I dati di Barchart hanno rivelato che Warren Buffett guadagna 138,63 dollari al secondo grazie ai dividendi di Berkshire Hathaway. Senza aver venduto una sola azione, le rendite annuali accumulate dalla holding sono arrivate a 4,37 miliardi. Ma cosa sono di preciso i dividendi azionari, perché si differenziano dagli altri e come mai sono così importanti per chi investe? Bisogna innanzitutto specificare che a differenza di un’obbligazione, che paga all’investitore interessi periodici e restituisce alla scadenza il valore nominale o di rimborso del titolo, l’azione viene emessa per raccogliere risorse finanziarie e rappresenta a tutti gli effetti una parte del capitale della società emittente.
In qualità di socio, chi ha comprato azioni di una società ha diritto a ricevere una quota parte dell’utile netto dell’esercizio, sotto forma di altre azioni, contanti o valori reali. Un esempio particolarmente significativo è quello di Intesa Sanpaolo, quotata su Piazza Affari e sull’indice Ftse Mib. Nel primo semestre del 2025, la banca guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina ha registrato un utile netto di 5,2 miliardi di euro con un significativo ritorno cash per tutti gli stakeholder pari a 3,7 miliardi di dividendi: una delle remunerazioni per gli azionisti più elevate nel panorama bancario europeo. Per i dividendi azionari il discorso è ancora diverso e per altri versi più complesso.
In questo articolo:
- Cosa sono i dividendi azionari
- Perché sono importanti per chi investe
Cosa sono i dividendi azionari
L’enciclopedia Treccani definisce il dividendo “la quota parte dell’utile netto dell’esercizio annuale di una società per azioni che compete al titolare di una o più azioni”; Borsa Italiana, la società che gestisce Euronext Milan, parla dell’importo “distribuito dalla società agli azionisti a titolo di remunerazione del capitale investito”. I dividendi possono quindi essere descritti come la parte degli utili che la società decide di distribuire agli azionisti. Di conseguenza, quando un risparmiatore o un investitore compra un’azione, la società che l’ha emessa gli consente di accedere a una parte di utile (l’altra parte è costituita dal capital gain) attraverso la distribuzione dei dividendi.
Il diritto al dividendo è presente soltanto nelle azioni privilegiate e di risparmio, concesso a fronte di limitazioni ad esempio nel diritto di voto. I dettagli (il tipo di dividendo, l’entità minima, la cumulabilità negli esercizi successivi in caso di mancato pagamento) vengono sempre specificati nello statuto societario. Il procedimento di assegnazione comincia quando l’assemblea ordinaria approva il bilancio e delibera la distribuzione degli utili. Di norma i dividendi sono distribuiti agli azionisti una volta all’anno (almeno in Italia) e sotto forma di ulteriori azioni (dividendi azionari o stock dividend), denaro (dividendi in contanti o cash dividend) o valori reali (dividendi in natura o dividend in kind).
È utile un esempio pratico per comprendere il meccanismo di funzionamento dei dividendi, basato sul dividendo distribuito e sul corso azionario. Una società ha un capitale sociale di 700.000 euro suddiviso in 100.000 azioni dal valore nominale di 7 euro ciascuna. Nell’ultimo esercizio contabile la società realizza un utile netto di 100.000 euro e decide di distribuirne la metà agli azionisti. Il dividendo unitario è pari a 0,50 euro per azione, ovvero 50.000 (la metà di 100.000) ÷ 100.000 azioni. L’azionista con 1.000 azioni per un valore di 7.000 euro, riceverà altre azioni o un totale di 500 euro con un dividendo di 0,50 euro per azione. Il rendimento in percentuale, dato da importo del dividendo per azione ÷ corso azionario × 100, sarà del 7,15%.
Perché sono importanti per chi investe
I titoli con dividendi azionari rappresentano un reddito aggiuntivo regolare, soprattutto in contesti di profonda incertezza, instabilità e volatilità dei mercati. Offrendo un’opportunità di reddito passivo, i dividendi consentono quell’equilibrio necessario a compensare le perdite di corso. In aggiunta, i pagamenti dei dividendi servono a capire se una società gode di ottima salute, è solida e rappresenta una buona scelta per gli investitori orientati al lungo termine: in caso di distribuzione agli azionisti, ancor più se le distribuzioni sono state stabili e costanti nel corso degli ultimi anni, è evidente che una società non ha bisogno di reinvestire tutti i suoi utili per crescere.
Per gli investitori che ottengono stock dividend, il dividendo azionario è spesso un vantaggio perché, in particolare con i dividendi esteri, non viene applicata una ritenuta alla fonte. Nel caso dei titoli italiani e delle loro prestazioni nel primo semestre del 2025, quelli con il più alto rendimento da dividendi (detto forward dividend yield) sono stati Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Bpm, Banca Mediolanum, Mfe – MediaForEurope, Banca Ifis, Bper Banca, Saipem, Eni, Anima e Intesa Sanpaolo. Naturalmente il dividend yield non è l’unico parametro da tenere in considerazione prima di investire.
Una società potrebbe trovarsi in una situazione difficile anche con un rendimento da dividendi in crescita: se il prezzo dell’azione scende e il dividendo resta invariato, il dividend yield comunque aumenta. In altri casi, il pagamento di dividendi alti può significare che la società non è riuscita a trovare interessanti opportunità di investimento. Se invece tutte le metriche prese in considerazione risultano incoraggianti, i titoli che pagano significativi dividendi aiutano a comporre un portafoglio con azioni di diversi settori, far crescere il patrimonio con un reinvestimento diretto e favorire una combinazione tra reddito immediato e crescita sostenibile a lungo termine.









