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Directa SIM: con Andrea Busi apre alla consulenza

Andrea Busi, l'amministratore delegato di Directa SIM, seduto frontalmente a una scrivania di legno

Risultati record e nuovo vertice. Il mese di marzo si conclude in bellezza per Directa, la SIM fondata nel 1995 a Torino per permettere all’investitore privato di operare direttamente sui mercati. La società di cui prende le redini il nuovo amministratore delegato Andrea Busi, chiamato a sostituire Vincenzo Tedeschi a fine mandato, è molto diversa da quella di quasi 30 anni fa e si prepara a offrire nuovi servizi a nuovi clienti.

Borsa&Finanza ne ha parlato proprio con Busi, alla sua prima intervista nel nuovo ruolo dopo essere stato in precedenza direttore finanziario della SIM. Andrea Busi è forse la persona più adatta per descrivere gli eventi che hanno portato Directa SIM a essere ciò che è oggi. Entrato nel gruppo 26 anni fa, vi ha ricoperto numerosi ruoli occupandosi prima di amministrazione, poi di compliance e di antiriciclaggio, prima di essere nominato direttore amministrativo nel 2018 e direttore finanziario nel 2021.

 

Dott. Busi, come è cambiata Directa dalle sue origini?

“Inizialmente eravamo focalizzati sui traders più attivi, investitori che fanno della velocità di esecuzione degli ordini l’elemento vincente per operare sul mercato. In quegli anni la sfida si è giocata sull’affidabilità della piattaforma tecnologica e sulla velocità nell’esecuzione degli ordini. Con l’affermarsi dei sistemi automatici di negoziazione questo mercato è andato esaurendosi e Directa ha deciso di affiancargli una nuova strategia rivolta a una platea molto più ampia, quella che noi internamente abbiamo definito investors. Si tratta di una tipologia di clientela che ha una frequenza operativa più bassa, con un’ottica di più lungo periodo, rispetto ai traders. Alla velocità di esecuzione preferiscono una piattaforma semplice, comprensibile, agevole da utilizzare. Ad oggi stimiamo che in Italia ci siano circa 60.000 traders attivi e 2 milioni di investors”.

 

Che risultati ha portato l’aggiunta di questa nuova offerta?

“Decisamente soddisfacenti. Al primo gennaio 2020 Directa contava meno di 30.000 clienti, oggi supera quota 80.000. Ci avviamo a triplicare il numero di clienti in poco più di quattro anni. Allo stesso tempo le masse in amministrazione sono cresciute da 1,6 a oltre 5 miliardi di euro. Ugualmente importante è la complementarietà che questa tipologia di clientela mostra rispetto ai traders: questi ultimi sono più attivi nei momenti di forte volatilità dei mercati mentre nelle fasi in cui la volatilità è bassa vedono meno opportunità per operare. Gli investors, invece, effettuano investimenti anche quando la volatilità sui mercati è minore perché hanno un’ottica di investimento di lungo periodo”.

 

Che obiettivi si pone come amministratore delegato di Directa?

“Al momento due. Il primo è proseguire lungo le linee guida tracciate da Vincenzo Tedeschi, perché riteniamo che benché la società sia cresciuta molto esistano ancora ampi spazi di espansione nel mercato degli investors. A ciò affiancheremo nei prossimi mesi il lancio di un servizio di consulenza. Lo stiamo preparando da circa due anni e nella seconda parte del 2024 attiveremo, a partire dalla sede di Torino, i primi servizi. Vogliamo sviluppare una rete di private bankers per raggiungere una clientela più patrimonializzata che sente l’esigenza di effettuare gli investimenti con l’assistenza di un banker. In questo momento stiamo ultimando lo sviluppo dell’architettura informatica e procederemo presto con i primi reclutamenti. Idealmente puntiamo ad arrivare a 10 banker entro fine anno, 25 l’anno prossimo e poi a 50 a fine 2026”.

 

Vi scontrerete con numerosi concorrenti. Su quali fattori distintivi puntate?

“Faremo leva su tre elementi. Il primo, realizzare un’offerta di servizi di consulenza sfruttando le competenze tecnologiche e i livelli di automazione che abbiamo acquisito nel corso degli ultimi vent’anni. In altre parole cerchiamo di offrire un servizio che attraverso i consulenti possa utilizzare e sfruttare le nostre competenze tecnologiche per offrire un prodotto innovativo. Il secondo elemento è il marchio Directa, ormai presente da 30 anni e quindi ben consolidato. In terzo luogo partiamo dalla sede di Torino, dove abbiamo un patrimonio di contatti legati all’azionista di maggioranza e presidente della società, titolare di uno degli studi di commercialisti più prestigiosi della città e in passato azionista di una delle prime banche di investimento italiane”.

 

Che definizione darebbe della Directa che vedremo?

“È una Directa che, senza perdere la propria natura, ha mutato pelle, è diventata adulta ed è capace di avere la risposta giusta per qualunque tipologia di cliente, trader, self oppure gestito”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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