal non come una semplice ipotesi di crescita dimensionale, ma come una combinazione con una precisa giustificazione patrimoniale, reddituale e strategica. Resta comunque esplicitato il profilo di rischio: per Deutsche Bank l’esecuzione dell’operazione si collocherebbe su un livello medio, segnale che la banca considera l’ipotesi percorribile ma non priva di complessità.

Mps, Lovaglio evita la governance e blinda il piano

Le valutazioni di Deutsche Bank sono arrivate proprio mentre Luigi Lovaglio tornava a confrontarsi pubblicamente con il mercato in una fase particolarmente delicata per la banca. Alla Morgan Stanley European Financials Conference di Londra, il manager ha affrontato per la prima volta le domande degli investitori dopo l’esclusione dalla lista del cda in vista del rinnovo del board. Il passaggio più sensibile è arrivato nel finale dell’incontro, quando a Lovaglio è stato chiesto di spiegare agli investitori internazionali che cosa stesse accadendo sul fronte della governance del Monte. Il banchiere ha parlato di un processo in corso, evitando qualsiasi commento diretto. Il ceo ha scelto invece di concentrare il messaggio su continuità operativa, redditività e tenuta del piano industriale. Ha insistito sul fatto che la struttura della banca resta pienamente operativa, che il piano è solido sotto il profilo strategico e finanziario e che la capacità di generare profitto non è in discussione. Soprattutto, ha ribadito che il progetto presentato al mercato è già il risultato di un lavoro di combinazione e razionalizzazione compiuto negli ultimi mesi e che proprio per questo si presenta come un impianto difficile da modificare.

In questo quadro si inserisce anche la conferma dei 700 milioni di sinergie dall’integrazione di Mediobanca annunciati un anno fa. Lovaglio ha detto che questi numeri restano validi e ha aggiunto che, una volta che i team manageriali saranno pienamente al loro posto, l’attuazione del piano potrà accelerare ulteriormente. È un’indicazione che guarda al dopo-assemblea e che serve a rafforzare l’idea di continuità, pur in presenza di un evidente cambiamento sul piano degli assetti di vertice. Nessuna apertura, invece, sulle prospettive personali del manager. I rumor circolati sul possibile rientro in gioco attraverso una lista alternativa non hanno ricevuto né conferme né smentite, mentre il mercato resta in attesa della definizione finale delle candidature.

Il fattore Unicredit e il nuovo equilibrio del risiko

Nel report di Deutsche Bank c’è poi un secondo elemento che contribuisce a riaprire il dossier Mps-Banco Bpm: il timing. Gli analisti osservano che, con l’offerta su Commerzbank ormai lanciata, Unicredit sarà nei prossimi mesi inevitabilmente concentrata sul fronte tedesco. In questa lettura, il gruppo guidato da Andrea Orcel sarebbe almeno in parte assorbito dalla gestione di un’operazione complessa sul piano industriale, politico e regolamentare, e questo potrebbe ridurre nel breve termine la capacità di tornare a muoversi con decisione su altri tavoli italiani. È dentro questa finestra che Deutsche Bank colloca la possibile riattivazione di una partita sull’asse Siena-Milano.

Banco Bpm era già entrata nei radar di Unicredit in passato e l’idea di un possibile ritorno di interesse non è mai uscita del tutto dal perimetro delle ipotesi di mercato. Il fatto che Deutsche Bank leghi oggi il dossier Mps-Bpm anche alla temporanea “distrazione” di Unicredit suggerisce come il risiko venga letto non soltanto in termini di logica industriale, ma anche di opportunità tattica. Il consolidamento bancario italiano, in questa fase, appare infatti scandito da una sequenza di finestre temporali in cui le diverse partite possono accelerare o congelarsi a seconda dei fronti aperti dai principali operatori.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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