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Distretti industriali, ecco dove l’Italia eccelle

Nell'immagine due operai controllano la produzione in un distretto industriale per la produzione di olio

Il panorama economico italiano, sotto la lente di Intesa Sanpaolo, rivela segnali di crescita e resilienza, alimentati soprattutto dal dinamismo delle imprese distrettuali. Sono queste ultime l’oggetto del “XVI° Rapporto annuale economia e finanza dei distretti industriali” presentato a Milano dal presidente di Intesa Sanpaolo Gianmaria Gros-Pietro, dal capoeconomista Gregorio De Felice e da Stefania Trenti, responsabile della Ricerca Industry & Local Economies. Il rapporto, basato sull’analisi dei bilanci di circa 20.800 imprese localizzate nei distretti industriali italiani, ha messo in luce i fattori chiave che stanno guidando questa ripresa.

 

L’Italia fa meglio dell’Europa grazie al traino dei distretti industriali

“L’Italia non è più il fanalino di coda dell’Europa”. Gregorio De Felice lo ha affermato con una punta di orgoglio nel corso della presentazione dei risultati del Rapporto economia e finanza dei distretti industriali. O forse era incredulità. Fatto sta che, ha tenuto a sottolineare il capoeconomista di Intesa Sanpaolo, “l’Italia ha inserito una marcia più alta” rispetto ai concorrenti europei. E lo ha fatto su alcune metriche di misura che, al contrario, vedevano in precedenza penalizzato il Belpaese. La produttività, innanzitutto, spesso indicata come uno dei talloni d’Achille, ha trovato nei distretti industriali uno degli ambienti migliori per crescere. Le imprese che ne fanno parte sono riuscite ad aumentare il divario rispetto alle imprese esterne portando a 6.100 euro per addetto.

In secondo luogo il posizionamento strategico, con un crescente grado di internazionalizzazione e innovazione, misurato su metriche come la percentuale di imprese che hanno dei brevetti (8,1% nei distretti, 7% al di fuori), dalle imprese che esportano con marchi (10,8% e 6,25% rispettivamente), dal numero di partecipate estere ogni 100 imprese (29,2 e 18,7), dalla percentuale di imprese che esportano (66,2% e 58,3%) e dal numero di brevetti ogni 100 imprese (70,4 e 48,7).

In terzo luogo le imprese distrettuali italiane sono diventate più forti in termini patrimoniali. Non che le altre non lo abbiano fatto, ma dalla ricerca emerge un differenziale a favore delle prime. In generale Intesa Sanpaolo evidenzia un aumento del patrimonio netto in percentuale del passivo al 32,3% nel 2022 contro il 16,6% mediano del 2001. In questo ambito sono le grandi imprese ad avere la struttura patrimoniale più solida. Un altro fattore di competitività evidenziato dallo studio è la disponibilità di risorse liquide, nel 2022 al 9% del fatturato contro appena il 2,1% di inizio millennio.

 

I distretti industriali di eccellenza dell’Italia

Gli orefici di Valenza, le macchine agricole di Reggio Emilia e Modena, i vini e gli alcoolici del bresciano. Questi tre distretti industriali si sono collocati al primo posto nella classifica dei 25 migliori distretti industriali stilata da Intesa Sanpaolo. Il ranking è stato costruito sulla base di una serie di dati di bilancio e commerciali rilevati tra il 2019 e il 2022. In coda alla classifica si collocano invece la meccanica strumentale di Vicenza, le materie plastiche del Veneto orientale e l’oreficeria di Arezzo.

Essere ultimi tra i primi 25 significa aver avuto comunque un risultato eccezionale, considerando la numerosità dei distretti industriali italiani. Dalla classifica parziale emergono delle costanti interessanti, sottolineate da Stefania Trenti nel corso della presentazione. L’Italia eccelle in particolare nella meccanica e nell’agroalimentare.

In generale in tutti i distretti le imprese che crescono di più hanno delle caratteristiche comuni. “C’è una forte divaricazione di risultati all’interno dei singoli distretti – ha spiegato Trenti -. Le differenze si sono ampliate nel corso degli anni. Le imprese vincenti sono risultate essere quelle che hanno messo in atto le strategie migliori”. L’analisi ha in questo caso convolto solo 200 imprese del comparto manifatturiero.
Le migliori sono risultate essere quelle in possesso di certificazioni di qualità e ambientali, e quelle che hanno a loro disposizione dei brevetti industriali. Gli investimenti in tecnologia sono un altro elemento distintivo di vantaggio con un fatturato che tra il 2019 e il 2022 è cresciuto del 32,5% nelle imprese 4.0 contro il 16,6% di quelle non-4.0. Un differenziale che si ritrova anche nella misurazione del valore aggiunto per addetto, rispettivamente pari a 76.000 euro nelle imprese 4.0 e a 60 in quelle non 4.0. Altro punto di forza delle aziende vincenti è stata la scelta di dotarsi di impianti di autoproduzione di energia rinnovabile, grazie a cui “sono riuscite a mantenere i propri margini e ad accrescerli, difendendosi meglio dall’aumento della bolletta energetica”.

Nel grafico abarre orizzontali viene mostrata la classifica dei 25 migliori distretti industriali per redditività, rescita e patrimonializzazione
La classifica dei migliori distretti industriali italiani – Fonte: Intesa Sanpaolo

Le previsioni e i driver della crescita futura

“Nonostante il deterioramento del quadro geopolitico, con l’inizio del conflitto tra Hamas e Israele, e l’attesa delle elezioni per il Parlamento europeo e per la presidenza degli Stati Uniti, il tessuto produttivo italiano ha saputo trovare le risorse per affrontare questa fase complessa, grazie soprattutto a un poderoso processo di riposizionamento strategico che ha visto crescere gli investimenti italiani in macchinari, mezzi di trasporto e information & communication technology (ICT) del 29,3% tra il 2016 e il 2023 a prezzi costanti e, al contempo, salire significativamente il grado di patrimonializzazione delle imprese”.

Lo sguardo sul futuro del sistema dei distretti industriali di Intesa Sanpaolo si apre con una prospettiva di fiducia che proviene dal comportamento del recente passato. Le imprese distrettuali, in particolare nei settori della meccanica e dell’agroalimentare, hanno guadagnato quote di mercato grazie alla loro capacità di adattamento e innovazione. Con riferimento al triennio 2023-2025 la crescita del fatturato è attesa a +0,8% nel 2023, +1,1% nel 2024 e +2% nel 2025, con un’ulteriore accelerazione dovuta al rientro dell’inflazione.

Tra i driver della crescita ci saranno anche gli incentivi per la Transizione 5.0 che vedranno al centro dell’attenzione la doppia transizione, green e digitale, su cui molte imprese sono già impegnate. Nel complesso il piano dovrebbe prevedere circa 13 miliardi di euro di crediti di imposta per le imprese.

Una priorità dei prossimi anni sarà, infine, il capitale umano. “Le sfide digitale e green possono essere vinte solo se affrontate con forza lavoro qualificata” recita lo studio di Intesa Sanpaolo che evidenzia le difficoltà incontrate dalle imprese dei distretti industriali nel reperimento di manodopera qualificata. Criticità che vanno superate anche attraverso il potenziamento degli Istituti tecnici (ITS) e l’avvicinamento delle Università al tessuto produttivo, oltrechè con salari più elevati e percorsi di carriera più chiari. “I giovani italiani conoscono ancora poco le opportunità offerte dalle tante eccellenze aziendali presenti sul territorio. Anche per questo scelgono molto spesso di emigrare, attratti dalla possibilità di veder valorizzato il merito, fare carriera e percepire alte remunerazioni” è la sottolineatura finale del rapporto di Intesa Sanpaolo.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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